Il 15 Agosto di ogni anno Butera, in Sicilia, celebra ‘U Sirpintazzu’, tradizione che i cittadini più anziani continuano ad amare, e che guadagna simpatia da parte dei più piccoli. Una festa secolare, che incarna lo spirito del paese. Quindi, in occasione dell’Assunzione di Maria in cielo, ecco che il popolo si raccoglie in Piazza Dante, per ricordare la liberazione del paese dal male.
Tradizione a Butera / In Sicilia, la leggenda de ‘U Sirpintazzu’
Alcune persone, nascoste al suo interno, manovrano un fantoccio in cartapesta e stoffa e lo portano in giro per le vie del paese, incarnando la ‘Biddrina’. Secondo i racconti che i nonni hanno tramandato ai nipoti nel corso delle generazioni, la Biddrina si aggirava presso la contrada ‘U Sieggiu’, a nord rispetto alla frazione marittima della Marina di Butera. Pare essere un serpente acquatico di almeno sei metri. Include sia tratti di drago che di coccodrillo e i grandi occhi rossi le permettono di ammaliare le sue vittime. I terreni erano il suo habitat. Questo rendeva pressoché impossibile per i contadini avere alcunché di bestiame, necessario per il sostentamento, che veniva mangiato dalla creatura, e impediva loro di coltivarli. I contadini risolsero definitivamente il problema utilizzando un’esca per attirare l’animale nella trappola.
La conoscenza come punto di partenza
Secondo alcune fonti, il termine deriva da ‘Belluino’, cioè “bestiale”, per indicare le dimensioni poco modeste del suo corpo e l’aspetto spaventoso. Gli adulti usavano la sua storia come monito per tenere i bambini lontani da fiumi e pozzi profondi e pericolosi. Importanti studiosi come Giuseppe Pitrè, rinomato etnologo italiano, hanno studiato questa figura zoomorfa della quale scrisse: <<Ha un corpo simile a un grosso pesce con testa e lungo becco d’uccello.>>

Una festa a metà
La tradizione de ‘U Sirpintazzu’ di Butera costituisce parte dell’identità del paese, ma non è completa senza il gioco dell’oca. L’oca rappresenta l’esca che, secondo la tradizione, permise di catturare e uccidere il serpente, liberando definitivamente le campagne dalla sua presenza. In seguito all’intervento del WWF, che espresse dissenso verso la pratica, gli organizzatori sostituirono l’oca con un peluche. Il WWF definì la pratica barbara per il modo in cui gli organizzatori trattavano l’oca.

L’usanza prevede di appenderlo per i piedi a una trave, lasciandolo pendere a testa in giù per attirare il serpente. Il gioco consiste in un continuo tira e molla. Quando il serpente sembra sul punto di afferrare l’esca, gli organizzatori tendono la corda per allontanare il peluche e la allentano subito dopo per riavvicinarlo.

Successivamente invitano una persona del pubblico a salire sul palco per cercare di afferrare alcuni pacchetti contenenti piccoli gadget o caramelle da distribuire ai bambini. L’attesa intrattiene il paese, che esorta il candidato come in un gioco interattivo, nel quale l’incoraggiamento è direttamente proporzionale al tasso di riuscita.
Da folclore a religione

Altrettanto fondamentale è il legame di questa festa con quella di San Rocco, che ha avuto un ruolo di protezione verso il paese; non per niente ne è il patrono. Celebrato il giorno successivo, il 16 agosto, la comunità di Butera ricorda questo evento attraverso antichi proverbi, come «All’unnici ‘i innaru a vint’on’ura si vitti e nun si vitti Terranova; s’unn’era ppi Maria, nostra Signura, sutta li petri fussi Terranova». Il proverbio ricorda la scossa che, l’11 gennaio alle 21, sconvolse Gela e la distrusse, così come gran parte della Sicilia orientale. La comunità celebra inoltre San Rocco con le sue canzoni, che risuonano per tutto il giorno dalla sua chiesa.
Simona Guzzardella
