Green governance / Dai Nebrodi un laboratorio di idee per il futuro delle aree protette

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Green governance comitati riuniti

“Non soltanto proteggere un territorio, ma creare le condizioni perché possa continuare a essere vissuto, conosciuto e generare opportunità per le comunità che lo abitano”. All’unisono, è uno dei messaggi più significativi emersi nel corso del Seminario di alta formazione “La green governance delle aree protette tra diritto, storia e scienze sociali”, svoltosi  al Castello dei Principi Gallego di Sant’Agata di Militello.

Promossa dalla Società Italiana del Dottorato di Ricerca (Sidri), presieduta dal prof. Antonio De Lucia, l’iniziativa ha riunito studiosi, amministratori, rappresentanti delle istituzioni e giovani ricercatori in un confronto interdisciplinare sul futuro delle aree protette.

«La Sidri vuole essere un luogo di incontro e di confronto, capace di mettere in dialogo il mondo della ricerca con le istituzioni e con le realtà del territorio. È sotto questa insegna che abbiamo voluto riunire esperienze, competenze e sensibilità diverse, nella convinzione che l’interdisciplinarietà del confronto, sia motore capace di far germinare idee e prospettive nuove», ha sottolineato il presidente Antonio De Lucia.

Il seminario è stato dedicato alla memoria di Salvatore Scianò, giovane dottore in Scienze e Tecnologie Agrarie prematuramente scomparso nel 2021. L’iniziativa ha ricevuto il patrocinio del Comune di Sant’Agata di Militello, dell’Ente Parco dei Nebrodi, dell’Area Interna Nebrodi e dell’Università degli Studi di Messina. A questo sostegno, si sono aggiunte la collaborazione e la partecipazione degli Atenei di Palermo, Catania ed Enna e di realtà associative, tra cui Polena.

Green governance / Un territorio da tutelare, ma anche da vivere

Green governance Tavolo relatori
Tavolo dei relatori

Proprio dai Nebrodi è arrivato uno dei primi richiami alla necessità di leggere la tutela ambientale insieme alle esigenze concrete delle comunità. Il sindaco di Sant’Agata di Militello, Bruno Mancuso, ha posto l’accento sulle difficoltà delle aree interne e sul rischio di spopolamento.

De facto, nel corso del suo intervento, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di incrementare e, al contempo, mantenere servizi, collegamenti, presìdi e risorse. Elementi indispensabili per garantire e, finanche, creare le condizioni che consentano alle comunità di rimanere sul territorio.

«Occorre dotare le aree interne degli strumenti necessari a contrastare lo spopolamento. Diventa fondamentale potenziare i servizi primari, affinché la loro presenza rappresenti un incentivo concreto per quanti scelgono di restare. Continuando a vivere il territorio, a renderlo produttivo e a generare valore aggiunto per l’intera comunità».

Una prospettiva ripresa dal presidente del Parco dei Nebrodi, Domenico Barbuzza, che ha evidenziato come la conservazione del patrimonio naturale richieda personale, strumenti e risorse adeguate. Ma la tutela, nella sua lettura, può diventare essa stessa una risposta allo spopolamento. Turismo rurale, economie legate alle specificità dei luoghi e una maggiore capacità di intercettare risorse regionali, nazionali ed europee possono trasformare il patrimonio ambientale in un’opportunità di sviluppo per le comunità.

È su questa stessa linea che si colloca la riflessione proposta dai vertici Sidri, tra cui il vicepresidente Claudio Costantino. “Superare la tradizionale contrapposizione tra tutela ambientale e sviluppo economico riconoscendo, nel patrimonio naturale una risorsa strategica capace di generare nuove opportunità per le comunità locali”.  

Costantino sottolinea, altresì, il passaggio dal concetto di “Parco” a quello di “Comune/Città Parco”, inteso come “paradigma di rigenerazione territoriale, capace di integrare ambiente, qualità degli spazi e di vita, turismo, cultura, produzioni locali. Sant’Agata di Militello, in questa prospettiva, può rappresentare una naturale cerniera tra il Parco dei Nebrodi e la fascia costiera tirrenica. Contribuendo invero a mettere a sistema le risorse del territorio attraverso una strategia condivisa tra istituzioni, comunità e realtà produttive”.

