Ettore Majorana / Genio di Sicilia che intuì la fissione nucleare

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Ettore Majorana fissione nucleare

Ettore Majorana aveva già intuito la potenza della fissione nucleare. Lo affermava nella sua celebre frase «La fisica è su una strada sbagliata. Siamo tutti su una strada sbagliata». Nel 1934, Edoardo Amaldi, Franco Rasetti, Emilio Segrè, Bruno Pontecorvo e Oscar D’Agostino, passati alla storia come i Ragazzi di via Panisperna, gruppo del quale aveva fatto parte anni prima lo stesso Majorana, “bombardarono” alcuni nuclei di uranio con dei neutroni, convincendosi alla fine dell’esperimento di aver creato nuovi elementi chimici. In realtà avevano praticato per la prima volta la “fissione nucleare”. Un procedimento che Majorana intuì come effettivo per primo circa le caratteristiche. Ma chi è Ettore Majorana e perché è così poco contemplato?

Ettore Majorana / Genio di Catania che intuì la fissione nucleare

Ettore Majorana nacque a Catania il 5 agosto 1906. Faceva parte di una famiglia nobile originaria di Militello in Val di Catania, vivace borgo del Val di Noto. Dopo essersi trasferito a Roma si iscrisse alla falcoltà di Ingegneria, per poi abbandonarla e proseguire i suoi studi nella facoltà di Fisica. Nel 1929 si laureò con il massimo dei voti con una tesi intitolata “La teoria quantistica dei nuclei radioattivi”. All’inizio del 1932, vari sperimenti portarono alla scoperta del neutrone: Majorana fu il primo a capire che in realtà si trattava del protone neutro e la sua prima reazione fu «Che cretini! Hanno scoperto il protone neutro e non lo sanno». Enrico Fermi, suo relatore e direttore dell’istituto di via Panisperna, convinse Majorana recarsi a Lipsia dove il fisico tedesco Werner Heisenberg lo spinse a pubblicare un articolo sulla sua teoria delle forze di scambio nucleari (per questo chiamate forze di Heisenberg-Majorana).

Ettore Majorana / Genio di Sicilia che intuì la fissione nucleare: il periodo oscuro

La permanenza in Germania segna un prima e un dopo. Infatti dopo essere tornato, frequentò sempre meno i Ragazzi di via Panisperna: gli articoli sulle sue ricerche iniziarono a venire meno, fino a cessare completamente di scrivere. Non si sa quali siano le effettive ragioni di questo comportamento: Majorana era una persona abbastanza schiva di suo. Nel 1934, la morte del padre, Fabio Massimo Majorana, segnò profondamente uno spartiacque nella vita del fisico, tanto da portarlo a non uscire più di casa e buttarsi a capofitto sul lavoro. Di lì a poco, gli venne diagnosticato un’esaurimento nervoso. Nel 1937, dopo aver rifiutato varie cattedre in alcune delle università più prestigiose, come Cambridge e Yale, accettò la cattedra di professore di fisica teorica all’Università di Napoli.

La scomparsa di Majorana: un mistero lungo 80 anni

Il 1938 fu l’anno della scomparsa del fisico. Il 25 marzo di quell’anno si diresse a Palermo, dove si fermò per due giorni. Lo stesso giorno, il fisico, scrisse una lettera al suo amico, nonchè collega, Antonio Carrelli, docente di fisica sperimentale all’università di Napoli: «Caro Carrelli, ho preso una decisione che era ormai inevitabile. Non vi è in essa un solo granello di egoismo, ma mi rendo conto delle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà procurare a te e agli studenti». Mentre ai familiari scrisse una lettera dove chiede di non vestirsi di nero e di osservare tre giorni di lutto, non di più. Successivamente Carrelli ricevette una lettera dove dice “Il mare mi ha rifiutato”. Dopodiché non ci furono più tracce di Majorana. L’ipotesi del suicidio fu la prima a prendere piede, ma subito dopo abbandonata. A quanto pare il fisico, il 25 marzo, avrebbe ritirato 5 stipendi arretrati, mentre il passaporto non fu mai ritrovato.

