Educazione / Una scuola che guarda agli studenti per affrontare la violenza

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Ospitiamo volentieri la riflessione dell’adolescente studentessa acese, Chiara Leuzzi, in merito al mondo della scuola e all’educazione per prevenire violenza sulle donne.

Al giorno d’oggi, nel mondo della scuola, l’educazione contro la violenza sulle donne senza imbattersi in frasi ripetitive è diventata difficile. In uno scenario già saturo di informazioni diventa spontaneo domandarsi se continuare a parlarne riesca davvero a sortire qualche effetto. Basta guardare il telegiornale per comprendere la portata di questa piaga sociale, al contempo vediamo l’opinione pubblica e le nuove generazioni più attente al problema. Le attività di sensibilizzazione e le manifestazioni sul tema sono eventi sempre più comuni nelle scuole; tuttavia, può nascere il dubbio che questi progetti non riescano realmente a stimolare la riflessione dei giovani.

La scuola del dialogo

Di fronte a sguardi scettici può essere utile una discussione più ampia sul programma educativo che la nostra società vuole portare avanti. L’idea di una scuola come espressione di rigore e disciplina, dedita solo al completamento dei programmi, risulta ormai superata. Gli studenti vogliono far sentire la loro voce. E da qui il dilemma su come possano dei giovani concentrarsi con effettiva profondità su argomenti come questi. L’intermediazione di soggetti competenti è l’anello di congiunzione dei due mondi: la spontaneità e la voglia di essere protagonisti dei giovani si può conciliare con l’immobilità del mondo scolastico tradizionale. E anche se possono sembrare ripetitive, queste occasioni di dialogo sono, al momento, l’unica arma che abbiamo per combattere una violenza che si diffonde come un’epidemia.

Formare cittadini, non solo esecutori

Quando sembra che le vecchie generazioni vogliano “inculcare” più che “insegnare” alle nuove, ricordiamo che il primo intento della scuola, intesa come luogo di formazione dei giovani, è quello di crescere cittadini autonomi, capaci di pensare, scegliere e impegnarsi. Una scuola attiva, una scuola partecipe e che stimola alla riflessione, è diventata ciò di cui sembriamo avere più bisogno.

Un altro tema estremamente discusso, che lega l’argomento della violenza alla scuola, è quello dell’educazione affettiva, portato all’attenzione di tutti anche recentemente nel dibattito politico. Il fatto che siano i giovani in prima persona a richiederla non ci deve lasciare indifferenti. Ci dice della loro voglia di conoscere se stessi senza essere semplici accumulatori di nozioni. Come esprimersi, come parlare e come gestire le proprie emozioni rappresenta un lavoro di prevenzione necessario sin dalla più piccola età. E se ci dicono che l’educazione affettiva è già presente nei percorsi educativi, basta leggere la cronaca sui femminicidi per capire che evidentemente non è abbastanza.

La necessità di un cambiamento

Insomma, quando si parla di scuola e di giovani, polemiche e discussioni sono sempre all’ordine del giorno. Di sicuro il nostro mondo chiede un cambiamento e, nonostante sia scomodo, questo risulta ad un certo punto inevitabile. È necessario non perdere la speranza e credere in una scuola viva che abbia l’entusiasmo di farsi sentire.

Chiara Leuzzi