“Vorrei condividere la mia gratitudine al Signore e al mondo intero, nell’anno del Cinquantesimo della mia Ordinazione sacerdotale”. E’ l’auspicio espresso da don Carmelo La Rosa, rettore del Santuario della Madonna della Vena, a corredo del suo ultimo lavoro editoriale Servi Inutili. Cinquant’anni di Grazia. Presentato al Santuario all’aperto di Vena il 24 agosto da mons. Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e presidente della Cesi. Tra gli ospiti il vescovo di Patti Guglielmo Giombanco, il vicario mons. Agostino Russo, il sindaco di Piedimonte Etneo avv. Ignazio Puglisi e altre autorità civili. Nonchè tanti prelati e suore e fedeli che non hanno mancato di partecipare.
La presentazione è stata condotta e impreziosita da Isidori Raciti che ha letto alcuni frammenti del libro, alternandosi con intermezzi musicali curati dai maestri Egidio Di Mauro al pianoforte e Rosario Tizzone al flauto. Questi hanno eseguito proprie trascrizioni di celebri brani dalla vocazione mariana, annunciate con brevi riferimenti storici.

La prolusione di mons. Raspanti ha tratteggiato alcuni dei molteplici profili suggeriti dal testo. Colpisce innanzitutto la fecondità di scrittura di don Carmelo La Rosa, espressa da un novero ingentissimo di pubblicazioni, da lui motivata con il motto di vita scrivo pregando e prego scrivendo. Ci introduce al suo scritto mons. vescovo, come racconto di sè e dell’opera di Dio compiuta in lui.
Per tale connotazione nel libro non si indulge a una ricostruzione quasi giornalistica delle vicende accadute. E si tende a evidenziare la presenza ora attiva ora solo permissiva del Signore dietro di esse. Il che conferisce loro una compiutezza che può essere compresa nella sua interezza anche solo molto tempo dopo. Ciò che fa affermare a don Carmelo nel testo che nulla è stato inutile ma tutto è servito.
In questo senso può affermarsi, continua mons. Raspanti che scrivendo questo libro don Carmelo si sia cimentato nel fare memoria di mezzo secolo di trascorsi personali così variegati e spesso imprevedibili, nel senso biblico del termine, cioè di rivisitazione e attualizzazione alla luce della Fede.
Campeggia la centralità del rapporto con l’Altare e l’Ambone dove si esprime la Forza della Parola; da vivere e coniugare con un senso enorme di responsabilità che si avverte e che al contempo sostiene. Ma, ricorda il Vescovo, l’essenza stessa della parola può essere colta e accolta soltanto se diventa vita.
In tal senso, la pienezza della testimonianza resa da don Carmelo, proprio nel suo vissuto missionario più che decennale in Albania, che tanto ha arricchito delle comunità reduci da un ferocissimo ateismo di stato comunista, ma al contempo sè stesso. Don La Rosa anche qui, come rettore del Santuario, a quella gente, in qualche modo ancora la sua gente, si sente ancora legato da un filo indissolubile.
Come egli stesso ha avuto modo di riconoscere rispondendo a una delle varie sollecitazioni di mons. Raspanti affinchè prendendo la parola potesse fornire degli ulteriori contributi di riflessione personale. Contributi che infatti non sono mancati e hanno così concorso ad anticipare alcune delle pagine più coinvolgenti.
Gli interventi del vescovo Giombanco, del sindaco di Piedimonte Etneo e altre autorità civili hanno poi arricchito una serata da ricordare per la grande riflessione spirituale e suggestione letteraria.
Giuseppe Longo