Le ipotesi

Si vagliarono varie ipotesi, ma quella che fino ad oggi sembra confermata resta quella sudamericana. Si pensa che Majorana fosse scappato in Argentina: ad attestarlo, le segnalazioni di un suo passaggio a Buenos Aires. Da alcune ricerche, emerse l’ipotesi che negli anni ’50 Majorana si potesse trovare a Rosario. Un’altra ipotesi prese piede successivamente, dopo l’intervista fatta dal programma di Rai Tre ‘Chi l’ha visto?’ ad un immigrato italiano in Venezuela, Francesco Fasani: questi sostenne di aver conosciuto un cinquantenne di nome Bini somigliante a Majorana. Nel 2008 la Procura di Roma ha riaperto il caso. Dopo 7 anni di indagini, venne chiuso: Majorana non si suicidò, ma fuggì in Venezuela, dove visse almeno fino al 1959.

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Un’altra verità

Secondo il fisico teorico Zaslavskii, dell’università di Kharkov (Ucraina), Majorana avrebbe regolato i suoi comportamenti, modellandoli sulla base della fisica quantistica. Sparendo nel nulla, con la probabilità di trovarsi in qualunque luogo. Come le probabilità che una particella, soggetta alle leggi della meccanica  quantistica ha di trovarsi contemporaneamente in luoghi diversi, proprio come nel probabilismo quantistico. Riprendendo il racconto di Sciascia, Zaslavski cercò di provare che Majorana in realtà sia vivo e morto, proprio come il Gatto di Shroedinger. Questa metafora viene utilizzata per spiegare il fenomeno dell’indeterminatezza della meccanica quantistica. Si ha un gatto, dentro una scatola, assieme a una razione di veleno che viene liberata solo quando un nucleo radioattivo raggiunge uno stato eccitato. Ad ogni istante si ha la probabilità che il nucleo si ecciti, ma finché la scatola resta chiusa, non si sa se il veleno si è liberato o meno, quindi se il gatto sia vivo o morto. Quindi Majorana si è suicidato, come dimostrano le lettere a Carrelli e la famiglia, ma è vivo, come dimostrano gli stipendi arretrati prelevati.

Cosa aveva scoperto Majorana?

Majorana aveva già teorizzato nel 1930 il fenomeno di alcune particelle che spariscono. Questo suggerirebbe che neutrini e antineutrini, con le loro controparti di antimateria, sono uno e lo stesso. I neutrini sono particelle elementari che potrebbero essere capaci di sparire. Secondo le ricerche, sembrerebbe che queste particelle subirebbero un tipo estremamente raro di decadimento nucleare che normalmente produce due neutrini, ma occasionalmente potrebbe non produrne nessuno. Tali particelle elementari vengono chiamate ‘Neutrini Majorana’ e potrebbero essere la chiave di svolta per comprendere perché l’Universo sembrerebbe contenere pochissima antimateria. Il fatto che il neutrino possa coincidere con la propria antiparticella gioca un ruolo centrale nella teoria della supersimmetria (teoria che individua una simmetria secondo la quale ad ogni fermione e ad ogni bosone corrispondono rispettivamente un bosone e un fermione di uguale massa).

Perché è importante la figura di Majorana al giorno d’oggi?

Qualche giorno fa, i ricercatori del consorzio “EUROfusion” sono riusciti a produrre una potenza di 59 megajoule, lo stesso processo che alimenta le stelle, incluso il sole. Il record precedente, nel 1997, si era attestato su una produzione di energia di 21,7 megajoule.  Ma chi ha osservato per primo il fenomeno della fusione nucleare? Nel ’34 i ragazzi di via Panisperna avevano per caso dato vita alla prima fissione nucleare, ma solo Majorana in realtà capì quello che era avvenuto. Ad oggi è un passo molto importante che permetterebbe di fornire una fonte di energia a base sostenibile e a basse emissioni di carbonio, aiutando a proteggere il pianeta per le generazioni future. Tony Donne, responsabile del programma del gruppo EUROfusion, ha affermato: “Se riusciamo a mantenere la fusione per cinque secondi, possiamo farlo per cinque minuti e poi per cinque ore, mentre aumentiamo le nostre operazioni nelle macchine future”.

Verdiana Savoca 

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