In vista del seminario sulla green governance del 12 settembre, il sindaco di Sant’Agata di Militello, Bruno Mancuso, traccia una prospettiva per il futuro del comprensorio: turismo integrato, valorizzazione delle risorse locali, sostenibilità e nuove opportunità per contrastare lo spopolamento
Sant’Agata di Militello come cerniera tra il Tirreno e i Nebrodi, punto d’incontro tra costa e montagna e possibile epicentro di un modello di sviluppo, capace di mettere a sistema ambiente, turismo, patrimonio culturale e produzioni locali. È questa la prospettiva delineata dal sindaco Bruno Mancuso, che guarda al futuro della città all’interno di una strategia più ampia per l’intero comprensorio nebroideo. Una visione che orienta l’integrazione delle diverse vocazioni del territorio, facendo della posizione strategica di Sant’Agata un elemento centrale per la crescita sostenibile dell’area.
L’occasione per approfondire questi temi sarà il Seminario di Alta Formazione “La green governance delle aree protette tra diritto, storia e scienze sociali”, in programma sabato 12 settembre 2026 al Castello dei Principi Gallego di Sant’Agata di Militello. L’iniziativa, promossa dalla Società Italiana del Dottorato di Ricerca (Sidri), presieduta dal prof. Antonio De Lucia, riunirà mondo accademico, istituzioni e rappresentanti del territorio attorno alle nuove sfide della tutela e della valorizzazione delle aree protette.
Il seminario assume una valenza particolare proprio nel contesto dei Nebrodi, dove conservazione ecologica, sviluppo economico e partecipazione delle comunità locali sono strettamente interconnessi. Il territorio siciliano e il Parco diventano così un “osservatorio privilegiato”, per interrogarsi sulle forme contemporanee della governance ambientale e sul futuro delle aree interne.
Sant’Agata di Militello, una naturale liaison tra Tirreno e Nebrodi

Per Mancuso, parlare di green governance significa innanzitutto ragionare sulla posizione e sulla funzione che Sant’Agata di Militello esercita all’interno del comprensorio. Il sindaco rivendica la centralità geografica della città, «contemporaneamente costiera e semimontana, sede operativa del Parco dei Nebrodi e Comune capofila dell’Area Interna dei Nebrodi, costituita da 29 Comuni».
Una posizione che consente alla città di guardare in due direzioni solo apparentemente distinte – afferma Mancuso. «Da un lato il mare e le isole Eolie, dall’altro i rilievi dei Nebrodi. È proprio questa continuità geografica e paesaggistica che fa di Sant’Agata una naturale “liaison” tra risorse da considerarsi come un unico patrimonio sul quale costruire nuove prospettive di crescita».
La sfida consiste pertanto nel superare una lettura frammentata del territorio. Costa ed entroterra, nella visione del sindaco, devono diventare «parti di un unico sistema identitario e culturale, nel quale le diverse vocazioni possano rafforzarsi reciprocamente».
Un territorio «più da vivere che da visitare»
È soprattutto sul turismo che questa integrazione può mostrare le proprie potenzialità. Mancuso immagina un sistema capace di mettere in relazione «i porti di Sant’Agata di Militello e Capo d’Orlando con l’hinterland nebroideo, ricco di paesaggi, centri storici, tradizioni, artigianato, pastorizia, gastronomia e produzioni casearie».
Ne deriva un’offerta che non si esaurisce nel turismo naturalistico. Il sindaco richiama le potenzialità del «turismo esperienziale, relazionale, enogastronomico, religioso, escursionistico, culturale, balneare e diportistico. Alle quali si aggiungono i percorsi dedicati agli appassionati di trekking». I Nebrodi diventano, nelle sue parole, un territorio «più da vivere che da visitare», nel quale il rapporto con le comunità locali e con le loro tradizioni costituisce parte integrante dell’esperienza.
Il Parco, dalla tutela all’“Agenzia di sviluppo”
Il rapporto tra il Comune di Sant’Agata di Militello e l’Ente Parco dei Nebrodi poggia su una collaborazione consolidata nel tempo. Mancuso richiama anche la consolidata collaborazione istituzionale tra le due realtà. Lo stesso sindaco ha ricoperto per cinque anni la carica di vicepresidente del Parco. Mentre l’attuale presidente Domenico Barbuzza ha fatto parte della sua Giunta in qualità di assessore. A testimoniare ulteriormente la vicinanza tra le due istituzioni è la sede operativa dell’Ente, ospitata nello storico Palazzo Gentile, di proprietà comunale.

