Femminicidio / Mariano Indelicato: dramma culturale o della follia?

Riportiamo le riflessioni del professor Mariano Indelicato sul dramma del femminicidio, una piaga del nostro tempo che diventa, purtroppo sempre più frequente. 

“Un fiore nasce per essere ammirato non per essere reciso”

Ancora una volta, per l’ennesima volta ci troviamo a parlare di femminicidio, con la morte di una donna a Macchia di Giarre, un’abitudine che sta diventando routine. Non si era ancora spento l’eco dell’uccisione avvenuta circa un mese fa a Lentini di un’altra donna di origine marocchine. Ecco ripresentarsi l’ennesimo caso che aprirà dibattiti, proteste che senza profonde riflessioni di carattere culturale, a cui dovrebbero seguire i necessari interventi educativi e legislativi, rischiano di diventare chiacchiere da bar.

Femminicidio / Mariano Indelicato: dramma culturale o della follia?

La morte di Debora, Naima e di tante altre donne non può non indurre ancora una volta profonde riflessioni sui miti sociali che spesso armano le mani di questi uomini. Esse rappresentano le Messaline del nostro tempo contestualizzate all’interno di un decadente contesto morale. Messalina, moglie dell’imperatore Claudio, venne da quest’ultimo condannata a morte e fatta uccidere da un tribuno per la sua apparente vita dissoluta ma, soprattutto, perché aveva osato sfidare il suo potere. Ecco una delle motivazioni che spesso si nascondono dietro il femminicidio. La sfida al potere maschile ovvero il controllo fisico e morale che spesso i maschi si arrogano nei confronti dell’altro sesso.

Potere basato sulle differenze strutturali dal punto di vista biologico e organico tra i due sessi e che fa riferimento alla forza come strumento per dominare l’altro/a. D’altronde avviene così in guerra, nello sport o nelle battaglie tribali. La forza diventa l’elemento essenziale per sconfiggere e dominare l’altro. Tra l’altro il maschio viene educato a mostrare la sua potenza e i media spesso esaltano i muscoli come elemento essenziale per avere successo con le donne. Una pubblicità di qualche anno fa aveva come slogan “per l’uomo che non deve chiedere mai” in cui veniva messo in mostra il petto villoso.

Femminicidio / Mariano Indelicato: dramma culturale o della follia?

I social sono diventati lo strumento in cui mostrarsi nella propria potenza muscolare fatta di molta palestra e, spesso, di tanti ormoni come i fatti di cronaca spesso ci ricordano. In sostanza, il contenitore è diventato più importante del contenuto. Viene esaltata la cornice piuttosto che il quadro. È in questo contesto che il maschio si alimenta delle sue insicurezze nei confronti delle donne che, nel momento in cui sono messe in luce, possono sfociare in reati come la violenza domestica per arrivare fino al femminicidio. Spesso dietro questi comportamenti immorali si nascondono maschi deboli e insicuri le cui radici vanno ricercate anche nelle relazioni infantili con le figure di attaccamento e, in particolare, la madre.

Interessante a tal proposito il grido di un marito che picchiando a sangue la moglie la ammonisce con “smettila di farmi ingelosire” . Come se la gelosia dipendesse dai comportamenti della moglie e non dalle sue insicurezze. Il Prof. Volterra, autore del libro “La Gelosia il Mostro dagli Occhi Verdi”, sostiene: “Lo stereotipo è che la gelosia sia indice di amore quando è invece indice d’insicurezza per chi ce l’ha. È un sentimento negativo e distruttivo, che fa soffrire sia chi ne è tormentato che la vittima”.

femminicidio mariano indelicato dramma

Femminicidio / La gelosia nella letteratura

Roland Barthes, celebre saggista e semiologo francese, mettendo in risalto la contraddizione tra razionalità e irrazionalità spesso presente nella gelosia, scrive: “Come geloso, io soffro quattro volte: perché sono geloso, perché mi rimprovero di esserlo, perché temo che la mia gelosia finisca col ferire l’altro, perché mi lascio soggiogare da una banalità. Soffro di essere escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli altri”.

