Editoriale / Dopo la strage di Nizza. Diventeremo tutti agenti di polizia pubblica-privata

La strage di Nizza ci ha insegnato, se mai ce ne fosse stato bisogno, che la violenza terroristica non ha confini né limiti; può arrivare, cioè, in qualsiasi posto e in qualsiasi momento, con armi e mezzi impensabili fors’anche perché semplici e di uso quotidiano. E, a questo punto, provocano anche un sorriso amaro le affermazioni dei responsabili della Cosa pubblica, in Italia e in ogni altro Paese, secondo cui “è stata rafforzata la vigilanza sugli obiettivi sensibili”.ATTENTATO-NIZZA-CAMION-770x485
Tutto è, infatti, obiettivo sensibile; non ci sono gradi di esposizione al rischio né di pericolosità quando ci si può trovare dinanzi a una persona armata che, in nome di Allah o del califfo o in obbedienza all’ordine della “guerra santa” o perché alla ricerca di un ipotetico martirio, irrompe in ogni dove, in un albergo, nel vagone di un treno, in un ristorante, a teatro, su uno dei lungomare durante la festa nazionale, e spara, accoltella, si fa esplodere alla ricerca del maggiore danno possibile.
E così i morti ammazzati possono contarsi anche a centinaia, se non a migliaia, come fu per gli attentati dell’11 settembre del 2001, che segnò un primo spartiacque e allarmò il mondo facendo dire un po’ a tutti che “da allora niente sarebbe stato più come prima”.
Non ci avventuriamo qui in una disquisizione di politica internazionale, alla ricerca di eventuali responsabilità dei Paesi occidentali nell’accendere focolai di guerra soprattutto in Medio Oriente (Iraq e Siria in primo piano), responsabilità che qualcuno addita come concause dell’esplosione reattiva del terrorismo di matrice islamica.
Ci interessa di capire come, più semplicemente, la persona comune può difendersi, se può, in questa situazione alla quale non sappiamo più dare aggettivi di gravità e di invivibilità. E ci viene in mente Papa Francesco quando, già tre anni fa, parlò per la prima volta, con lucida intuizione ma anche con una buona dose di coraggio e molta franchezza, di “terza guerra mondiale a pezzetti”.
Ecco: noi persone normali possiamo solo, come si dice, “prendere atto della situazione” e, quindi, agire con prudenza in ogni momento della propria vita e diventare anche un agente di pubblica-privata sicurezza e fors’anche agente segreto, osservando e segnalando persone e situazioni sospette.
La realtà non può però condannarci a essere pessimisti. Dobbiamo nutrire la speranza cristiana che neanche in questa occasione il Male prevarrà.
Può sembrare, questo nostro suggerimento, una indicazione magari banale ma è l’unica che sappiano esprimere in questo momento, insieme con quella della preghiera e dell’affidamento al buon Dio.

Dir

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