La forza della parola / Riflessioni su un’omelia, in viaggio per un volo su “ali d’aquila”

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aereo in volo

Indotto da ragioni di lavoro a brume già autunnali ed espletato il mio mandato professionale, in attesa del volo di rientro agli ancora assolati lidi patrii, dispongo di qualche ora libera. Mi reco così in una chiesa locale, già più volte visitata in passato, per partecipare alla messa. Prassi peraltro, divenuta ormai quasi familiare; maturata in analoghe precedenti occasioni. Giunto appena in tempo mi rendo conto di aver trovato stavolta un celebrante mai visto prima. Ne colgo subito la diversità di inflessione coi miei sacerdoti; anzi la pressochè totale assenza.

Sì che, cimentatomi invano a cercare di individuarne la provenienza, mi convinco sia meglio concentrarmi sulla Parola. A ciò, non nego, ricondotto anche dal suo tono quasi accademico. Accolgo in compiaciuto ascolto, trattandosi di messa feriale, un’omelia concisa ed essenziale.   In cui il brano in commento è chiosato in eloquio forbito, indice di un elevato livello culturale. Articolato in una sequenza rigorosa, causalistica, non scevra di citazioni di Gandhi e Fromm.

L'autore della riflessione
L’autore della riflessione

Sequenza che mi ritorna in mente, un po’ come per Mogol e Battisti, a messa finita, diretto in aeroporto.  Con l’apprezzamento per la facondia della prolusione udita; ma… c’è un tarlo che compare. E inizia a giocare a nascondino con i miei pensieri. Sempre più invadente e insistente. Fino a farmi chiedere se quelle stesse citazioni non avrei potuto udirle in una qualsiasi conferenza. E se in tal caso non avessero destato riflessioni identiche in ogni ascoltatore; credente o no. Il tarlo si fa ancora strada; forse pure più velocemente del treno che mi porta all’aerostazione.

Dov’era Gesù in quell’omelia?

Mi chiedo chi, invece, se presente in chiesa, avrebbe potuto trarne conforto; credente o no. Il tarlo raggiunge il suo obiettivo, proprio mentre arriviamo alla stazione attigua all’aeroporto. In quelle considerazioni dal voluto taglio sociologico, ma anche un po’ banalmente buonista, in tutto ciò… dov’era e dov’è Gesù? Presunto; dato per scontato; o superato da altri maestri?

L’ammirazione è quasi per volgersi in riprovazione; che fa pure rima con rassegnazione, per la fila al security control… ove il tarlo mi insinua parole destinate a quel prete ma mai proferite.  Ma se tu hai Gesù, a che ti servono gli altri? Quale insegnamento può essere più profondo e più vero di quello del Vangelo? Se tu hai questa Grazia, è questa che devi testimoniare.  Lascia Gandhi e Fromm ad altri, a cui bastano; tu, parla del Signore, a chi non si accontenta.

Cerco una poltroncina libera davanti al gate, ripetendomi quel richiamo all’umiltà confidente con cui devo sempre confrontarmi, come segnale d’allerta, ogni volta che mi sento… arrivato: Ti rendo lode o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli e agli umili (Mt.11.25).
Qui chi il dotto e chi l’umile? Giunta l’hostess di terra per la verifica delle carte d’imbarco, sparito il tarlo, mi chiedo se il giudizio inflessibile su quell’omelia, a cui sono infine giunto, non sia eccessivo e arbitrario.

La forza della parolaIn volo

Intento più a fugare i dubbi, che ad accodarmi ai primi, lascio raccogliersi la fila davanti a me. Cerco una guida che possa avallare o reindirizzare il mio pensiero e questo corre al richiamo di San Paolo VI sul Ministero della Parola e sulla genuina arte della parola sacra che deve qualificarsi per semplicità, limpidezza e forza.
Presa la direzione giusta compulso il pc e trovo al volo, è proprio il caso di dire, l’esortazione di Papa Montini: Uno strumento spirituale così alto e misterioso qual è la Parola, non può essere trascurato anzi deve essere adoperato con molta perizia per gareggiare nobilmente con quanti oggi hanno larghissimo influsso con la parola mediante l’accesso alle tribune della pubblica opinione (Enc. Ecclesiam Suam, 95).

Se una tenzone andava affrontata già allora, figurarsi ora nel proliferare del bla bla nei social. Rinfrancato dalla plausibilità, quanto meno, delle mie perplessità, mi rifugio nei testi conciliari. Rilevo che il Vaticano II raccomanda: Abbiano cura i presbiteri di coltivare adeguatamente la scienza e arte liturgica, affinchè per mezzo del loro ministero liturgico le comunità cristiane affidate a essi elevino una lode sempre perfetta a Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo (Decr. Presbyterorum ordinis, 5). Essendo la Sacra Liturgia precipuamente culto rivolto a Dio, del pari è pure ricca fonte d’istruzione per il popolo fedele (Cost. Sacrosanctum Concilium, 33). Così per Papa Francesco, valorizzare l’omelia supera qualsiasi catechesi; il momento più alto del dialogo tra Dio e il suo popolo, prima dell’Eucaristia (Esor. Evangelii Gaudium, 127).

Un’omelia non attinente alla Parola

Mentre i tempi di smaltimento della fila cominciano a sembrarmi un po’ lunghi, dall’ultimo posto rifletto come non sia questione di lunghezza dell’omelia, ma di attinenza … alla Parola. Partire proprio da essa, per guidare e fare ascendere fino al cielo i cuori dei fedeli in ascolto. Non sospinti da facili ma poco pertinenti sentimentalismi, ma su ali d’aquila (Salmo 90 (91)).Il viaggio della parola copertina

Consegno finalmente il mio boarding pass e mi avvio nel tunnel verso il portellone dell’aereo. In attesa dell’avvio, come d’abitudine, mi proietto già sugli impegni e gli orari dell’indomani.  Passando, l’hostess risponde solerte al sorriso che devo aver accennato, senza accorgermi.  Forse immaginando l’espressione del mio parroco, ove dovessi condividere i miei pensieri.
Rientrando, ritorno alla sua guida gioiosa ma risoluta: bisogna sempre ripartire dalla Parola!  Parola sempre in viaggio, che dischiude la promessa creduta con un atto di accoglienza disponibile; poi vissuta, infine compresa, testimoniata, confessata quale frutto d’un cammino sorretto dalla fiducia, animato da una fede sempre rinnovata ad ogni apparente smentita.

Come recita l’incipit del libro di don Luca Bassetti che inizio a leggere subito dopo il decollo. Il volo sarà meno tedioso del solito, stavolta… sulle ali rifulge l’ultimo riverbero del tramonto.

                                                                                            Giuseppe Longo