Marcel Proust, in contrasto con la visione romantica della gelosia, scrive che “la gelosia è sovente solo un inquieto bisogno di tirannide applicato alle cose dell’amore”. Spesso per ‘amore’ si intende una specie di monopolio, una possessività, senza comprendere un fatto basilare della vita. Quando possiedi un essere vivente, lo hai ucciso. Eppure, spesso, l’amore viene confuso con il possesso. Tant’è che le persone a cui siamo affettivamente legate siamo abituati a considerarle una cosa personale (“la mia ragazza” o “mio marito”, “il mio amico”, “mio figlio”) e ragioniamo, anche senza esserne consapevoli, come se effettivamente ci appartenessero.

Femminicidio / Mariano Indelicato: la gelosia movente della violenza di genere

La gelosia, non facendo riconoscere l’altro come una persona autonoma ma solo come una propagazione di se stessi, è uno dei moventi della violenza di genere che può sfociare nella soppressione dell’altro. In effetti, si uccide la parte tormentata di se stessi, quella che ha provocato e continua a provocare enormi sofferenze. Non sono i comportamenti della donna a scatenare la violenza, come spesso leggiamo nelle cronache giudiziarie. Si tratta semplicemente di nuclei di conflitti infantili e\o generativi non risolti. Otello, nell’uccidere Desdomona, non ascolta il  grido disperato della donna.

Egli continua imperterrito ed accecato, nel suo piano diabolico: “Guardati, anima dolce, dallo spergiuro. Guardati! Sei sul letto di morte. Lo so: non per morirci ora. Sì. Subito. E dunque confessa apertamente il tuo peccato; perché il negarlo in ogni suo punto con giuramento, non potrà smuovere mai né soffocare questa certezza che mi strazia. Devi morire”. È proprio nell’Otello che, da un lato, proviamo compassione per Desdemona che è ingiustamente uccisa in base alla diceria di Cassio. Dall’altro però giustifichiamo lo stesso Otello, che una volta insinuatosi il dubbio, non poteva comportarsi in maniera diversa. Eppure egli aveva un’altra possibilità: credere e avere fiducia in Desdemona. Credere e avere fiducia nell’amore.

Femminicidio / Mariano Indelicato: l’amore “patologico”

In effetti il dramma del femminicidio è legato a forme “d’amore patologico” che non possiamo definire come tale. Nei comportamenti degli uccisori si trovano due elementi che sono presenti nelle forme patologiche: offensività (il controllo) e la difensività (competitività). La persona può cioè intervenire o mantenere il controllo su potenziali “concorrenti” (persone, ma anche situazioni o ambienti) che si profilano, nell’idea che questi elementi possano separarlo dalla persona che ritiene “sua”. Altrimenti, c’è l’offensiva, cioè quella in cui la persona agisce in assenza di reali o attuali concorrenti.

Questa distinzione non è netta, perché l’elaborazione porta comunque a leggere come attuali o potenziali minacce elementi che invece altri non vedrebbero così. Questa va riferita semmai all’atteggiamento della persona amata, se cioè l’origine sia una infedeltà o promiscuità o atteggiamento ambiguo o libertino da parte del partner. Oppure se la gelosia sia una modalità automatica di fissare la relazione nonostante una fedeltà senza ombre e l’assenza di minacce concrete. I tratti patologici sono, quindi, da riferire alla visione reale o meno della situazione affettiva e del comportamento del partner.

Se in effetti si vogliono trovare soluzioni ad un dramma che sta assumendo proporzioni spropositate bisogna intervenire attraverso percorsi che possono far prendere consapevolezza delle proprie emozioni e, magari, spiegare che l’amore non è possesso dell’altro/a ma, semmai, il sapersi mettere al suo posto e compenetrarsi all’interno delle sue sofferenze emotive. Fino a quando giustificheremo gli aggressori non ci resterà che piangere sempre maggiori vittime.

mariano indelicato

Mariano Indelicato*

Psicologo Psicoterapeuta; Docente a.c. Psicometria delle Neuroscienze Cognitive Università degli Studi di Messina

Print Friendly, PDF & Email