Si è svolto sabato 24 gennaio, nel salone del convento di San Biagio ad Acireale, l’incontro dedicato a padre Gabriele Allegra e padre Placido Rivilli (qui in video integrale), due pionieri della comunicazione nella fede. Due francescani accomunati dalla stessa vocazione e da una forte capacità comunicativa, per i quali i Frati Minori di Sicilia hanno promosso l’evento insieme alla diocesi di Acireale, al Movimento Presenza del Vangelo e all’Istituto secolare delle Missionarie del Vangelo.
Gabriele Allegra e Placido Rivilli, pionieri della comunicazione
L’incontro ha avuto un duplice obiettivo: ricordare il Beato Padre Allegra nel cinquantesimo anniversario dalla sua morte e presentare il libro “Placido Rivilli OFM (1918-1999). Missionario del Vangelo e profezia di Chiesa”. Un libro scritto da Salvatore Vacca, assente per imprevisto durante il percorso da Palermo. Durante la conferenza ci si è chiesto cosa avessero i due missionari di così familiare e, da qui, ci si è soffermati sul ruolo della comunicazione nella Chiesa che è diventato il tema centrale, non ché aspetto fondamentale dei due pionieri dell’annuncio Vangelo.
Rita Petrina, da Acireale per il Vangelo
Tra gli interventi, quello di Pina Gulisano ha richiamato il valore del libro dedicato a padre Rivilli e la quantità di materiale consultato dall’autore. «L’ho letto due volte — ha spiegato — anche per capire come padre Vacca lo avesse costruito. Il materiale che ha dovuto consultare è moltissimo, sembra non finire mai». Secondo Gulisano, dentro il libro si ritrova non solo la ricostruzione storica, ma anche l’esperienza personale di padre Rivilli: «Tutto ciò che ha scritto è qualcosa che lui ha vissuto. Nel libro c’è la sua formazione culturale e spirituale». È stato citato anche il forte legame umano creato da Rivilli con tante persone incontrate nel suo percorso, soprattutto Rita Petrina.
«Partiva dai nostri valori cristiani per trasmetterli: credeva che la parola di Dio per essere conosciuta andasse vissuta in sintonia con le altre culture, vivendole e conoscendole»: così è intervenuto don Arturo Grasso, giornalista e direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi di Acireale, che ha ripercorso alcuni tratti della figura di padre Allegra. Durante il suo discorso ha citato le esatte parole del Beato rimaste celebri: «amo la Bibbia e amo la Cina».
Pina Gulisano ha esposto le somiglianze presenti dei due francescani: «Allegra è andato in un mondo completamente diverso — la Cina — per raccontare la parola del signore; il signore ha dato a quest’uomo una intelligenza straordinaria. Rivilli aveva il desiderio che la parola del Signore venisse letta dalle persone che incontrava». E quello che li distingueva? «Rivilli capì che l’uomo lo si può ricostruire dalla parola (ha conosciuto la seconda guerra mondiale, fu decisivo per lui). Allegra invece aveva la vocazione di far conoscere la Parola del Signore».
Le parole del vescovo di Acireale
Il vescovo di Acireale, monsignor Antonino Raspanti, ha riportato una testimonianza personale su padre Rivilli: «Ero giovanissimo, appena entrato in seminario. Ero affascinatissimo quando parlava del Vangelo, per la sua capacità espositiva». Raspanti ha spiegato che Allegra sapeva portare le persone “dentro” il testo e arrivare al nocciolo del messaggio. Era in grado di lasciare un segno anche umano, fatto di fraternità. «Percepivo la differenza nel modo di leggere tra la mia facoltà e il suo modo di leggere», ha aggiunto il vescovo, sottolineando come il “nocciolo” non sia soltanto dentro il libro (la sacra scrittura), ma anche al di fuori: «Non staccarsi mai dall’umanità di Cristo».

Il ruolo dell’intelligenza artificiale
Nella parte finale dell’incontro si è parlato anche di intelligenza artificiale e delle sue conseguenze culturali. È stato ribadito che non bisogna avere paura del progresso, ma che serve imparare a governarlo. Tra i rischi citati, quello delle “bolle” create dagli algoritmi e la possibilità che si arrivi a un pensiero unico, con un impoverimento della capacità critica.
«Non dobbiamo avere paura dell’intelligenza artificiale, del progresso, ma dobbiamo saperla governare per poterla trasmettere ai nostri ragazzi. Dobbiamo riconoscere rischi e pericoli e ottenere le opportunità»: Così don Arturo esprime il suo pensiero nella gestione di questo nuovo strumento, e poi: «Padre allegra avrebbe saputo ricavarne le opportunità». Uno dei relatori ha ripreso le parole e preoccupazioni del Papa: «È urgente formare una civiltà digitale. la sfida non è tecnologia ma antropologica».
In conclusione, è emerso un messaggio chiaro: Padre Allegra e Padre Rivilli restano due figure attuali, in grado di unire fede e comunicazione. La percezione è che oggi si viva in una realtà che dà più importanza a ciò che è apparenza, piuttosto che a ciò che è reale. Non ci resta che imparare, prendendo spunto da loro, ad essere più che a mostrare di essere. I fedeli, ora più che mai, sentono la loro eredità: le loro parole vivono ancora.
Giorgio Trombetta
