Giornata nazionale per la vita / Al “Cuore Immacolato di Maria” di Acireale le piante di padre Caltabiano muoiono per l’ottusità degli amministratori comunali

La Giornata Nazionale per la Vita per tradizione la Chiesa italiana la festeggia nella prima domenica di febbraio: quest’anno è stata festeggiata la 38ª edizione domenica 7 febbraio.

Nel messaggio di Papa Paolo VI in occasione della X Giornata della Pace (1.1.1977) “Se vuoi la Pace, difendi la Vita” il Santo Padre scriveva “Pace e Vita: sono beni supremi nell’ordine civile; e sono beni correlativi. Vogliamo la Pace? difendiamo la Vita! Nessuno può pretendere di “possedere la verità”, soprattutto in ambito giuridico-politico, su argomenti straordinariamente complessi e delicati come quelli riguardanti la bioetica, la vita nascente, la realtà familiare, la ricerca della felicità, le problematiche interconnesse della vita e della pace. La prima nostra preoccupazione riguarda proprio la pratica della ricerca della verità nel dialogo e l’acquisizione di una visione globale e unitaria dei problemi. La vita e la pace sono sorelle che camminano assieme. O crescono assieme o cadono assieme”.

Mons. Urso pone a dimora una pianta d'arancio in via Ludovico Ariosto

Mons. Urso pone a dimora una pianta d’arancio in via Ludovico Ariosto

Convinto di questo assioma, padre Gaetano Caltabiano, parroco della parrocchia Cuore Immacolato di Maria, ha da anni messo insieme le due ricorrenze per fare una festa unica che comprenda i due eventi. Lo ha fatto anche quest’anno con l’ausilio di mons Paolo Urso, vescovo emerito di Ragusa, che ha celebrato la Santa Messa per poi contribuire materialmente alla piantumazione di una pianta di arancio amaro nello spazio dedicato a S. Pio da Pietralcina in via Ludovico Ariosto.

Mons. Urso nella sua omelia ha convintamente insistito nell’evidenziare che quando si parla di Vita non deve intendersi esclusivamente la vita umana, senz’ombra di dubbio la più importante, ma la Vita in generale: quella delle piante e quella degli animali.

Padre Caltabiano persegue da sempre questo principio, ma forte è stato il suo dispiacere nel vedere morire molte di quella piante che caparbiamente egli continua a piantumare sia per il decoro dei luoghi, sia per la simbologia del concetto di Vita.

La sua perseveranza purtroppo è stata innumerevoli volte frustrata dalla morte delle piante. La colpa è da addebitarsi alla superficialità degli uffici comunali e dei dirigenti pro-tempore che mai hanno guardato oltre “la punta del proprio naso”.

È a tutti noto che la Vita ha una inderogabile necessità di sostentamento: nel caso delle piante la terra, l’acqua, il concime. Purtroppo l’alveo per le piante risulta in molti casi ricavato come una piccola nicchia nell’ambito del basalto lavico che storicamente ha dominato il territorio della zona di piazza Dante (ex “chianu Puzzuni) dedicato non a caso a cava di pietra lavica da usare nel territorio. Ovviamente la terra era poca, le radici delle piante non riuscivano a radicarsi nella compatta roccia e la pianta moriva.

Il guaio è che ancora oggi (vedasi lavori connessi con il contratto di quartiere piazza Dante) gli uffici competenti non hanno curato di esaminare il sottosuolo prima della esecuzione dei lavori, dimenticando, in alcuni casi, persino l’essenziale apporto dell’acqua per mantenere in vita le piante trascurando, guarda caso, anche l’installazione delle necessarie prese del prezioso liquido. Non parliamo, poi, del concime: “Carneade! chi è costui?”

Pippo Sorrentino