Green governance / Quando la ricerca incontra il territorio

A tenere insieme i diversi contributi è stato anche il tema del rapporto tra Università e territorio. Il prof. Antonio Germanà, prorettore dell’Università di Messina, nonché moderatore degli interventi ha richiamato l’importanza di quei “lacci” capaci di collegare istituzioni, ricerca e didattica. A suo dire, «la conoscenza scientifica acquista ulteriore valore quando esce dai confini accademici, incontra i territori, ne raccoglie dati e bisogni e restituisce strumenti utili alla comprensione e all’intervento». Da qui un messaggio che suona quasi come un imperativo: “creare sinergie”. Una sintesi ideale del “fil green” che ha attraversato l’intera giornata.

Ad aprire la sessione scientifica sono stati il prof. Alessandro Morelli, direttore del Scipog, e il prof. Giovanni Moschella, coordinatore del Dottorato di ricerca Scipog, entrambi dell’Ateneo messinese. I loro contributi introduttivi hanno annunciato il confronto accademico, collocando i successivi approfondimenti all’interno di una riflessione più ampia sul ruolo dell’Università e della ricerca nel dialogo con le istituzioni e con il territorio.

Intervento del presidente Sidri prof Antonio De Lucia
Intervento del presidente Sidri prof Antonio De Lucia

La dimensione giuridica ha ulteriormente ampliato il confronto. La prof.ssa Antonietta Lupo, dell’Università di Messina, ha ricondotto la  green governance alla riforma dell’articolo 9 della Costituzione. Da questo presupposto ha poi sottolineato “il passaggio verso una concreta e sistemica tutela della biodiversità e degli ecosistemi, una concezione nella quale la protezione della natura non si esaurisca nel vincolo conservativo. Ma possa concorrere alla costruzione di un progresso territoriale sostenibile”.

La prospettiva giuridica ha trovato un naturale completamento nella ricostruzione storico-istituzionale proposta dalla prof.ssa Vittoria Calabrò, ordinaria di Storia delle istituzioni politiche presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Giuridiche dell’Università di Messina. Il suo intervento, “Alle origini della vocazione ‘green’ della Sicilia”, ha ripercorso le tappe attraverso cui nell’Isola si è progressivamente affermata una sensibilità istituzionale verso la protezione dell’ambiente.

Uno snodo fondamentale è stato individuato nel 1981, quando l’Assemblea Regionale Siciliana approvò la legge 6 maggio 1981, n. 98: un passaggio che sancì la nascita della prima riserva naturale siciliana, la Riserva naturale orientata dello Zingaro. E pose le basi per la futura istituzione dei parchi regionali dei Nebrodi, delle Madonie e dell’Etna.

Proprio alla nascita del Parco dell’Etna, Calabrò ha dedicato una parte significativa della relazione, riportando l’attenzione alle origini di un’idea di tutela maturata ben prima della sua formalizzazione normativa. “La proposta di istituire un parco destinato a proteggere un ambiente naturale straordinario e unico in Europa è ricondotta alla figura del botanico ed ecologista Valerio Giacomini, docente dell’Ateneo catanese tra il 1956 e il 1959”.

Il prof. Enrico Lanza, dell’Università di Catania, ha invece affrontato il rapporto tra diritto penale e ambiente. Affiancando alla funzione tradizionale della pena una prospettiva legata al recupero e alla valorizzazione culturale dei territori. «Il riferimento al progetto sul brigantaggio siciliano e al volume Il cammino dei briganti in Sicilia dimostra come anche luoghi segnati da vicende storiche complesse possano essere riletti attraverso la public history. E trasformati in occasioni di conoscenza e riscatto culturale, sociale ed economico».

