Padre Gabriele Allegra, un francescano tra cultura e comunicazione

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Il termine “cultura” dal latino colěre originariamente indicava la cura e l’educazione delle capacità umane in funzione della formazione spirituale dell’individuo. Col tempo oltre alla dimensione interiore dell’uomo è stato considerato anche l’aspetto pratico delle sue operazioni; per cui, la cultura non è stata intesa soltanto come crescita intellettuale-spirituale, ma anche come capacità creativa ed operativa che si esprimeva in tutti i settori della vita artistica, politica, storico-geografica. Ne danno prova la sublimazione interiore dell’arte ateniese e l’addestramento militare spartano che propriamente si integrano nell’educazione della mente e del braccio.

Ed allora, alla luce del Concilio Vaticano II, facendo un salto nella storia, notiamo che con termine “cultura” si vogliono oggi indicare tutti quei mezzi con i quali l’uomo affida e sviluppa le molteplici capacità della sua anima e del suo corpo; procura di ridurre in suo potere il cosmo stesso con la conoscenza ed il lavoro; rende più umana la vita sociale […], esprime, comunica e conserva nelle sue grandi opere le grandi aspirazioni spirituali, affinchè possano servire al progresso di molti, anzi, di tutto il genere umano (GS 275 – 276).

Da ciò ne consegue il fatto che la cultura coinvolge il modo di pensare e di agire di una persona, di un gruppo, di un popolo, della società. A parere del Secondin, occorre rendersi di nuovo credenti in Dio presente nella storia. Leggere la storia come la storia di Dio con noi, di eventuali sacrifici, di incontri e scontri col Signore dei giorni! Ma occorre anche credere nell’uomo, nelle sue capacità di dominare con Cristo la storia e di camminare verso la pienezza in lui e per lui (Messaggio Evangelico e Culture, Ed. Paoline, Alba 1982, 92).

In effetti la persona umana tramite la cultura raggiunge un livello di vita pienamente umano, coltivando il rapporto con Dio, con i fratelli e con la natura. Si pone allora, di conseguenza, il rapporto Fede e Cultura come anche Cultura e Comunicazione.

Da qui si passa alla naturale transizione che mette in risalto Fede e Comunione che, sempre alla luce della dimensione del Vaticano II; diventa Comunicazione ed Evangelizzazione tramite la catechesi come Educazione alla Fede. Quindi la cultura contemporanea come cultura dei media costituisce il substrato su cui poggia la comunicazione che nell’ottica della pastorale attuale si inserisce pienamente nell’ambito della Catechesi, perché essa integra Fede e Vita nei seguenti canoni: la Sacra Scrittura, la Tradizione, la Liturgia, le opere del Creato. Ed allora nel binomio Comunicazione-Catechesi la cultura stabilisce il punto di incontro capace di codificare il messaggio tramite i segni dei tempi che intercorrono nel dinamico rapporto tra l’umano ed il divino al fine di promuovere il ministero della Parola, l’educazione alla fede, l’azione della pastorale della Chiesa.

La comunicazione fa parte dell’essere umano, per cui si determina un insieme di rapporti sempre nuovi su idee, progetti e fatti di ogni genere nell’ambito delle varie tradizioni locali. Essa consiste specificatamente nel fatto di porgere una realtà dinamica che coinvolge l’uomo nel pensiero e nella sua azione individuale-comunitaria. Consta ancora di contenuti e metodi da proiettare sulla dottrina, gli usi, i costumi e su tutta la prassi culturale in genere. Si ripercuote quotidianamente con gli strumenti che la società del tempo si ritrova a proprio uso e predispone per l’esercizio sistematico della Stampa, della Radio, del Cinema, del Teatro e della Televisione.

Per l’appunto i vari strumenti della comunicazione stabiliscono tra l’altro l’indirizzo comune dell’opinione dominante e determinano il tenore culturale della cosiddetta “pubblica opinione” in mezzo alle masse popolari. Vengono denominati mass-media ed a loro modo condizionato anche psicologicamente il mondo economico, artistico e culturale. Seguendo l’opinione degli studiosi della comunicazione, secondo il Baldini, se volgiamo lo sguardo sul passato prossimo e sul passato remoto si evince che si sono susseguite nel tempo tre grandi rivoluzioni: la rivoluzione chirografica (in seguito all’invenzione della scrittura avvenuta nel quarto millennio a.C.), la rivoluzione gutenberghiana  (in seguito all’invenzione della stampa che ebbe luogo intorno alla metà del XV secolo) e la rivoluzione elettrica ed elettronica (in seguito all’invenzione del telegrafo e successivamente della radio e della televisione) (Storia della Comunicazione, T.E.Newton, Roma 1995, 9.)

A ciò hanno fatto seguito quattro tipi di culture che si sono succedute nel corso degli ultimi sei millenni: la cultura orale (che fa uso, per trasmettere le conoscenze, solo della parola parlata), la cultura manoscritta o chirografica (che adopera quella tecnologia silenziosa della parola che è la scrittura), la cultura tipografica (che fonda la trasmissione del sapere sul libro stampato) e, infine, la cultura dei media elettrici ed elettronici (nella quale le informazioni vengono inviate attraverso i mass-media quali la televisione e la radio).

Pertanto, considerando il nostro discorso ed inserendo la tematica della comunicazione nell’ambito pastorale, possiamo dire che la Chiesa espressione tipica del Cristianesimo a parere di E. Santos evidenzia nello stesso Cristianesimo una religione di tipo comunicativo in quanto Dio si autocomunica per mezzo del Cristo all’umanità (Comunicazione pastorale, in DPG, 65). A tal punto è importante ricordare l’Ordine Francescano che ininterrottamente tramite l’attività pastorale ha favorito e promosso la Comunicazione del messaggio cristiano in tutte le parti del mondo, secondo il proprio carisma, le metodologie locali e le tecniche possibili.

Infatti, l’esperienza di p. Allegra, apostolo della Parola, è una testimonianza autentica sulla evangelizzazione della cultura, in quanto Egli ha profuso tutti i suoi talenti culturali a servizio del Vangelo. E, per l’appunto, è Maestro ed anche Testimone della comunicazione del messaggio cristiano nello spirito apostolico. Si è ritrovato nella stessa prassi di Giovanni da Pian del Carpine (Umbria), Giovanni da Rubruk (fiammingo), Giovanni da Montecorvino (Salerno) ed altri francescani. E così, con sentimenti di entusiasmo apostolico, ha iniziato a tradurre dall’ebraico in cinese l’Antico Testamento sotto lo sguardo protettivo della Madonna, che l’ha guidato nel contesto di tutta l’opera culturale.

La Pastorale ha caratterizzato tutta l’attività di p. Allegra nell’ambito della sua esperienza sacerdotale. Egli, secondo le indicazioni del Cardaropoli, ha evidenziato e sintetizzato il seguente trinomio: Preghiera, Studio, Annunzio (Un francescano del secolo XX, 46), che ha attraversato passo passo la sua vita. Infatti l’apostolato è stato imperneato tra la “sapienza” e la “scienza” come effetto della “preghiera” e dello “studio”, alla luce della fede in quanto francescano della comunicazione, intesa come annunzio e testimonianza di vita.

Fra Vincenzo Piscopo ofm

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