Camminare oggi per le strade del territorio acese è un’esperienza completamente diversa rispetto a qualche decennio fa. Il traffico intenso, il rumore continuo e la presenza sempre più invadente delle automobili rendono tutto più difficile e complicato. Eppure, se si riuscisse a rallentare il passo, uno sguardo attento può ancora cogliere tracce preziose di un passato non troppo lontano. Quello delle tante edicole votive, presenti lungo vie, piazze e anche strade di campagna.
Queste edicole sacre rappresentano una testimonianza tangibile di una religiosità popolare che, un tempo, permeava ogni aspetto della vita del nostro territorio. La presenza diffusa di questi piccoli segni sacri racconta una comunità profondamente radicata nei valori religiosi.
Alcune di esse colpiscono per la qualità della loro realizzazione. Decorazioni curate, maioliche dipinte, preziose immagini sacre racchiuse in nicchie armoniose. Elementi che rivelano una certa attenzione artistica che, non a caso, hanno attirato l’interesse di studiosi e appassionati di storia locale. In questi casi, l’edicola votiva si configura come un vero e proprio bene culturale, capace di raccontare non solo la devozione, ma anche il gusto estetico e le abilità artigianali di un’epoca.
Le edicole votive segni concreti del rapporto col divino

Tuttavia, non ci si può limitare a una lettura puramente artistica. Anche le edicole più semplici, prive di particolari ornamenti o realizzate con materiali modesti, custodiscono un valore ben più profondo: quello della fede. Si tratta di segni concreti di un rapporto diretto, immediato e sincero con il divino. Spesso legate a momenti di difficoltà, pericolo o sofferenza superati. In questo senso, possono essere considerate veri e propri ex voto, espressioni spontanee di gratitudine per una grazia ricevuta.
Non va trascurato un altro aspetto importante: il contesto storico ed antropologico nel quale nascono. A edificare queste perle di religiosità popolare, in molti casi, è stata la civiltà contadina molto presente nel nostro territorio, una civiltà che credeva in Dio, che non si poneva domande complicate sul piano teologico o filosofico, ma che nella semplicità ringraziava il Signore per il sorgere del sole, per il buon raccolto e per la famiglia.
Soprattutto nelle periferie e nei quartieri popolari, così come lungo le antiche vie di campagna, esse erano dei veri punti di riferimento. Chi le costruiva era gente, spesso priva di istruzione formale, ma profondamente legata a una visione del mondo in cui il sacro offriva protezione e sicurezza. Non era raro che, passando accanto a un’edicola, ci si fermasse per una breve preghiera, quasi un gesto istintivo, dettato dalla convinzione che in quel luogo si potesse trovare riparo, o quantomeno conforto.
Predominanza della devozione mariana
Osservando queste edicole, emerge con chiarezza una forte predominanza della devozione mariana. Sebbene non manchino riferimenti ad altre figure significative della devozione locale, come San Giuseppe, Santa Venera e San Sebastiano, la maggior parte sono dedicate alla Vergine Santissima, invocata sotto molteplici titoli. Questa varietà riflette la ricchezza della tradizione mariana, che nel tempo ha assunto forme e significati diversi.
Tra i titoli più ricorrenti si distinguono quelli della Madonna del Rosario, della Madonna del Carmelo e della Madonna delle Grazie. Ognuna di queste devozioni porta con sé un patrimonio specifico: il Rosario richiama la preghiera meditativa e comunitaria, il Carmelo rimanda alla protezione che si invocava in suffragio delle anime del purgatorio, mentre le Grazie evocano l’intercessione materna della Vergine nelle necessità quotidiane.
Un dipinto della Madonna della Purità del pittore Alessandro Vasta nell’Oratorio dei Padri Filippini ad Acireale

Tuttavia, tra tutte queste espressioni di devozione, spicca in modo particolare quella rivolta alla Madonna della Purità. La diffusione capillare di questo titolo nelle edicole votive presenti soprattutto per le strade di Acireale non è casuale, ma affonda le sue radici in una precisa vicenda storica e devozionale. A partire dalla seconda metà del Settecento, nella nostra città si sviluppò una speciale venerazione per la Vergine Santissima della Purità, legata alla presenza di un dipinto custodito nella chiesa dell’oratorio dei padri Filippini di Acireale.
Questo dipinto, realizzato nel 1763 dal pittore Alessandro Vasta, fu fortemente voluto da don Mariano Patanè, figura centrale nella promozione di tale culto. Si racconta, infatti, che sia stato realizzato a conclusione di un’intensa esperienza spirituale: tre giorni di preghiera promossi dallo stesso servo di Dio don Mariano. Esperienza di preghiera con la quale si chiedeva che il Vasta riuscisse nell’intento di realizzare una bellissima immagine della Madonna della Purità. Il risultato fu straordinario! L’artista acese, a conclusione dei lavori, consegnò un’immagine della Vergine Santissima di eccezionale bellezza, colma di luce e dallo sguardo dolce. Ancora oggi la splendida opera si conserva nella chiesa dell’Oratorio dei Padri Filippini, presente ad Acireale.
L’opera non solo rappresentava un’immagine artistica di grande valore, ma divenne ben presto un punto di riferimento spirituale per la comunità locale. La sua presenza contribuì a diffondere una devozione intensa e partecipata, che si tradusse anche nella proliferazione di edicole votive dedicate alla Madonna della Purità.
Piccole architetture, patrimonio di fede
Ancora oggi, queste piccole strutture continuano a raccontare il legame profondo tra la comunità e la Vergine. Mantenendo viva una tradizione che attraversa i secoli e che costituisce un elemento fondamentale dell’identità culturale e religiosa dei luoghi dove siamo chiamati a vivere la nostra esperienza di vita.

In un’epoca come quella nostra, in cui spesso i ritmi sono sempre più dinamici, queste piccole architetture possono essere occasione di riflessione sull’enorme patrimonio di fede che i nostri Padri, con tanto amore, ci hanno consegnato. Raccontano di un tempo in cui la fede viveva tra la gente, lungo le strade, nelle pieghe della vita quotidiana.
Difendere le edicole esistenti dall’incuria del tempo
Dobbiamo dire purtroppo che alcune di queste edicole risultano parzialmente distrutte dall’incuria e dal passare del tempo. Altre invece sono rimaste demolite nell’opera di edificazione di nuovi abitati a causa dello sviluppo edilizio. Salvaguardare, tutelare e valorizzare questo prezioso patrimonio, dovrebbe essere un dovere di tutti.
Serve un impegno condiviso, da parte dei cittadini, delle parrocchie, delle istituzioni e delle associazioni locali, per salvaguardare ciò che resta e magari restituire nuova dignità a questi luoghi. Perché ogni edicola votiva che scompare è un pezzo della nostra storia che svanisce. Ed è un vero peccato e una responsabilità collettiva, lasciare cadere nell’oblio queste tracce della nostra identità culturale e religiosa.
Recuperare lo sguardo verso queste edicole votive significa, in fondo, recuperare una parte dell’identità del territorio acese.
Giovanni Centamore
