Otium et negotium 33 / La visita al Santissimo, un momento speciale di intimità possibile giorno e notte nella nostra città

Anche in estate è tempo di preghiera. E il nostro Nino Ortolani ci suggerisce un modo e un luogo per poterlo fare in maniera speciale e senza limitazioni di tempo, H 24, come si suol dire oggigiorno.

Carissimo lettore,

“Hai cominciato con la tua visita quotidiana…” (S. Josemaria, Solco, n. 688). È della “Visita al Santissimo” che il santo fondatore dell’Opus Dei parla in questo punto di Solco, libro che ha la stessa impostazione e finalità di Cammino: “scoprire i cammini divini della terra”; e suggerisce di arricchire questa “Visita” recitando la formula della “Comunione Spirituale”: “vorrei o mio Signore riceverti…”.

L’esposizione permanente del SS.mo Sacramento nella chiesa acese di S. Vincenzo Ferreri

Il capitolo 19 del Vangelo di San Luca inizia col racconto, non riportato negli altri due sinottici, di un fatterello che doveva suscitare ilarità nei cristiani della prima ora: “Entrando in Gerico, attraversava la città” e Zaccheo “cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura” (Lc. 19,3). Il povero “capo dei pubblicani e ricco”, molto conosciuto dai suoi concittadini, sicuramente conservava da tempo un segreto desiderio: vedere il volto di Gesù. Noncurante di cosa potesse dire la gente “corse avanti e,… si arrampicò su un sicomoro, poiché Gesù doveva passare di là”. Quanto grande fu la sua sorpresa quando si sentì chiamare: “Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua” (Lc. 19, 5).

Questa è la “Visita al Santissimo”: ricevere Gesù nella propria intimità, parlargli, ascoltarlo; e tutto questo è possibile quando si trova una chiesa aperta. La chiesa dedicata a S. Vincenzo Ferreri, nella antichissima via Currò che congiunge corso Umberto con piazza Gusmana, è aperta giorno e notte e ciò grazie alla benemerita iniziativa degli “adoratori”. Per saperne di più basta consultare il sito “sanvincenzoferreriacireale.it”.

Per spiegare l’importanza di questa antica pratica molto raccomandata dalla Chiesa, ci può venire in aiuto quanto segue: “…Gesù si immolò, occultandosi sotto le specie del pane. Adesso è lì, con la sua Carne e con il suo Sangue, con la sua Anima e con la sua Divinità: così come nel giorno in cui Tommaso mise le dita nelle sue Piaghe gloriose. Tuttavia, in molte occasioni, tu giri al largo, senza nemmeno abbozzare un breve saluto di mera cortesia, come fai con qualsiasi persona conosciuta che incontri per strada. Hai molta meno fede di Tommaso!” (San Josemaria, Solco, n. 684).

E con questa riflessione del santo spagnolo, ti saluto cordialmente augurandoti buon ferragosto.

Nino Ortolani

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