Il giovane autore e attivista siciliano Giuseppe Trovato presenta il libro “Restare è resistere. Per il futuro di una generazione”, un saggio d’impegno civile pubblicato da Navarra Editore. L’obiettivo è proporre una risposta concreta a un contesto socio-culturale in cui l’emigrazione giovanile e la sfiducia nelle istituzioni sembrano il destino ineluttabile della Sicilia.
Lo abbiamo incontrato per parlare di memoria, scuola, partecipazione e del senso profondo di costruire un futuro in Sicilia.
Giuseppe Trovato e il suo libro “Restare è Resistere”
Giuseppe Trovato è laureato in Giurisprudenza e “negli ultimi anni ho cercato di tenere insieme studio, impegno civile e partecipazione”. Già senatore accademico dell’Università di Catania, ha costruito un’importante parte del suo percorso sul campo, incontrando nelle scuole siciliane migliaia di studenti per parlare di mafia, memoria, diritti e cittadinanza. “Da quelle aule, dalle loro domande e anche dalle loro disillusioni nasce “Restare è resistere. Per il futuro di una generazione”.” Il libro prova a raccontare una generazione che spesso ama profondamente questa terra, ma alla quale troppo spesso viene chiesto di scegliere tra le proprie radici e il proprio futuro.
Il rifiuto della rassegnazione
Il punto di partenza del lavoro di Giuseppe Trovato è quella frase rassegnata che si sente continuamente pronunciare tra le periferie e i banchi di scuola: «Tanto qui non cambia niente». Per l’autore si tratta di uno dei nodi più critici della Sicilia contemporanea, perché segnala una sconfitta preventiva.
“Quella frase l’ho sentita tante volte e credo che racchiuda una delle questioni più serie della nostra terra. Il problema comincia quando un ragazzo di quindici, sedici o diciotto anni è già convinto che qualsiasi cosa faccia sarà inutile. Significa che abbiamo perso qualcosa prima ancora che quel ragazzo possa provarci”.
Una rassegnazione che nasce “dall’assuefazione quotidiana a servizi inefficienti, trasporti carenti e spazi pubblici abbandonati”. Da qui l’esigenza di scrivere Restare è resistere: per ribaltare questo schema e dimostrare che “se accettiamo che nulla possa cambiare abbiamo già consegnato il nostro futuro a qualcun altro”.
Il diritto di restare e la responsabilità della politica
Abbiamo affrontato il tema della fuga di cervelli e l’emigrazione giovanile. L’autore precisa che la mobilità deve rappresentare una ricchezza e un’opportunità di crescita. “Per me il diritto a restare parte da una parola fondamentale: scelta. Partire deve essere una possibilità, una bellissima possibilità. […] Il problema nasce quando la partenza diventa una necessità perché nel luogo in cui sei nato non trovi lavoro, servizi, trasporti, formazione o condizioni che ti permettano di costruire una vita dignitosa”.
Giuseppe Trovato rifiuta l’idea che lo spopolamento del Mezzogiorno sia un fenomeno inevitabile. Infatti, richiama alle proprie responsabilità le classi dirigenti locali, spesso colpevoli di aver gestito le emergenze senza una visione prospettica a lungo termine per i piccoli comuni e le aree interne. “Restare, quindi, non significa ridimensionare i propri sogni. Significa pretendere che quei sogni possano essere realizzati anche qui”.
Dalla memoria alla responsabilità quotidiana
Un capitolo centrale del libro di Giuseppe Trovato è dedicato alla memoria antimafia, citando figure fondamentali, come Peppino Impastato. “Il rischio della memoria è trasformare persone profondamente scomode, come Peppino Impastato, in figure innocue. Una fotografia, una frase sui social, una manifestazione una volta l’anno e poi tutto torna esattamente come prima. Peppino ci obbliga invece a farci delle domande. […] Per me memoria significa soprattutto responsabilità”.
Parlando della Generazione Z, Trovato osserva come i ragazzi percepiscano la mafia in modo diverso rispetto al passato. Questo poiché non sempre si manifesta con la violenza eclatante delle stragi. Negli incontri con gli studenti, si concentra sui comportamenti quotidiani, sulla cultura del favore e sull’omertà. “La memoria acquista valore quando entra nelle nostre scelte quotidiane: quando denunciamo un abuso, quando difendiamo un diritto, quando rifiutiamo una scorciatoia, quando non rimaniamo in silenzio davanti a ciò che sappiamo essere sbagliato. Altrimenti rischiamo di ricordare perfettamente i morti e dimenticare completamente ciò per cui hanno vissuto”.
Politica come servizio e partecipazione reale
Di fronte alla diffidenza dei più giovani verso la politica, considerata spesso distante o compromessa, l’ex rappresentante studentesco invita a cambiare prospettiva. Prima di chiedersi perché i giovani non partecipino, bisognerebbe chiedersi perché dovrebbero fidarsi.
“Politica è occuparsi della propria scuola. È chiedere un autobus in più. È organizzare un’associazione. Ma è anche prendersi cura di una piazza. È partecipare a un consiglio comunale. […] Quando un giovane scopre che può incidere davvero sulla vita della propria comunità cambia anche il rapporto con le istituzioni”.
Dalla sua esperienza all’Ateneo catanese, Trovato ha tratto la convinzione che “la distanza più grande è la sensazione di inutilità”. I giovani desiderano partecipare, ma abbandonano l’impegno se le loro proposte non trovano ascolto né risposte concrete.
Un patto civile per la fascia jonico-etnea
Guardando al contesto locale, e in particolare al territorio jonico-etneo, Giuseppe Trovato propone di ripartire dalle “cose semplici”. L’obiettivo deve essere quello di analizzare le motivazioni che spingono un giovane ad andare via e mettere in rete le straordinarie risorse della zona, dal turismo al patrimonio culturale.
“Nella fascia jonico-etnea abbiamo università, turismo, agricoltura di qualità, patrimonio culturale, mare, Etna, imprese, associazionismo e comunità molto forti. Spesso queste energie rimangono separate. Il salto da fare è metterle in rete”.
L’autore ricorda anche momenti toccanti e complessi del suo impegno sociale e politico. Racconta di quando fu contestato e minacciato a Palma di Montechiaro dopo aver parlato pubblicamente di mafia. E anche quando a Motta Sant’Anastasia gli studenti hanno rotto simbolicamente delle scatole per dire no all’omertà. Sono episodi che confermano la necessità di una scuola attiva, capace di andare oltre la semplice teoria dell’educazione civica per diventare un vero laboratorio pratico di democrazia.
Libertà di restare, coraggio di cambiare
In conclusione, il messaggio che il libro di Giuseppe Trovato, edito da Navarra Editore nella collana “Officine”, desidera consegnare a chi lo sfoglia si riassume in un’unica ed essenziale parola: Scegliere.
“Vorrei che un ragazzo, chiudendo questo libro, sentisse di avere ancora la possibilità di scegliere. Scegliere di partire. Scegliere di restare e scegliere di tornare. Scegliere di impegnarsi oppure semplicemente di non voltarsi dall’altra parte. Vorrei soprattutto che non accettasse mai l’idea che il proprio destino sia già scritto dal luogo in cui è nato”.
Sabrina Levatino
