Nel contesto del festival “Etnabook”, una sorta di salotto culturale di respiro internazionale snodatosi in varie località del capoluogo etneo dal 21 al 25 settembre, presso l’expo di Pedara, si è svolta la presentazione a doppia voce dei libri “La professoressa Aglietti non era Robert Capa” e “Mi bastava sentire il profumo”, rispettivamente di Gabriella Vergari e Pina Spinella.
“Questa sera vogliamo ricordare l’importanza dell’Etnabook, e oggi avremo accanto a noi due autrici che ci faranno sicuramente riflettere”. Con queste parole ha presentato l’incontro la moderatrice Simona Zagarella.
“Due autrici importanti però dallo stile agli antipodi– ha esordito la relatrice Rita Vinciguerra. Quello della Vergari aulico e dalla penna sottile ed estremamente raffinata, invece quello di Spinella più piano e diretto. Il fil rouge che lega queste scrittrici è il racconto di scuola”.
Etnabook / Il libro di Gabriella Vergari
A prendere la parola l’indomita leonessa Vergari: “Ho scritto un giallo metaforico nonostante la mia predilizione sia sempre andata al racconto: più immediato e libero rispetto al romanzo. Io scrivo dell’uccisione di un professore che simboleggia la morte di una prassi, di un modus pensandi che ormai non esiste più.
Ho insegnato latino e greco in un prestigioso liceo classico di Catania e sono andata incontro a situazioni terribili – ha continuato Vergari -.
Si definiscono lingue morte il latino e il greco e, secondo le indicazioni del nostro ministro dell’Istruzione – ma lui è solo l’ultimo anello di una catena – la scuola è un’azienda i cui gli studenti sono da intridere come gangli. E non solo l’onnipotenza e l’ottusità di certi presidi, ma anche i padri che vogliono figli eccellenti in tutto”.
“Vorrei fare una piccola considerazione – è intervenuto il moderatore Mario Cunsolo. L’istituzione scolastica, da un paio di anni ha perso quell’autorevolezza che la contraddistingueva. E penso che il romanzo della Vergari apra nuove rifessioni sul tema”.
Etnabook / Il libro di Pina Spinella
A chiudere il dibattito Pinella Spinella: “Ho voluto scrivere un romanzo ispirato alla mia formazione al collegio Santonoceto di Acireale, e al mio trasferimento nei paesi della collina toscana, dove ho iniziato i miei primi anni di insegnamento. La protagonista si rifà in parte alla mia vita e in parte ho aggiunto fatti inventati di sana pianta. Ho inserito il tema del femminicidio e credo che questo libro si riallacci a quanto è stato detto prima. Come la scuola sia cambiata in cinquant’anni”.
Assistendo alla presentazione, sorgeva spontanea una domanda: cos’hanno in comune la Vergari e la Spinella? In effetti, ben poco.
Giosuè Consoli
