Ospedale di Acireale / Solo per malati Covid? La Voce del Manager: oltre le polemiche, fare squadra per tutelare la salute

Dopo la notizia data dal sindaco di Acireale della conversione, da parte della Regione, dell’ospedale acese in struttura Covid-19, si è accesso un forte dibattito sull’argomento, con opposte prese di posizione dei vari amministratori locali, e non solo. La notizia, apparsa sulla pagina personale Facebook del primo cittadino Stefano Alì e non sul sito istituzionale del Comune, nel quale, mentre scriviamo, non vi è ancora traccia, né vi è traccia del bollettino contagiati Covid nel comune di Acireale e sui siti istituzionali, in quanto il sindaco sembrerebbe preferire comunicare con la comunità acese dal suo account personale Facebook Stefano Alì anche quando si tratta di dare messaggi alla comunità rientranti nelle sue funzioni istituzionali.

Il sindaco Stefano Alì

I CANALI UFFICIALI?

Prima considerazione che facciamo: come mai un amministratore comunale non usa i canali ufficiali di comunicazione dell’ente per dare notizie inerenti alla sua carica istituzionale, ma il proprio account social? I toni della comunicazione utilizzati non sembrano toni da carica istituzionale che rappresenta il governo ma, piuttosto, sembrano toni da consigliere comunale di opposizione che comunica con la propria base elettorale più che con la cittadinanza. Si può essere d’accordo o meno sull’opportunità di trasformare l’ospedale di Acireale in struttura Covid-19, ma bisogna mantenere dei toni consoni alla carica che si ricopre, evitando di soffiare sul fuoco ed accendere gli animi dei cittadini, contribuendo ad incrementare esasperazione, malcontento, sfiducia nelle istituzioni da parte dei cittadini, praticamente l’opposto di quanto ci si aspetta da una carica istituzionale.

L’INDIGNAZIONE DEI SINDACI

Ovviamente, tutti gli amministratori hanno a cuore la salute dei propri cittadini e ci sembra di capire che l’opinione del sindaco di Acireale è proprio questa: trasformando l’ospedale in struttura Covid-19 vengono a mancare altri preziosi servizi alla popolazione del comprensorio acese. Il grido di indignazione dei sindaci del comprensorio viene proprio da questo: dalla sensazione di essere stati “scippati”, senza addirittura essere stati consultati prima, di un bene prezioso come l’uso dell’ospedale per i propri cittadini. Questo è comprensibile e spiega anche i toni non proprio istituzionali dell’intervento sulla propria pagina personale Facebook.

POSTI LETTO VITALI

Vogliamo ricordare a tutti gli indignati per questa scelta, soprattutto a chi ha ruoli politico- istituzionali che siamo in emergenza sanitaria, che bisogna trovare dei posti-letto per la tutela delle persone da ricoverare.
Sembra che il virus non sia un nostro problema, che gli abitanti serviti dall’ospedale di Acireale siano immuni dal virus e quindi non ne avranno bisogno, e hanno solo bisogno di continuare ad usufruire dell’ospedale per le malattie o le emergenze diverse all’infuori del virus. Ci auguriamo che sia così, ma purtroppo sappiamo già che non sarà così, qualcuno di noi potrebbe ammalarsi di questo virus ed avrà bisogno di cure in un ospedale specializzato Covid-19 e noi avremo l’opportunità di averlo vicino casa.

PROTESTARE NON SERVE

Ma tanti nostri rappresentanti locali pare non lo vogliano capire: protestano pubblicamente, progettano istanze al Tar, si lamentano delle scelte altrui, evidenziano che in Lombardia hanno creato nuovi ospedali dedicati come quello della Fiera di Milano. Ricordiamo che, in Lombardia, in quasi tutti gli ospedali sono stati convertiti reparti in strutture Covid-19 e tutti gli altri ospedali danno priorità di cura a questa malattia de-priorizzando le altre malattie pur importanti, ma nessuno si sogna di lamentarsi che l’emergenza Covid-19 toglie risorse alle altre malattie o agli accessi nei pronto soccorso, tutti vedono e tutti sanno la gravità della situazione.

PER AMMINISTRARE SERVONO COMPETENZE E CONOSCENZE

I nostri politici sembrano non essere a conoscenza dei problemi che accadano fuori dalla loro città, sembrano non avere un approccio costruttivo ma accennare una sorta di scarica-barile, la cui colpa è sempre degli altri politici, la Regione, la burocrazia, il governo centrale, e loro sono i Robin Hood, i salvatori della Patria che difendono la povera popolazione dai soprusi dei potenti di turno. Occhio: la gente non è poi così sprovveduta.
Oggi agli amministratori della Cosa pubblica sono sempre più richieste doti da manager, devono gestire le cose nel migliore dei modi, come fanno i manager nelle aziende private.

COSA FANNO I MANAGER IN QUESTI CASI: 3 CONSIGLI

Cogliamo l’opportunità datami per condividere cosa fanno i manager nelle aziende private in alcuni casi simili:

  • Quando il nuovo direttore generale arriva in azienda, non scarica mai la colpa di quello che non funziona sui suoi predecessori, perché non sarebbe corretto; si sa che se hanno scelto lui è perché il suo predecessore è stato sostituito.
  • Il manager in azienda sa che deve gestire tutte le problematiche che si trova davanti, nel migliore dei modi possibili, con le limitate risorse a disposizione. Non dice “se avessi avuto più soldi avrei ottenuto migliori risultati”.
  • Il manager in azienda non è un’isola, sa che per portare avanti i suoi obiettivi ha bisogno degli altri, e quindi il gioco di squadra diventa fondamentale, anche quando non gli stanno bene alcune scelte della proprietà o dei capi.

VIETATO LAMENTARSI: FARE SQUADRA

Ci sentiamo di dare questi tre buoni consigli alla nostra classe dirigente in questo specifico momento che stiamo vivendo. Quindi: è vietato lamentarsi: occorre fare squadra con gli altri enti ed istituzioni, trovare soluzioni comuni per gestire al meglio la situazione e soprattutto fare di necessità virtù.

G. C.

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