La morte, si afferma, induce l’uomo a pensare. E questo pensare per necessità intrinseca porta alla riflessione sulla morte stessa. La concezione della conclusione dell’esistenza è stata per lungo tempo appannaggio quasi esclusivo delle religioni, le quali hanno costruito i loro castelli di precetti – nel caso degli orientali, o le rifinite architetture teologiche di noi europei- segnatamente noi italiani e gli iberici.
Cosa c’è dopo la morte? O ancora meglio cosa significa la morte? Sono queste le domande che ci costringono a fare ogni giorno esame di coscienza che ci danno la misura e l’essenza della vita. Ci insegnano l’amore per la vita che altro non sarebbe che l’esistenza stessa.
Le grandi culture hanno cercato di rispondere a questi interrogativi, non sempre con esiti soddisfacenti. C’è chi si è ritirato nel mondo delle favole, delle divinità antropomorfe, e chi, invece, ha tentato di fornire una spiegazione scientifico-filosofica.
Padre Mirco Barilari ha disquisito sulla morte
Sul tema della preparazione alla morte e al post- mortem, nell’antica chiesa di Sant’Antonio da Padova, ad Acireale, padre Mirco Barilari ha tenuto una ‘lectio magistralis’.
“La tradizione tibetana – ha esordito l’esperto – ha come libro sacro il libro dei morti che è diviso in sezioni dette bardi. Abbiamo il bardo della nascita, della meditazione, dei sogni, del dharmata e infine quello del divenire. Essi parlano del samsara che sarebbe la peggior condanna! Che altro non è che l’eterno ciclo di reincarnazione, la vera felicità la si conquista col nirvana che sarebbe una sorta di stato beatifico perpetuo”.
“Per gli antichi egizi la situazione è leggermente diversa – ha continuato Barilari- con loro si ha per la prima volta l’idea di un’anima astratta dal corpo che dopo la fine vive in un mondo ultraterreno. Dal corpo, una volta deceduto, l’anima passa nel duat e da lì al tempio di Maat, la dea della giustizia. E, in ultimo, il giudizio di Osiride decide la sorte dell’anima. E’ simile questo viaggio al mito di Platone delle due scale: una diretta verso il cielo e l’altra verso le bocche del tartaro”.
Alla lunga trattazione sulla religione buddista ne è seguita una più breve sulla concezione dell’aldilà egizio, fino a una ‘toccata e fuga’ sulla cultura greca. Un monologo illuminante e illuminato, è il caso di dire ricordando il primo argomento trattato. Ma offrire un banchetto nel mezzo della dissertazione ha evidenziato la leggerezza con cui è stato discusso un tema che, sulla carta, si presentava originale, affascinante e ricco di spunti.
Giosuè Consoli
