Chiesa e Coronavirus / Morto in Sicilia il primo sacerdote: don Silvio Buttitta e la sua porta sempre aperta ai più poveri

La sua agenda sempre piena, gonfia per i bigliettini e gli appuntamenti. Era il suo primo strumento di ascolto delle persone che guidava, che consigliava spiritualmente come nelle scelte della vita quotidiana. La sua porta sempre aperta per le tante persone che bussavano per chiedergli un aiuto, cibo o denaro, in uno dei quartieri poveri e degradati di Palermo.
Il nome di don Silvio Buttitta, 82 anni, con il Coronavirus non c’entrava nulla, fino ai primi giorni di marzo. Sembrava un ossimoro. Eppure, le loro strade si sono incrociate nella residenza per anziani in cui viveva da qualche anno, in provincia di Palermo, dove sono state contagiate oltre 70 persone. Primo sacerdote stroncato dal virus in Sicilia, uno dei pochi uccisi nel Sud Italia, in un bollettino di guerra che ne indica oltre 90 morti nelle regioni del Nord Italia.
Nessuno lo chiamava “don”, per tutti era “padre” Buttitta. Un segno per riconoscere la sua paternità da parte di diverse generazioni delle stesse famiglie, alle quali ha amministrato i sacramenti.
Cresciuto nella parrocchia Sant’Agata La Pedata, era ancora bambino quando l’allora parroco, mons. Antonino Tagliavia, gli propose di entrare in seminario, dove si formò assieme a don Pino Puglisi, beato e primo martire ucciso dalla mafia.
Dopo l’ordinazione sacerdotale, don Buttitta è stato assegnato a quella stessa parrocchia che frequentava da piccolo e di cui è stato parroco per 50 anni. A luglio avrebbe celebrato il 60° anniversario di sacerdozio. Uno dei suoi impegni principali, la formazione dei giovani: alcuni di loro sono diventati professionisti affermati. E, lo ricordava spesso: “Quei ragazzi che ho seguito anni fa ormai hanno 50 anni e oltre: sono sposati, professionisti. Sono diventati medici, ingegneri, c’è un magistrato … era tutta gente che frequentava assiduamente la parrocchia e aveva tempo anche per studiare!”.
Lo ha ribadito anche don Jaroslaw Andrzejewski, suo successore alla guida della parrocchia che don Buttitta aveva lasciato sette anni fa, nella messa che ha celebrato in suo suffragio: “Don Silvio ha saputo arrivare con il suo zelo sacerdotale al cuore di tante persone. Un sacerdote che non sapeva dire di no a nessuno, diceva solo sì. Era un segno di semplicità e di amore nei confronti delle persone che lo circondavano”.
I fedeli della parrocchia lo ricordano come un “pastore instancabile, dedito all’ascolto”. E lo riferisce anche don Andrzejewski: “Molte persone che oggi esprimono cordoglio per la sua scomparsa dicono che don Silvio ha lasciato un segno nella loro esistenza. In sette anni che sono parroco qui, sono tornate tante persone per un certificato o per altre occasioni e mi testimoniano sempre il grande amore che questo sacerdote ha avuto per gli altri. Si prodigava per i poveri, donava tutto quello che possedeva. Ed è un’altra grande testimonianza del suo amore per Dio e per il prossimo. Se n’è andato come un povero che ha servito per tanti anni gli altri poveri. Un povero che si è speso per loro”.
Gli altri sacerdoti morti al Sud.
Prima di lui, altri due sacerdoti si sono spenti nel Sud Italia a causa del Coronavirus. È stata la diocesi di Salerno-Campagna-Acerno a dover annunciare il primo. Si tratta del parroco di Caggiano, don Alessandro Brignone, appena 45 anni, morto nella notte tra 18 e 19 marzo all’ospedale di Polla, dopo esser stato ricoverato in seguito a una crisi respiratoria.
Al Sud ha perso la vita anche don Antonio Di Stasio, 85 anni, ex parroco della cattedrale nella diocesi di Ariano Irpino-Lacedonia, dopo alcuni giorni di ricovero all’ospedale Moscati di Avellino. “Eri un uomo su cui poter veramente contare, un amico saggio e mai scortese, oltre a essere un uomo di Chiesa di grande levatura pastorale”, lo ricorda un parrocchiano.
I lutti nelle diocesi del Nord.
Le diocesi lombarde sono le più colpite dalle conseguenze del contagio del Coronavirus. Nella diocesi di Bergamo sono morti finora 25 sacerdoti, tra cui don Giuseppe Berardelli: nei giorni in cui le notizie annunciavano il rischio di collasso negli ospedali per la mancanza di posti in terapia intensiva, diceva: “Se dovesse succedere a me, lascerei subito il posto a un giovane!”. E poi è successo davvero: è arrivato il contagio e la morte.
La diocesi di Milano ha perso 12 sacerdoti, quella di Cremona nove, tra cui mons. Vincenzo Rini, già presidente della Federazione italiana settimanali cattolici dal 1999 al 2004 e del Sir dal 2006 al 2018, oltre che direttore del settimanale diocesano “La Vita Cattolica”.
Sono sei i sacerdoti morti nella diocesi di Parma, ma nella città emiliana sono deceduti anche 15 anziani missionari saveriani nella stessa casa in cui si vivevano dopo essere rientrati, negli anni scorsi, dalle loro missioni.

Filippo Passantino