Libri / Presentato “Lire 12,50” di Nino Leotta, uno spaccato della sua storia personale e di quella di Acireale

“Lire 12,50” è il titolo del libro di Nino Leotta presentato il 12 gennaio scorso nell’antisala consiliare del Palazzo di Città. Ma cosa si poteva comprare negli anni ’40 del secolo scorso, subito dopo la seconda guerra mondiale, con la mirabolante somma di 12 lire e mezza? È quello che si potrà scoprire leggendo le pagine del libro, ma che il suo autore, nel corso della serata, ha voluto comunque rivelare agli attenti ascoltatori.

Dopo i saluti dell’assessore Antonio Coniglio a nome dell’amministrazione comunale e dell’ing. Salvatore Maugeri, neo-presidente dell’Alfa, l’Accademia letteraria e fotografica acese organizzatrice dell’evento, la presentatrice Antonella Di Maggio (che all’ultimo momento ha sostituito Michele Greco, colpito dall’influenza stagionale) ha passato la parola a Gabriella Puleo, la quale ha sapientemente illustrato il volume in questione, che rappresenta una sorta di autobiografia dell’autore, ma è anche uno spaccato di storia acese (il sottotitolo del volume è infatti “Frammenti di storia”) dal 14 novembre 1941 ai giorni nostri. Il primo ricordo presentato da Nino Leotta riguarda proprio la sera del tragico bombardamento dell’aviazione britannica sulla nostra città, avvenuta nel giorno della traslazione delle reliquie di Santa Venera, la patrona della città al cui intervento miracoloso si attribuì la fortunata evenienza che permise alla città di scampare a danni e perdite maggiori di quelli che realmente si registrarono. Il volume, che consta di ben 366 pagine, riporta poi delle belle descrizioni del quartiere del Suffragio (i “Morti”) – dove all’epoca abitava l’autore – e dei suoi abitanti. Ampio spazio viene pure dato alla “chiamata”, cioè alla vocazione al sacerdozio, e quindi agli anni trascorsi in Seminario, all’attività pastorale e alle esperienze legate al ministero sacerdotale esercitato in un periodo particolare per la storia civile e della Chiesa, e cioè quello caratterizzato dalle contestazioni studentesche e sindacali del ’68 da una parte e dalla conclusione del Concilio ecumenico “Vaticano II” dall’altra. Tutto questo dà lo spunto al nostro Nino per affrontare anche il tema del celibato ecclesiastico.

Un momento della presentazione. Da sinistra: l’autore Nino Leotta, Antonella Di Maggio, Gabriella Puleo, l’assess. Antonio Coniglio

Com’è noto a tutti, Nino Leotta ha lasciato il sacerdozio celebrando la sua ultima messa a Santa Maria degli Angeli (dove era parroco) il 3 ottobre 1974. Le esperienze successive descritte nel suo libro sono legate alla famiglia che egli ha in seguito formato, e quindi alla moglie e ai due figli (ai quali è pure indirizzata la dedica iniziale: “A te Giusy che mi hai fatto dono della tua vita e ai nostri figli Emanuele e Luca”); ma, come più volte detto e sottolineato nel volume, restando “sacerdos in aeternum”. Molte altre belle pagine, nel libro, sono dedicate alla città di Acireale – della quale Nino non fa mistero di essere profondamente innamorato – ed a tanti personaggi sia di oggi che del passato. Fra i tanti ritroviamo anche il fondatore del nostro giornale, il prof. Orazio Vecchio. Lo stesso autore, nel suo intervento, ha sottolineato che la città è costituita dai suoi abitanti, ma la città stessa deve essere al servizio dei suoi abitanti.

La bella e appassionata presentazione di Gabriella Puleo è stata intervallata dalla lettura di alcuni brani scelti, magistralmente interpretati da Alfio Patti, pedagogista, giornalista e cantastorie noto in varie parti del mondo.

E ritorniamo, in conclusione, alla domanda iniziale: che cosa si poteva acquistare con 12 lire e mezza? Era il costo, a quell’epoca, del biglietto d’ingresso (ridotto) per il “Bellini”, il famoso teatro cittadino non ancora distrutto da un incendio e utilizzato in quegli anni come cinema. Nel momento in cui il Nostro riuscì ad entrare pagando regolarmente il biglietto (e non più come bambino accompagnato da un adulto), questo gesto, effettuato con il denaro guadagnato facendo dei piccoli lavoretti in casa, costituì per lui “il prezzo pagato per entrare, da protagonista, nella sala della vita”.

Nino De Maria

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