Oggi abbiamo invitato un politico di Mascali che seppe intrecciare le vicende personali con gli interessi del bene comune nella seconda metà dell’Ottocento, come ha scritto Vincenzo Di Maggio in un contributo apparso in Memorie e Rendiconti nel 1996.
Parliamo del cav. Luigi Zanghi (Mascali, 14 febbraio 1839 – 28 agosto 1896).
Bentrovato cav. Luigi Zanghi. Prima di parlare di politica, vorrei chiedervi qualche notizia sulla vostra famiglia d’origine.
Sono nato a Mascali il 14 febbraio 1839 da Carmelo Zanghi, un ex borbonico, e da Domenica Patanè. I miei genitori preferirono mandarmi a studiare presso l’Istituto dei Padri Filippini di Acireale, uno dei più rinomati del comprensorio etneo.

Dopo gli studi tornate nel paese d’origine?
Dopo la parentesi scolastica ad Acireale, l’11 settembre 1864 sposo Carmela Grasso da cui ho avuto quattro figli. La primogenita Giovannina sposa Placido De Salvo, un industriale ripostese.
Nel 1880 ricevete una prestigiosa nomina dal Regno d’Italia.
Ero un semplice imprenditore agricolo, chiamato nel 1879 alla carica di sindaco del Comune di Mascali. Per le mie buone capacità di amministratore della cosa pubblica, un anno dopo, nel 1880, ricevo la nomina a Cavaliere della Corona d’Italia, l’unica accettata, perché tutte le altre le ho volentieri rifiutate.
Come scrive Vincenzo Di Maggio, è stata encomiabile la vostra operosità durante l’epidemia asiatica del 1881.
In quel periodo non mi sono assentato un giorno dal paese, sono rimasto con la mia famiglia per controllare l’applicazione dei regolamenti di igiene e per portare conforto alle persone indigenti a Mascali e a Nunziata. Un terribile morbo che ha causato molte morti.
Il canonico Luigi Giuliani di Villarosa nel giorno delle vostre esequie vi ha elogiato come uomo di sani principi e valori cristiani.
Il can. Giuliani si riferiva alla mia esperienza al Parlamento italiano. L’attività in Montecitorio era fomentata da conflitti, in cui l’unico interesse era per i partiti e non per il bene comune, per il quale noi politici eravamo chiamati dagli elettori. Chi mi ha conosciuto, sa benissimo che ho speso parte della mia vita per il bene del mio paese. Ho tenuto sempre in alto il valore della giustizia in una terra purtroppo martoriata da insidie e lotte sociali.
Riprendo Vincenzo Di Maggio che in conclusione al suo contributo afferma come sono ancora attuali le parole dette dal can. Giuliani.
Un monito per tutti gli amministratori della cosa pubblica. Non bisogna mai dimenticare che un politico è sempre un uomo, e come tale deve gestire la cosa pubblica non in modo personale, bensì per il bene della collettività. Mio padre Carmelo era un ex borbonico, di quella Sicilia in cui nel 1734 Carlo di Borbone va alla conquista per sottrarla dalla dominazione austriaca. Ho visto cos’è accaduto con Giuseppe Garibaldi, sono stato uno spettatore del passaggio dalla dominazione borbonica all’Unità d’Italia.
Marcello Proietto
