Interviste siciliane – 56 / Padre Giuseppe Damiani seppe coniugare scienza e fede in un equilibrio unico

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Padre Damiani

Padre Giuseppe Damiani (Palermo, 16 dicembre 1925 – Acireale, 1978) è stata una figura straordinaria, capace di coniugare scienza e fede in un equilibrio unico.​
In questa intervista  cerchiamo di ripercorrere il pensiero e la vita di un uomo che ha lasciato un segno indelebile nella storia della scienza e della spiritualità.

Bentornato, padre Damiani. Siete stato un uomo che ha saputo unire la scienza e la fede in modo straordinario. ​ Potete raccontarci come siete riuscito a conciliare questi due aspetti nella vostra vita?

Dopo aver frequentato il Collegio “Gonzaga” dei Padri Gesuiti a Palermo, sono entrato nella Compagnia di Gesù il 17 dicembre del 1940, e ordinato sacerdote nel 1963. Per me, scienza e fede non sono mai state in contrapposizione, ma piuttosto due facce della stessa medaglia. La scienza mi ha permesso di esplorare il mondo fisico, di comprendere i fenomeni naturali e di avvicinarmi al mistero della creazione.
La fede, invece, mi ha dato la forza e la motivazione per dedicarmi agli altri, per vedere la bellezza e la sacralità in ogni cosa. ​ Scrutare le viscere della terra e osservare il cielo e le stelle mi ha sempre fatto riflettere sulla grandezza di Dio e sul suo disegno per l’universo. ​

Avete diretto, dal 1958, l’Osservatorio Meteorico-Sismico del Collegio “Agostino Pennisi” di Acireale. ​ Padre Giuseppe Damiani, quali sono stati i momenti più significativi della vostra carriera scientifica?
veduta aerea Collegio Pennisi
In una cartolina postale la veduta aerea del Collegio Pennisi

Ogni giorno trascorso all’Osservatorio è stato significativo per me. ​ Ho avuto la fortuna di lavorare con strumenti che spesso costruivo personalmente, utilizzando materiali di recupero. ​ Ricordo con affetto le spedizioni alle discariche della base NATO di Sigonella, dove trovavo oggetti che gli altri consideravano inutili, ma che per me rappresentavano una risorsa preziosa. ​ Con un po’ di ingegno e creatività, riuscivo a trasformare vecchi ventilatori in rotatori di antenne e scatole di biscotti in componenti per circuiti elettronici.
I tappi del Nescafè diventavano splendide manopole per il VFO e i contenitori di medicine venivano trasformati in tasti telegrafici. Era un lavoro che mi appassionava e che mi permetteva di contribuire alla ricerca scientifica, anche con mezzi limitati. ​

Si dice che foste molto vicini ai giovani e che molti di loro abbiano intrapreso carriere scientifiche grazie al vostro esempio.

Quando insegnavo, cercavo di rendere la scienza accessibile e interessante, mostrando agli studenti che la fisica non è solo teoria, ma anche pratica e sperimentazione. ​ Li invitavo nel mio laboratorio, li coinvolgevo in esperimenti e li incoraggiavo a fare domande. ​
Volevo che capissero che la conoscenza è un viaggio, un’avventura, e che ogni scoperta, anche la più piccola, può essere fonte di grande gioia. Molti di loro hanno intrapreso carriere in fisica, geologia, vulcanologia e ingegneria, e questo mi riempie di orgoglio. 

Oltre alla scienza, avete dedicato molto tempo ai bisognosi e agli ultimi. ​ Potete raccontarci qualcosa di questa vostra missione?

La mia vocazione come gesuita mi ha sempre spinto a servire gli altri, soprattutto coloro che si trovavano in difficoltà. ​ Trascorrevo ore con i poveri, ascoltando le loro storie, offrendo conforto e cercando di alleviare le loro sofferenze. ​ Mi chiamavano “il gesuita dei terremotati” perché ero sempre presente nei momenti di crisi, cercando di portare un po’ di speranza e di aiuto. ​ Per me, la carità è il cuore della fede, e ho sempre cercato di vivere secondo il principio “Charitas omnia sustinet” – tutto può la carità. ​

Padre Giuseppe Damiani, discendete da una famiglia colta e di nobile lignaggio. In che modo le vostre origini hanno influenzato il vostro percorso?padre Giuseppe Damiani

È vero, la mia famiglia aveva una lunga tradizione culturale e artistica. ​ Mio nonno, Giuseppe Damiani Almeida, era un architetto, esponente delle correnti neo-classiche, che ha lasciato un segno indelebile nella città di Palermo con opere come il Politeama, Palazzo Valenti e il Mausoleo Florio. ​ A Termini Imerese il Castello di Favignana e lo Stabilimento delle Terme.
Tuttavia, non ho mai considerato la cultura un privilegio riservato a pochi. ​ Ho sempre creduto che la conoscenza dovesse essere condivisa con tutti, indipendentemente dalla loro origine o condizione sociale. Questo è stato uno dei principi che ha guidato la mia vita. 

Qual è il ricordo più caro che portate con voi del vostro lavoro e della vostra vita?

Ci sono tanti ricordi che custodisco nel cuore, come la salita in quota a fotografare l’eruzione dell’Etna del 1964. Ma uno dei più preziosi è quando nel 1973 ho fondato con lo pseudonimo IT9DAM, insieme ad altri temerari radiomatori, la sezione ARI, Associazione Radioamatori Italiani di Acireale, staccandola materialmente da quella di Catania. Ricordo le serate passate a costruire strumenti insieme, a sperimentare e a scoprire nuove cose. ​

 

Marcello Proietto