La memoria di Salvatore Scianò

A dare alla giornata una dimensione profondamente umana è stata la dedica a Salvatore Scianò, proposta da Agostino Zito, Ph.D. candidate in Storia delle istituzioni all’Università di Messina e consigliere nazionale Sidri. «Scianò aveva indirizzato i propri studi alla valorizzazione agroalimentare del territorio. E, in particolare, alla coltivazione del mango nell’areale dei Nebrodi, trasferendo la ricerca universitaria direttamente sul campo».

Particolarmente intenso il ricordo affidato alla madre Rosetta Blanca, che ha ricondotto il significato della giornata non soltanto alla memoria del figlio, ma alla prosecuzione ideale del suo impegno. «Credo che non ci sia modo migliore per onorare la sua memoria che continuare a prendersi cura dell’ambiente e della natura». Un pensiero rivolto anche ai giovani ricercatori Sidri, chiamati attraverso studio, ricerca e confronto a contribuire a una responsabilità che riguarda l’intera comunità.

Green governance / Dai Nebrodi una prospettiva condivisaGreen governance Astanti in sala

Il consuntivo della giornata restituisce così qualcosa che va oltre la somma dei singoli interventi. Diritto, storia, scienze sociali, amministrazione e ricerca hanno osservato lo stesso territorio da prospettive differenti, facendo emergere una convinzione comune. Conservare senza creare opportunità non basta. Così come sviluppare senza tutelare rischia di impoverire proprio ciò che rende un territorio riconoscibile e vitale.

La pluralità di studiosi, giovani ricercatori, amministratori e rappresentanti delle realtà locali che ha animato il seminario ne ha espresso la stessa ragion d’essere. Cioè creare un luogo d’incontro tra produzione scientifica e governo concreto delle comunità.

I Nebrodi diventano allora non soltanto l’oggetto del confronto. Ma un possibile laboratorio di green governance, nel quale immaginare e coordinare sinergie, progettualità e azioni concrete. Un territorio in cui ricerca e istituzioni possano sperimentare nuove forme di collaborazione, capaci di coniugare biodiversità, identità, qualità della vita e sviluppo.

La sfida in partenza da Sant’Agata di Militello è, in fondo, quella di riuscire a proteggere “erga omnes” la natura senza separarla dall’uomo. Valorizzare il patrimonio senza consumarlo e creare sviluppo senza smarrire l’identità dei luoghi.

A questa prospettiva si riallaccia un’ulteriore riflessione del prof. Enrico Lanza. Egli, muovendo dal rapporto tra diritto penale e tutela dell’ambiente, richiama una concezione della legalità non solum come presidio e deterrenza. Sed etiam come “strumento di recupero e di riscatto culturale, sociale ed economico”.

Infine, legalità, conoscenza, tutela e sviluppo possono, dunque, diventare “frazioni” di una medesima strategia e alimentare, invero, “un sentire comune fondato sulla responsabilità e sull’appartenenza”. Un paradigma secondo cui vivere il territorio significa “abitarlo, riconoscerne il valore, averne cura e contribuire consapevolmente al suo futuro”. Così, dalla liaison virtuosa di istituzioni, ricerca e comunità può finalmente prendere vita una “neonata capacità” di vivere con pienezza i territori. Custodirli e modellarli, dando luce alla loro anima.

Green governance / I comitati

A testimoniare la dimensione corale e interdisciplinare dell’iniziativa è stata anche la composizione dei comitati che ne hanno accompagnato la realizzazione.

Il Comitato scientifico era composto da Antonio De Lucia, Claudio Costantino, Vincenzo Russo, Enrico Bocciolesi, Antonino Germanà, Antonietta Lupo, Carlo Colloca, Giuseppe Ciraulo, Enza Pelleriti. Poi da Daniela Novarese, Domenico Barbuzza, Sara La Rosa, Ignazio Digangi, Giuseppe Ferrarello, Bruno Mancuso, Salvatore Sanna e Luigi Di Cataldo.

Del Comitato organizzatore hanno fatto parte Giulia Giacobbe, Luigi Provini, Emanuele Fiore, Luisa Trovato, Agostino Zito, Roberta Casagrande. Poi Tancredi Bertolino, Francesco Armone, Carmelo Moschella e Federico Jelo di Lentini.

 

Luisa Trovato