Mostre / “Il divino Infante” esposto a Palazzo Amico ad Acireale: antichi tessuti rivivono in giovani mani

Continua la mostra dedicata al Divino Infante e al presepe settecentesco di Santa Maria della Neve presso i restaurati locali di Palazzo Amico in via Monsignor Genuardi 16, ad Acireale. La sua apertura, prevista inizialmente solo per tre giorni, visto l’ottimo afflusso di visitatori, è stata prolungata sino a tutti i fine settimana di gennaio.


Visitare le sale che si susseguono nel percorso dedicato alla natività di Nostro Signore è una esperienza interessante ed emotivamente coinvolgente. Il “viaggio” inizia con la piacevole compagnia degli alunni del liceo classico  “Gulli e Pennisi” di Acireale, che nel progetto di alternanza scuola – lavoro, accompagnano i visitatori, con puntuali e precise spiegazioni delle opere esposte. E così, grazie alla presenza non solo degli alunni ma anche di esperti nel settore, che hanno contribuito alla realizzazione dell’allestimento della mostra, come Rosario Trovato, esperto in tessuti, possiamo scoprire storie e aneddoti facendo un tuffo nel passato, fino a quel lontano 24 dicembre 1772, quando venne benedetta e aperta al culto la chiesa di Santa Maria della Neve. Scenario magico, incantato, perché una grotta naturale faceva da scenario alla chiesa e chissà se, fin da quel lontano anno, non venne allestito durante il periodo natalizio un presepe.

Da sx: Tarda, Trovato e Pelliccia

I personaggi che lo componevano man mano sono aumentati e, intorno ai primi anni dell’800, vennero realizzati altri pastori, con la valente opera del ceroplasta Mariano Comaci, che realizzò le teste e le mani. E che dire dei sontuosi abiti: è un’emozione vederli nella teca che oggi li custodisce e pensare che secoli di abbandono e incuria non hanno scalfito la loro originaria bellezza. Anche se oggi non sono  più esposti nell’attuale allestimento del presepe, speriamo che possano essere conservati e restaurati.

Teste dei pupi del presepe

Le notizie storiche narrano che, dopo un periodo di chiusura, il presepe ritornò a vivere durante i primi anni del secolo scorso, con nuove figure ad opera dell’artista Giovanni Strano. Veniva allestito, secondo tradizione, due volte all’anno, a Natale e per l’Epifania, quando l’arrivo dei Re Magi consentiva di modificare la scena della natività per poi vederla rinnovata completamente l’anno successivo.
Nella sala dedicata all’esposizione dei tessuti si può vedere all’opera  un giovane di grande talento, il diciannovenne Vincenzo Pelliccia che, pur tanto giovane, si occupa del restauro di antichi tessuti. I ricami vengono eseguiti con fili d’oro e argento, e i fili antichi vengono riutilizzati e intrecciati con nuovi fili dando al ricamo una luce meravigliosa.  Quanta maestria e quanta passione in un lavoro a dir poco certosino e sentire dalla voce del diretto interessato che le ore spese su quel telaio passano così veloci da perdere la nozione del tempo non è cosa da poco.
Camillo Tarda, zio del giovane Pelliccia e maestro del ricamo, espone nella stessa sala anche sue produzioni realizzate per committenti privati e per le nostre chiese.
Di notevole pregio tutte le altre opere esposte, molte bisognose di restauri, e quindi speriamo che l’impegno di tutti gli  organizzatori della mostra possa raggiungere l’importante obiettivo di ridare, attraverso il restauro, nuova vita a questi tesori della nostra città.

Gabriella Puleo