Fede e spettacolo / Nel contesto bellico rappresentato il martirio di Agata la Santa fanciulla

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La fede, la tradizione, l’innovazione. Tre elementi cardine della rappresentazione teatrale Agata, la Santa fanciulla, prodotta da Buongiorno Sicilia.
Anche quest’anno, il palcoscenico ha dato nuovamente vita al martirio di Agata. Ieri sera, giovedì 22 gennaio, il debutto. Un palcoscenico suggestivo, per certi aspetti “mobile”, all’interno della chiesa di San Nicolò l’Arena a Catania. Alle spalle degli attori, la presenza solenne del monumentale organo di Donato del Piano li accompagnava nell’iter teatrale. Lo strumento ne ha sancito la sacralità del contenuto. A tratti ne ha, anche,  ospitato la scena.

Agata, santa fanciulla nella Catania del 1943

L'organo di Donato del Piano utilizzato come scenografia
L’organo di Donato del Piano utilizzato come scenografia (Foto Santo Consoli)

È stata ricreata la condizione di Catania nel 1943. I militari britannici incombono per le strade. Cercano qualcosa in particolare: il tesoro della Santa e, nello specifico, la corona di Riccardo Cuor di Leone. Madre Mirella (Barbara Gallo) viene coinvolta da Orazio Pennisi (Ivan Giambirtone) nelle azioni di depistaggio.
Suoni di sirene, rumori di bombe, luci calanti hanno portato lo spettatore indietro nel tempo. I sentimenti sono emersi dal dialogo tra i personaggi. Il colloquio animato della madre superiora e i soldati, James Lanciano (Michele Carvello) e Melvin Konner (Alberto Abbadessa,) nasceva tutto nelle espressioni dei loro volti, negli sguardi, nella mimica facciale e del corpo.

La narrazione si sviluppa in un contesto di guerra

Poi, in un momento di tregua, la giovane Antonietta (Rosaria Salvatico) chiede alla superiora di raccontarle, ancora una volta, le vicende di Agata. Il flashback parte. Una microstoria si snoda nella storia. In realtà è l’evento cardine. Racchiuso da un contesto che ha alternato fasi cronologiche corrispondenti e libertà teatrali.
Una narrazione come si è sviluppata dalle mani del regista Giovanni Anfuso. Attuale in alcune situazioni descritte, quale il contesto di guerra, che “la rendono drammaticamente profetica”, ha spiegato lo stesso.

Agata la santa fanciulla
La suggestiva scena dell’angelo. (Foto Santo Consoli)

Lungo la navata centrale della chiesa agivano gli attori: Davide Sbrogiò (Quinziano),  Cecilia Mati Guzzardi (Agata), Santo Santonocito ( San Pietro), Alex Caramma (Corifeo), Elena Ragaglia (Afrodisia), Francesco Rotatore (Silvano). E sparivano da quelle laterali, nei movimenti  scenici di Fia Distefano.
Il Coro, formato da Flavia Bruno, Francesca Castro, Arianna Cunsolo, Rosa Lao, Riccardo Leone, Lucio Rapisarda, Rachele Ruffino e Gloria Trischitta seguiva incessantemente Agata. Esso, monocromo, urlava, ne sottolineava il dolore. Partecipava delle sue sofferenze, le faceva da scudo.

I matinée gratuiti per gli alunni delle Medie

I costumi, di Riccardo Cappello, richiamavano il momento storico. Le musiche di Nello Toscano e le luci soffuse, di Davide Colla, permettevano ad alcune scene di continuare anche in silenzio.
Tra i suoni, di Enzo Valenti, una dichiarazione: “La Terra non ne può più di tutto questo sangue… e anche il Cielo non ne può più!”.
A coadiuvare la regia Marta Cirello e Lucia Rotondo.

Ad organizzare i matinée gratuiti agli alunni delle Medie lEris, scuola dei mestieri e delle professioni. Questa sera e domani lo spettacolo sarà alle 20:30. Domenica 25 una sola recita pomeridiana alle 18:30. La prossima settimana le repliche saranno il giovedì 29, il venerdì 30 ed il sabato 31 alle 20:30.
È possibile acquistare i biglietti direttamente al botteghino di San Nicolò un’ora prima dello spettacolo.

Rita Messina