Intervista / Pagano, presidente dell’Università popolare acese: “Verso un’integrazione totale col territorio”

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Anche l’Upgc (Università popolare Giuseppe Cristaldi) di Acireale si è dovuta fermare in conseguenza del Covid 19. E con essa è stata sospesa l’intensa attività culturale che produce a beneficio del territorio, non solo acese, e soprattutto dei cittadini di seconda e terza età. Per saperne di più abbiamo incontrato il suo presidente, prof. Angelo Pagano, docente all’Università di Catania in insegnamento specialistico per il corso di laurea in fisica.

Prof, ci ricorda brevemente la nascita dell’Upgc?

L’Università popolare di Acireale è nata nel 1998 in seno all’associazione “Misericordia“, in particolare dall’impegno dell’allora presidente Saro Sorbello, una persona dotata di grande lungimiranza. Lo scopo era quello di costruire un punto di aggregazione ma non per la terza età, termine che nello statuto non compare mai; ancora oggi l’età media degli iscritti non è elevata anche se buona parte dei partecipanti si trova in una fase della vita in cui ha più tempo a disposizione; l’idea era quella di aggregare persone con la volontà di fare un percorso culturale permanente. Questa tradizione dura tutt’oggi; ho potuto constatare che la maggior parte delle persone che frequenta sono dotate di desiderio di cultura ed hanno una visione molto ampia di quella che è la società, atteggiamento questo evidenziato anche da quei frequentatori dell’Upgc che, pur vivendo in Italia, provengono da Paesi diversi. Dovendo sintetizzare,  l’università popolare era e rimane un luogo di integrazione culturale di ampio respiro.

Cosa è cambiato con la sua presidenza?

Ho provato, e in parte ci sono riuscito, ad aprire l’università popolare al territorio. A prescindere dal momento che stiamo vivendo, proponiamo spesso delle gite culturali che sono diventate il perno dell’associazione soprattutto per la possibilità di momenti di integrazione. Cerchiamo sempre di scegliere dei posti interessanti dal punto di vista culturale e dal punto di vista sia della storia antica che della storia più recente. Abbiamo cercato, io e il direttivo, di integrarci con le attività locali quindi abbiamo partecipato alle iniziative del comune e alle iniziative dell’Accademia degli Zelanti e dei Dafnici, della quale io sono socio.

Che ruolo ha il corpo docente nella università popolare?

Assai vario e vasto è il corpo docente che riesce a portare molta vivacità in seno a tutta la struttura dell’Università popolare. Ogni docente parla lingue diverse, dal punto di vista culturale, naturalmente, ma, come all’unisono, esprime concetti unificanti la cultura tutta. Una classe docente che io intendo lodare, innanzi tutto, perché tantissime persone mettono a disposizione una parte del loro tempo, che potrebbero dedicare a qualsiasi altra cosa, e gratuitamente, invece lo impegnano per gli altri e questa già è una cosa degna di essere sottolineata. I docenti sono certamente la parte principale del corso, senza i quali non si sarebbe potuto portare avanti questo progetto culturale, i loro corsi sono vari e il più delle volte molto ambiziosi. Difficilmente in queste lezioni si assiste a delle ripetizioni di argomenti che si possono trovare nei vari testi, il più delle volte sono elaborazioni personali della cultura. Ciò porta a una grande apertura mentale anche nelle persone che assistono a queste lezioni e naturalmente a tutta l’Upgc.

Chi si iscrive a questi corsi? Come si può partecipare?

Abbiamo un notevole numero di iscritti ai corsi e poi abbiamo i soci sostenitori, che sono una trentina e che partecipano con una quota associativa ma soprattutto mettendo a disposizione il proprio tempo per la parte organizzativa. Gli iscritti ai corsi sono abitualmente delle persone molto disponibili che si avvicinano a noi oltre che per la cultura anche per stare con altre persone e quindi per creare un dialogo.

Oltre a lei come presidente come è composta l’organizzazione dell’università popolare?

