L’angelus del Papa / Le palme e gli ulivi, i giovani e i selfie. Francesco ai giovani: “Non tacete, reagite”

Le palme e gli ulivi, i giovani e i selfie. Immagini di questa domenica che apre la Settimana santa; Papa Francesco presiede la celebrazione in piazza san Pietro, in una domenica di sole. Il racconto della passione ci fa rivivere quegli ultimi momenti della vita terrena di Gesù.

E non sembri irriverente, ma mi è tornata alla mente una scena di uno dei film tratti dai libri di Giovannino Guareschi e egregiamente interpretati da Fernandel e Gino Cervi, don Camillo e Peppone. Ebbene, l’immagine è quella di Fernandel-don Camillo che attraversa il paese sulle rive del Po, Brescello nei film, portando la croce. E dialoga, come sempre, con Gesù: “potevano farla un po’ più leggera” afferma, e si sente rispondere: “dillo a me che me la sono portata fino al Calvario, e non avevo la forza che hai tu”.

Gesù attraversa, con quel peso sulle spalle, Gerusalemme dopo essere entrato, lo ricordiamo questa domenica, acclamato, osannato dalle folle. Non è la prima volta che è a Gerusalemme, ma in questa domenica facciamo memoria di un ingresso nella città diverso dal solito;

per entrare nella città santa chiede ai suoi discepoli di trovare una cavalcatura semplice, umile, come quella di un asino. Non un carro trainato da cavalli, come un potente capo di un esercito, ma appunto una cavalcatura umile da re di pace.

Entra nella città santa con l’intenzione di rivelare la sua missione; sa che sono le sue ultime ore di vita terrena, sa che gli amici, i discepoli non esiteranno Giuda a tradirlo, e Pietro a rinnegare per tre volte la sua conoscenza. L’ingresso trionfante è, anche, metafora dell’effimera gloria terrena, di come l’uomo possa esaltare e successivamente condannare senza porsi la domanda sul perché. Una radice è un fiore che disprezza la fama, scrive Khalil Gibran.

Gesù entra nelle città di questo nostro mondo mentre la vita degli uomini è segnata da conflitti, violenze, emarginazioni: è il peso della croce. È un tempo difficile e ombre minacciose di guerra, terrorismo, sembrano allungarsi un po’ ovunque in questo nostro pianeta. Tantissimi, poi, sono i cristiani perseguitati e uccisi nel mondo.

Gli “osanna” a Gesù sono “la voce del figlio perdonato, del lebbroso guarito o il belare della pecora smarrita che risuona forte in questo ingresso. È il canto del pubblicano e dell’impuro; è il grido di quello che viveva ai margini della città”, dice Papa Francesco nell’omelia della messa celebrata sul sagrato della basilica vaticana. A questi “osanna” si contrappongono “quanti hanno bloccato la sensibilità davanti al dolore, alla sofferenza e alla miseria”. Risultano “assurdi” e “scandalosi” per “quelli che si considerano giusti e ‘fedeli’ alla legge e ai precetti rituali”. Così quel ‘crocifiggilo’, afferma ancora il Papa, “è la voce di chi manipola la realtà e crea una versione a proprio vantaggio e non ha problemi a ‘incastrare’ altri per cavarsela”. È il grido “di chi non ha scrupoli a cercare i mezzi per rafforzare sé stesso e mettere a tacere le voci dissonanti”; è il “grido fabbricato dagli ‘intrighi’ dell’autosufficienza, dell’orgoglio e della superbia”. La croce di Cristo ci ha salvati, afferma Francesco, e guardarla significa “lasciarsi interpellare nelle nostre priorità, scelte e azioni”. Significa guardare “chi sta passando o vivendo un momento di difficoltà”.

La domenica delle Palme è anche legata alle Giornate mondiali della gioventù da quel lontano 15 aprile 1984. È proprio ai giovani che Francesco si rivolge: farli tacere, dice, “è una tentazione che è sempre esistita. Ci sono molti modi per renderli silenziosi e invisibili, di anestetizzarli e addormentarli perché non facciano ‘rumore’”, di “farli stare tranquilli perché non si coinvolgano e i loro sogni perdano quota e diventino fantasticherie rasoterra, meschine, tristi”. Finita la messa riceve il documento preparato da 300 giovani di tutto il mondo per il Sinodo di ottobre. Non restate zitti, dice loro: “se gli altri tacciono, se noi anziani e responsabili stiamo zitti, se il mondo tace e perde la gioia, vi domando: voi griderete? Per favore decidetevi prima che gridino le pietre”. Infine non poteva mancare il selfie: “oggi non si può concepire un giovane senza fare il selfie… ma sono stati bravi”.

Fabio Zavattaro