Editoriale / Covid 19: quella “distanza” da convertire

Una delle parole che maggiormente vengono usate in questi tempi di cv19 è “distanza”. Ci vuole la distanza di sicurezza, distanti per strada, distanti in casa, distanti in eventuali riunioni, distanti a fare la spesa, ecc…
Giustamente, però questa parola offre il fianco a qualche riflessione.
Oggi la “distanza” ci costa, perché vorremmo abbracciare, vorremo sederci attorno ad un tavolo in assoluta libertà e tranquillità…la distanza, inevitabilmente raffredda i rapporti umani, a volte anche insospettisce.
Allora anzitutto una domanda: ma prima del coronavirus, era proprio fuori dai nostri schemi e dalle nostre abitudini, questo il concetto e soprattutto l’atteggiamento della distanza?

Foto Sir / Marco Calvarese

Quante persone abbiamo spesso cercato di “tenere a distanza”, quante persone abbiamo sempre tenuto fuori dalle nostre case, dalle nostre relazioni, dai nostri stili di vita. Anche nelle nostre famiglie spesso abbiamo tenuto a distanza parenti, genitori con figli, amici…
Ciò che fino a poche settimane fa ci sembrava giustificato (perché, quando si mette a distanza qualcuno, la giustificazione per tranquillizzarci la coscienza c’è sempre) oggi ci costa. Improvvisamente riscopriamo la necessità delle relazioni, il sapore di un abbraccio, la gioia di aprire le porte delle nostre case agli altri.
Quando sarà passata questa emergenza, però, cerchiamo di fare tesoro di questi nostri sentimenti, di questi disagi e delle nostre inadeguatezze e apriamo un po’ di più le porte delle nostre case, del nostro cuore, dei nostri sentimenti, delle nostre vite.
L’altro risvolto riferito alla parola “distanza” diventa quindi la riscoperta delle relazioni e quando ci si potrà riabbracciare, stringerci la mano, darci una carezza o un bacio lo faremo quasi con paura o con slancio incondizionato?
Probabilmente ci vorrà un percorso per “riattivare” le nostre relazioni, ma che parta proprio da un esame di coscienza sul passato, perché questo percorso non dovrà avere un significato solo terapeutico per non rischiare di ripiombare nella infettività, ma un percorso soprattutto sentimentale, un percorso dello spirito, un percorso del cuore, con il coraggio di ammettere chiusure, diffidenze, isolamenti…se siamo sinceri con noi stessi, infatti, le tante chiusure di oggi, gli stessi isolamenti, non sono solo imposti da un decreto governativo, ma in un modo o nell’altro purtroppo sono sempre nelle idee e negli stili della vita di oggi.
Dovremo allora recuperare la relazionalità, non nel senso di “permessi” che improvvisamente ci liberano, ma soprattutto di “conversioni” nel nostro cuore.
Certamente la Pasqua, prima ancora di tutti gli ok dei governanti, ci può aiutare in questo atteggiamento nuovo, che si può riassumere con le belle parole di Papa Giovanni Paolo II…”Spalancate le porte a Cristo!”

Emilio Pastormerlo
direttore “L’Araldo Lomellino”