Le attività vengono decise insieme, cioè da me e da un Consiglio direttivo di altissimo livello, formato da persone di grandi capacità e soprattutto di grande volontà, che poi è la spinta iniziale affinché un’attività del genere possa andare avanti. Quando io ho accettato il ruolo della presidenza ho chiesto espressamente che il direttivo, e quindi i suoi componenti, avessero un’autonomia molto forte affinché le attività potessero funzionare anche se non ci fosse stata in quel momento la mia presenza, visto che io svolgo ancora la mia attività lavorativa. Ma ho anche voluto dire loro che la comunità sarebbe stata il risultato del loro impegno, il risultato di quello che loro avrebbero fatto.

Da chi è composto il direttivo?

Siamo sette persone compreso me: c’è Saro Bella, Sebastiano Leonardi (che fa parte della “Misericordia” dove si trova la nostra sede sociale), Lella Costa, Enzo Mancuso, Rita Scammacca e Giuseppe Grasso (in qualità di economo).  Poi ci sono altre persone, che al bisogno ricevono un invito nominale, che ci aiutano nell’attuazione di programmi particolari. Tutte persone di alto livello con cui fino ad oggi ho lavorato benissimo.

Quali sono i vostri corsi di punta?

Ne abbiamo diversi, diciamo che tutti sono corsi di punta, ma quattro sono particolarmente numerosi: lingue, canto, ballo e teatro. Ognuno di questi ha bisogno di molto impegno e perseveranza; però, poi, alla fine, quando noi partecipiamo ad eventi particolari con i canti o con le attività teatrali o di lingue, chiaramente, la soddisfazione è grande.

Come mai non vi siete attivati a continuare le lezioni in rete come si fa per molte attività?

Fino ad oggi abbiamo cercato di evitare di fare i corsi online, proprio perché lo scopo principale è l’aggregazione, anche se poi il nostro pensiero va a chi magari non è capace o non è attrezzato per attivare questi corsi su una piattaforma.

Sicuramente quando ha iniziato questo percorso avrà avuto delle aspettative, si sono concretizzate?

Inizialmente ero un po’ scettico per diversi motivi; adesso, invece, sono molto contento di avere accettato questo incarico. Tra l’altro, mi rendo conto che l’associazione rappresenta molto bene le mie idee di impegno nel territorio. Siamo riusciti a fare delle cose molto interessanti grazie anche al carico assunto da alcuni oltre che al direttivo, per esempio dell’ingegnere Borzì che ha realizzato il lavoro su “Aci e Galatea” presso l’Accademia degli Zelanti.

Professore Pagano, quali progetti per il futuro?

Il  progetto più grande, sicuramente, è proseguire col nostro percorso, che si è interrotto agli inizi dell’autunno poco dopo essere iniziato, e quindi portare a termine tutti i corsi e che avevamo previsto. Nel frattempo, insieme al direttivo e ad altre persone, abbiamo cercato di inserirci all’interno del Comune per il progetto delle manifestazioni dantesche. Noi abbiamo fatto delle richieste ben precise di letture ed interventi da parte dei nostri docenti. Il professore Alfio Mazzaglia sta tenendo i contatti con il Comune. Spero proprio che queste attività riescano, perché Dante è una figura importante con la quale non si può certo scherzare e, quindi, richiederà tanto impegno per quasi ognuno dei componenti dell’Upgc. Passato questo momento, quello che desideriamo maggiormente fare è riprendere le lezioni e le nostre gite culturali; abitualmente ne facevamo almeno tre l’anno.

Le mancano i momenti di aggregazione dei corsi?

Io, purtroppo, non sempre potevo partecipare per motivi di lavoro; quello che mi manca e che mi fa stare in pena è che le 150 persone che quest’anno si erano iscritte non possono godere di momenti di serenità  e di contatto, quindi di aggregazione e, naturalmente, degli argomenti che i docenti avrebbero loro proposto. Tutti speriamo che questo momento passi al più presto, nel caso in cui, per lungo tempo, non saremo ancora in grado di fare lezione in presenza, allora dovremmo sicuramente attivarci con una piattaforma per proporre le lezioni in una modalità online. Naturalmente avremo anche attenzioni particolari rispetto alle persone che non hanno un computer o che non sono avvezze a utilizzare queste piattaforme; verrà loro più difficile, quindi si è già pensato di formare dei gruppi di lavoro, ma naturalmente noi speriamo che tutto questo passi e si possa riprendere una vita normale.

                                                      Mariella Di Mauro

 

 

 

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