Merito e cristianesimo / Il vescovo Raspanti: “senza un’integrale cultura del merito non c’è giustizia verso i giovani”

Una riflessione ad ampio raggio sul concetto di “merito” e il cristianesimo, tra storture, disallineamenti, aspettative e gravi ritardi, soprattutto culturali, in relazione alla realtà del Sud Italia rispetto all’Unione europea: un’intervista particolarmente originale, quella rilasciata da Mons. Antonino Raspanti, vescovo della Diocesi di Acireale e vicepresidente della CEI per il Sud Italia, al giornalista Mario Agostino, nell’ambito di una delle #PillolediInnovazione, curate dal JO Group, cluster di aziende con sede a Catania, con core business in europrogettazione e digital trasformation. Affrontando in base alle complesse dinamiche di oggi una riflessione su cristianesimo e meritocrazia, il Vicepresidente della CEI ha argomentato come senza cultura del merito si rischi costantemente di mortificare il senso di giustizia verso i giovani: non dando valore alle competenze, si impoverisce l’intera società, contribuendo a distribuire sempre meno ricchezza ai più deboli, i quali da questa disfunzione strutturale pagano inevitabilmente i costi più alti.

D’altra parte, nella logica di un rilancio culturale ed economico dei territori della Sicilia e non solo, la digital transformation rappresenta un’opportunità clamorosa che da perseguire con convinzione, dal momento che la marginalità geografica verrebbe a pesare di meno e la sfida della competitività diventerebbe più abbordabile. Inoltre, non si può sottacere il dato che il rilancio del Sud Italia passi proprio dal superamento della sua debolezza infrastrutturale, perché un territorio poco accessibile attrae meno investimenti e quindi opportunità di lavoro. Quanto, dunque, è attinente alla visione cristiana parlare di “merito” e “cultura della competenza”? In base a quali principi o considerazioni, in un Paese che, per molteplici motivi, rispetto a ragioni di rendita di posizione e clientelismo, non è spesso “per giovani”? Domande a cui mons. Raspanti non si è sottratto, specificando a suo dire quale contributo sia chiamata a dare la comunità cristiana per il superamento di queste debolezze culturali, in base all’annuncio del Vangelo, rispetto a un panorama globale così mutato e repentinamente mutevole. Ecco l’intervista integrale:

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