Ognina / La stagione dei “funghi urbani”: spunta un altro chiosco-bar e la borgata si interroga

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Nuovo Chiosco bar a Ognina

A Catania esistono fenomeni naturali ancora non riconosciuti ufficialmente dalla scienza.
Non parliamo dell’Etna, né delle piogge tropicali improvvise, ma di un evento molto più misterioso: la comparsa spontanea dei chioschi-bar.

Succede all’improvviso.
Un giorno c’è uno slargo vuoto, magari dimenticato, magari battuto dal vento e dalla salsedine. Il giorno dopo — miracolo urbanistico — compare una struttura perfettamente operativa, con tavolini, luci, insegne e bevande ghiacciate. Come i funghi dopo la pioggia. Solo che, secondo l’opinione pubblica cittadina, qui le precipitazioni atmosferiche c’entrano poco.

A molti viene infatti il dubbio che esista una sorta di “seminatore urbano”, un’entità quasi mitologica dotata di osservatorio privilegiato, capace di individuare i punti più strategici della città e suggerire dove e quando “piantare” il nuovo fungo commerciale.
E non solo: pare che questo ipotetico agronomo del cemento fornisca anche ai beneficiari una piccola guida pratica di sopravvivenza amministrativa:

  • come occupare,
  • come resistere,
  • come tutelarsi,
  • e soprattutto come attraversare indenni eventuali controlli.

Naturalmente sono ironie da bar cittadino. Ma dietro il sarcasmo resta una domanda seria.

Un nuovo chiosco-bar a OgninaChiosco bar a Ognina

L’ultimo caso che sta facendo discutere riguarda Ognina, storica borgata marinara di Catania, dove sarebbe comparso da un giorno all’altro un nuovo chiosco-bar nel piazzale di fronte all’Istituto Nautico, area che in passato ospitava il solarium estivo.

Ed è qui che l’ironia lascia spazio alle questioni concrete.
Secondo diversi cittadini, dopo le mareggiate e i danni provocati dal ciclone “Harry”, proprio quell’area sembrava non dovesse più essere destinata a installazioni simili.
Inoltre viene sollevato un ulteriore nodo: la vicinanza con il porticciolo di Ognina e con un tratto interessato da divieti di balneazione entro gli 800 metri.

A porre pubblicamente il problema è il comitato cittadino “Ognina non si vende”, che rivolge un appello diretto al sindaco di Catania e al comandante della Capitaneria di Porto di Catania.

La domanda è semplice, persino brutale nella sua linearità:
“La borgata di Ognina è sottoposta a controlli e vigilanza come il resto della città oppure gode di una sorta di zona franca amministrativa?”

Perché il punto non è il singolo chiosco.
Il punto è la percezione crescente di una città dove alcune autorizzazioni sembrano richiedere anni e montagne di carte, mentre altre attività appaiono con la rapidità di un montaggio cinematografico.

E allora i cittadini chiedono trasparenza:

  • esistono autorizzazioni?
  • chi le ha rilasciate?
  • quali verifiche ambientali e demaniali sono state effettuate?
  • vi sono pareri della Capitaneria?
  • sono stati eseguiti controlli sulla sicurezza e sulla compatibilità dell’area?

Domande normali in una città normale.
Perché Ognina non è soltanto un luogo da monetizzare a stagione.
È una borgata storica, identitaria, fragile, già segnata negli anni da cemento, privatizzazioni mascherate e occupazioni discutibili del litorale.

E forse il problema più grave non è neppure il “fungo” in sé.
È l’idea, sempre più diffusa tra i cittadini, che alcuni terreni amministrativi siano incredibilmente fertili… ma soltanto per pochi coltivatori scelti.

Fabio Micalizzi, presidente Consitalia
Associazione dei Consumatori d’Italia