Il Comitato Prolife-Insieme, senza fini di lucro, intende difendere il valore e l’intangibilità della vita umana dal concepimento alla conclusione naturale, evidenziando eticamente inammissibili l’aborto; le tecniche di fecondazione extra corporea; l’eutanasia e il suicidio assistito. Promuovere attraverso testate giornalistiche, piattaforme social e i mass media, la produzione di documenti culturali e/o la diffusione di informazioni scientifiche corrette e di riflessioni bioetiche inerenti la vita nella sua integrità.
Per aiutare una coppia indecisa se dare alla luce il bambino che sta prendendo forma nell’utero della mamma, è più che mai necessario fare cultura o meglio promuovere una cultura della vita.
È assolutamente indispensabile fare conoscere quella che per la scienza è ritenuta “evidenza scientifica”, la quale decreta che la vita è già tale dal concepimento. Spazzando via il luogo comune per cui un embrione o un feto vengono definiti “grumo di cellule”.
Quel presunto “grumo di cellule” in realtà è un bambino con un DNA proprio, unico e irripetibile. Differente da quello dei suoi genitori. Ha un cuore pulsante dal 18esimo giorno che irrora gli organi formati e gli arti abbozzati. È un essere umano che sta semplicemente attraversando una fase della vita. Una fase che lo porterà da embrione a diventare feto, poi neonato, poi bambino, poi adolescente, poi maturo ed infine anziano.
Non un oggetto che prende vita nel momento in cui nasce. Basterebbe guardare un’ecografia, ascoltare il battito cardiaco, per vedere fugato ogni dubbio. Preso coscienza di ciò allora, la conclusione alla quale si arriverà è quella che aborto equivale ad omicidio. Si uccide un essere umano nelle primissime fasi della vita.
Prolife / È vita nascente
La grammatica italiana utilizza proprio il participio presente come forma verbale, per indicare infatti che è qualcosa che sta nascendo. È agli inizi. E se gli si impedisce di continuare il suo sviluppo lo si uccide.Come fare dunque a promuovere la cultura della vita, a fare prendere
coscienza che quella che si sta per eliminare è vita nascente? Oltre che a offrire alle mamme aiuti sia concreti che morali?
Semplicemente diffondendo la consapevolezza che il modo per fare nascere il bambino, senza poi doversene fare carico c’è e si chiama”parto anonimo” e “culle per la vita”. Cercherò di fare chiarezza in cosa queste due modalità si differenzino.
Le “culle per la vita”, chiamate un tempo ” ruota degli esposti ” sono delle vere e proprie nicchie termiche e allarmate, situate lontano da
occhi indiscreti, che permettono, a chi pensa di non poter occuparsi del bimbo appena nato, di adagiarlo nel lettino e allontanarsi poi senza essere visto. La culla è collegata ad un allarme, il quale suonerà nel telefono o da qualche parte dedicata, per fare sì che il piccolo venga immediatamente preso e messo in sicurezza.
Attualmente in Italia sono 67 le culle per la vita alle cui cure sono stati affidati 15 bambini. Bambini che adesso hanno un nome ed un destino di salvezza. Rappresentano, per le città che le ospita, un bel biglietto da visita. Un indicatore atto a voler dire che per quella città la vita è importante. Un vero e proprio cambiamento di paradigma rispetto alla vita nascente.
Prolife / Il parto anonimo

Altro strumento che la donna può utilizzare, qualora non si sentisse pronta a fare crescere il proprio figlio biologico, è il “parto
anonimo” la cosiddetta ” Mamma segreta”. La legge consente alla madre di non riconoscere il figlio e di lasciarlo nell’ospedale in cui è nato (DPR 396/2000 art. 30, comma 2) affinché gli sia assicurata assistenza e tutela giuridica.
Il nome della madre resta sempre segreto e nell’atto di nascita del bambino viene scritto “nato da donna che non consente di essere nominata”.
Al piccolo saranno assicurati interventi secondo precisi obblighi normativi affinché gli venga garantita l’attuazione dei suoi fondamentali diritti. Si aprirà così un procedimento di adottabilità.
Culle per la vita e parto anonimo. Pur non essendo esattamente la stessa cosa, rispondono al medesimo problema, quello di genitori biologici che, per le ragioni più disparate, non possono tenere il bambino. Le due proposte raggiungono tipologie di persone differenti. Chi non se la sente per vergogna di partorire in ospedale e poi abbandonare il figlio.
Chi invece decide di voler partorire in sicurezza in un luogo adatto. Entrambe però rappresentano la giusta soluzione alla cultura dello scarto.
A quella pseudo cultura che anziché promuovere la vita incoraggia la morte. Che si nasconde dietro il muro delle bugie ingannando ed inquinando le menti delle persone.
Strumenti complementari che necessitano di essere regolamentati, attraverso una legge che ne tuteli l’utilizzo e li renda facilmente
fruibili ed utilizzabili per chiunque stia vivendo un momento di grande fragilità.
Angela D’Alessandro
Comitato Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it