La riflessione di Mancuso si sposta, invero, sulla funzione stessa del Parco e sulla necessità di ampliarne la prospettiva. La salvaguardia e la conservazione del patrimonio ambientale restano una missione imprescindibile. A questa deve tuttavia affiancarsi, nella sua visione, un ruolo più incisivo nelle dinamiche di crescita del territorio.
«Il ruolo del Parco non può essere limitato agli obiettivi per cui è nato», sostiene il sindaco, indicando per l’Ente anche una funzione di «Agenzia di sviluppo», in sinergia con il Comune capofila dell’Area Interna. Necesse est, dunque, «contrastare lo spopolamento e creare condizioni capaci di attrarre e trattenere le nuove generazioni, affinché possano diventare parte attiva dello sviluppo del territorio». L’obiettivo è tradurre il patrimonio naturale in una leva di sviluppo sostenibile. «Turismo e valorizzazione dell’agroalimentare tipico rappresentano, in questa prospettiva, due asset strategici sui quali costruire nuove opportunità, mettendo a sistema le risorse ambientali, economiche e culturali dei Nebrodi».
Sostenibilità, accessibilità e tutela
Sviluppare il territorio significa anche preservarne gli equilibri. Mancuso richiama il percorso intrapreso già dal 2010, attraverso il Patto dei Sindaci e i “Piani di azione per l’Energia sostenibile” (Paes), indicando tra gli obiettivi la riduzione dei consumi alimentati da fonti fossili e l’incremento della produzione energetica da fonti rinnovabili. “In considerazione dei settori strategici dell’Area dei Nebrodi, risulta di notevole rilevanza una particolare attenzione all’aspetto della sostenibilità ambientale”. Anche l’accessibilità alle aree naturali deve trovare un equilibrio con la loro salvaguardia. Da qui l’attenzione alla sentieristica, alla Dorsale dei Nebrodi, alla segnaletica e alle aree di sosta, insieme al rafforzamento della vigilanza e della videosorveglianza. «Rendere il Parco maggiormente fruibile, dunque, senza comprometterne il patrimonio paesaggistico e naturalistico».
Dal “Porto dei Nebrodi” alla “Porta dei Nebrodi”
Nella visione di Mancuso, il futuro di Sant’Agata passa anche attraverso una delle infrastrutture più strategiche per la città: il porto. La prossima apertura del “Porto dei Nebrodi” rappresenta, secondo il sindaco, un’opportunità storica non soltanto per Sant’Agata, ma per l’intero hinterland. L’approdo, nella sua concezione, dovrà diventare una «base di partenza per diportisti e passeggeri provenienti dai collegamenti marittimi. Ai quali offrire la possibilità di proseguire il viaggio verso l’interno, attraverso escursioni organizzate alla scoperta del patrimonio storico, architettonico, paesaggistico e culturale dei Nebrodi».
Dal “Porto dei Nebrodi” alla “Porta dei Nebrodi”. Sant’Agata può, così, rafforzare il proprio ruolo di accesso naturale alle aree collinari e montuose dell’entroterra, configurandosi, nella visione del sindaco, come un vero epicentro geografico e turistico.
Su queste premesse si innesta la prospettiva di un’offerta diversificata, in grado di coniugare balneazione, escursioni, visite guidate, cultura e scoperta del territorio. In questo disegno, trova spazio anche il Castello dei Principi Gallego, sede, tra l’altro, del seminario del 12 settembre. E luogo deputato ad accogliere iniziative culturali e ricreative.
È una visione nella quale la green governance esce, dunque, dalla sola dimensione teorica. Il futuro di Sant’Agata e dei Nebrodi passa, nella prospettiva di Mancuso, dalla capacità di fare sistema, ricomponendo mare e montagna, tutela e sviluppo, patrimonio naturale e iniziativa economica. Una sfida che il seminario del 12 settembre porterà nel cuore del confronto tra ricerca, istituzioni e territorio.
Quella tracciata da Mancuso è, in definitiva, una prospettiva che guarda ai Nebrodi come a un territorio unitario, capace di trasformare le proprie diversità in risorse. La sfida è fare sistema, coniugando mare e montagna, tutela e sviluppo, patrimonio naturale e nuove opportunità economiche. Il seminario del 12 settembre offrirà l’occasione per portare questa visione nel confronto tra ricerca, istituzioni e territorio.
Luisa Trovato
