Interviste / Alfio Seminara: “I valori della mia terra non passano di moda e li rivivo attraverso la memoria”

 Alfio Seminara ci ha spiegato i motivi ispiratori del suo libro ‘All’ombra del Campanile”; le sue parole evidenziano il  viscerale attaccamento alla  terra natale.
‘All’ombra del Campanile’, cioè nel nucleo urbano che gravita attorno alla storica chiesa, possono a suo parere ancor oggi essere evocati quegli antichi valori fondanti la Aci San Filippo dei suoi tempi?

Secondo me sicuramente,  e per almeno due ragioni: è giusto e importante che i giovani conoscano il passato del territorio in cui sono nati o dove vivono e, secondo, perché non si può costruire il futuro senza avere conoscenza del passato. I valori fondanti che hanno tenuto in piedi la comunità dei “sanfilippoti” nel corso dei secoli (onestà, solidarietà, senso del dovere, attaccamento alla famiglia, sentimento religioso, attaccamento alle tradizioni, senso di appartenenza alla comunità, etc.) non sono valori che passano di moda né da un giorno all’altro e nemmeno da un secolo all’altro, ma sono valori eterni. Perciò, evocarli, raccontarli, riviverli attraverso le persone o attraverso gli avvenimenti è sicuramente segno di una continuità non solo materiale, ma soprattutto spirituale.

Considerato che vive lontano dal suo paese d’origine, in che misura lei si sente ancora ‘sanfilippoto’?

Forse è proprio il fatto di vivere lontano dal mio paese che avverto, più di quando ci abitavo, la mia appartenenza a quella comunità, la mia “sanfilippesità” (se mi passate il termine!): me la sento quasi stampata addosso come un marchio indelebile; anzi, con gli anni questa appartenenza si è sempre più acuita, ma è diventata nello stesso tempo sempre più dolorosa, come una ferita che non si è più rimarginata. E questo è dipeso dal fatto che mi sono, io stesso, tagliato le mie radici, non avendo più un punto di appoggio in paese.

 Cosa significa per lei immergersi nuovamente nella realtà del suo paese d’origine quando le capita di farvi ritorno?

Significa respirare di nuovo l’aria della mia terra, risentire ancora gli stessi odori e gli stessi profumi, significa rivedere i miei compagni di infanzia e di giovinezza e rivivere, con loro, gli anni trascorsi, anche se non più in maniera reale ma filtrati attraverso la memoria. Certo, non mi sento più a mio agio perché quel “mio” paese non esiste più, perché è radicalmente cambiato nel suo aspetto esteriore, perché non è più quella piccola comunità che mi ha visto nascere e crescere e diventare adulto. Ci tornerei spesso, ma qualcosa mi trattiene dal farlo, soprattutto il pensiero di non trovare più “tutti” i miei compagni e amici.

Nando Costarelli

 

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