Un festival che è molto più di un evento culturale. È un invito collettivo alla scoperta, un atto di amore verso la memoria, un laboratorio diffuso di cittadinanza attiva. In Sicilia, da settembre a novembre, si rinnova ogni anno l’incanto de “Le Vie dei Tesori”, manifestazione che trasforma l’isola in un museo a cielo aperto, restituendo valore, voce e visibilità a luoghi spesso dimenticati. L’associazione Stoà Sicula promuove il festival focalizzando l’attenzione sul territorio delle Aci.
Un’idea nata per raccontare la Sicilia che non si vede
Non è solo un festival. “Le Vie dei Tesori” è una dichiarazione d’intenti: restituire alla collettività il patrimonio culturale e architettonico che spesso rimane chiuso, trascurato, sconosciuto. Nato a Palermo nel 2006 come iniziativa dell’Università e di un gruppo di giornalisti e studiosi guidati da Laura Anello, oggi presidente della Fondazione Le Vie dei Tesori, l’evento è diventato un fenomeno culturale che coinvolge l’intera Sicilia, con numeri in continua crescita.
Quella che era cominciata come una manifestazione universitaria si è trasformata, in meno di vent’anni, in un appuntamento fisso per decine di migliaia di visitatori, turisti e cittadini, pronti a scoprire la “Sicilia nascosta”. Non quella dei soliti itinerari turistici, ma quella più intima. Fatta di cortili chiusi da decenni, cripte dimenticate, terrazze affacciate sul silenzio, archivi polverosi che raccontano storie umane.
Un festival diffuso: oltre 400 luoghi aperti in tutta l’Isola

L’edizione 2025, in corso fino al 16 novembre, conta oltre 400 luoghi aperti in 16 città siciliane. Da Palermo a Catania, da Messina a Ragusa, da piccoli borghi come Scicli o Carini fino ai centri più grandi come Trapani e Marsala. Un’offerta senza precedenti che abbraccia la varietà di un’isola ricchissima di storia, arte, paesaggio e cultura.
Tra i luoghi più suggestivi aperti quest’anno: le Terme romane dell’Indirizzo a Catania, l’ex Carcere borbonico di Palermo, la Prefettura di Messina, il Foro Romano di Aci Catena, antiche dimore nobiliari, cripte sotterranee, mulini medievali, gallerie d’arte nascoste, e persino antichi laboratori artigiani ancora attivi.

Ogni città coinvolta ha un suo programma personalizzato. Ma il format è condiviso: si può partecipare acquistando dei coupon, validi per una o più visite. A guidare i visitatori sono storyteller formati, spesso giovani laureati, studenti universitari, volontari culturali, che raccontano i luoghi non solo con competenza, ma con passione.
Questa è la Sicilia che si apre, che non grida ma racconta. Lo fa con porte socchiuse che diventano inviti, con silenzi di cripte e affreschi dimenticati, con scale che non portano solo in alto ma indietro nel tempo. Questa è la Sicilia de “Le Vie dei Tesori”.
Federica Leonardi
