Ospedale di Acireale / Struttura Covid? Opinioni a confronto

Il punto della situazione

Un grande dibattito ed un coro di proteste ha suscitato la notizia della decisione presa dall’assessore regionale alla Sanità Ruggero Razza, quella di convertire l’ospedale di Acireale in struttura Covid. Il primo a pronunciarsi è stato il sindaco di Acireale Stefano Alì, che nel darne notizia alla cittadinanza ha parlato di “Pessima scelta da parte della regione Sicilia”.

Gli ha fatto immediatamente eco il presidente del Tribunale per i diritti del malato, Carmelo Musmeci, il quale in un documento ha così dichiarato: “Questa scelta, stando dentro l’ondata di ritorno dei contagiati, soprattutto asintomatici, potrebbe sembrare una misura di buon senso, ma di fatto non è così. Noi ci troviamo in un territorio dove curarsi attraverso la sanità pubblica è un’odissea che assomiglia più ad un calvario che alla possibilità di guarigione.” Ed aggiunge: “Secondo le premesse e le promesse dei dirigenti dell’ASP3, alle nostre innumerevoli sollecitazioni ci si sarebbe aspettato un efficientamento dei servizi del territorio e una migliore organizzazione e partecipazione dei medici di medicina generale. Tutto questo non c’è stato […] Ma anche per la pandemia da Covid l’estate è passata senza programmazione idonea ad affrontare quella che tutti gli esperti hanno preconizzato come seconda ondata. Ora, sopraggiunta l’emergenza, il re si scopre nudo: si devono reperire in provincia almeno 500 posti Covid. Riunione notturna, decisione immediata, 300 posti dalle Aziende di Catania (Cannizzaro, Garibaldi, S. Marco), 100 dall’ASP3 che fra tutti i suoi ospedali indica il più adatto, il migliore, il DEA, quello di Acireale: risultato, chiusura per tutti i reparti, solo degenza Covid!”

D’accordo con l’assessore Razza, naturalmente, anche il Presidente della Regione, Nello Musumeci, per il quale si tratta di “una misura sofferta ma necessaria, condivisa con l’assessore regionale per la Salute. E sono certo che la generosa comunità acese saprà, anche stavolta, esprimere solidarietà concreta verso i più sfortunati che verranno colpiti dal Covid. Solo se restiamo uniti e prudenti riusciremo a vincere questa dura battaglia, a conclusione della quale l’ospedale di Acireale potrà riprendere la sua normale attività, peraltro più dotato e attrezzato di prima.”

Anche l’on. Nicola D’agostino parla di “ospedale d’eccellenza” riferendosi al nosocomio acese e di potenziamento delle strutture con la dichiarazione di “ospedale Covid”, potenziamenti (in termini di nuove apparecchiature tra cui Tac e respiratori) che poi resterebbero stabilmente in dotazione all’ospedale una volta finita l’emergenza e tornata la normalità funzionale.

Non ci stanno i sindaci del comprensorio, a cominciare da quello di Acireale, Stefano Alì, che insieme con i colleghi di Aci Bonaccorsi, Acicatena, Aci Sant’Antonio, Santa Venerina, Viagrande e Zafferana, martedì 27 ottobre si sono dati appuntamento davanti all’ingresso dell’ospedale “Santa Marta e Santa Venera”. Ad essi si sono aggregati pure i sindaci dell’aera giarrese (Calatabiano, Castiglione di Sicilia, Fiumefreddo, Mascali, Milo, Piedimonte, Riposto, Sant’Alfio), con in testa il sindaco di Giarre, Angelo D’Anna, che non hanno ancora digerito la chiusura dell’ospedale di Giarre avvenuta qualche anno fa e che sono in attesa della riapertura del pronto soccorso in tale struttura. Tutti i sindaci hanno firmato una durissima nota di protesta nei confronti della Regione Siciliana e paventano pure un ricorso al Tar. Una cosa di cui i sindaci si lamentano in particolare è la mancata condivisione delle decisioni dell’assessore Razza, prese senza consultare le autorità locali, i sindaci in primis. Manifestazioni popolari di protesta si sono pure registrate nei vari centri dei due comprensori, a cominciare da Acireale e Giarre.

È intervenuto nella questione pure il vescovo di Acireale mons. Antonino Raspanti, il quale, pur compenetrandosi nella situazione di recrudescenza del Covid 19, ha auspicato una maggiore comprensione ed un maggior dialogo tra le autorità regionali, le autorità locali e le popolazioni interessate, affinché ci possa essere una maggiore condivisione nelle decisioni, il tutto in un clima di generale equilibrio.

Qualcuno ha pure proposto delle soluzioni alternative, anche se difficilmente il governo regionale tornerà indietro sulle sue decisioni: si era pensato di recuperare le strutture dismesse dell’ospedale “Ascoli – Tomaselli” (che ben si presterebbe per la sua dislocazione e la sua strutturazione interna) o quelle del “Vittorio Emanuele” (chiuso da poco e ancora quasi perfettamente funzionale), oppure di utilizzare a tale scopo lo stesso ospedale di Giarre (dove sono in corso i lavori di ripristino del pronto soccorso). Il dott. Giuseppe Contarino (illustre cittadino acese, giornalista, opinionista ed ex Presidente dell’Accademia degli Zelanti e Dafnici) propone la costruzione di un prefabbricato ad hoc negli spazi liberi esistenti nell’area dell’ospedale di Acireale (realizzabile in tempi rapidi), il che permetterebbe di mantenere la funzionalità di tutti gli altri reparti dell’ospedale e contemporaneamente di avere una struttura isolata dal resto del complesso ospedaliero.

I tempi stringono e sono già in atto i lavori di adeguamento: il Pronto Soccorso dovrebbe restare in funzione (ma solo per gli interventi d’urgenza, perché se c’è necessità di ricovero i pazienti verrebbero inviati in altri ospedali); le attività ambulatoriali saranno spostate in via Martinez, nei locali del distretto sanitario dell’Asp; forse qualche reparto (o parte di esso) potrebbe restare parzialmente sul posto, mentre tutti gli altri reparti (compreso il personale medico e le apparecchiature) stanno per essere trasferiti nell’ospedale di Paternò.

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