Palestina / Urge una netta presa di posizione dell’Unione europea

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Gaza

La lettera di richiamo dei 28 Paesi dell’Unione Europea a Gerusalemme con l’imperativo di astenersi subito dal proseguire l’aggressione sanguinaria armata verso i popoli civili inermi della Palestina, pone drammaticamente alla ribalta e sotto i riflettori dell’opinione pubblica mondiale, due fatti molto importanti, evidenti e chiari.                                                      Il primo è la perseveranza criminale del governo Netanyahu nella politica stragista contro la popolazione, inerme ed indifesa dei profughi palestinesi. Una politica disumana e barbara, fatta di crimini di guerra e contro l’umanità. E in aperta e conclamata violazione del diritto internazionale umanitario. Il governo israeliano, colto con le mani nel sacco, e pienamente immerso, è responsabile di gravissimi crimini e non possono trovare giustificazioni di alcun genere.

Dall’altra parte, l’U.E. denuncia di trovarsi nella condizione del medico che vorrebbe curare il paziente, in preda ai sintomi di una grave malattia. Pretenderebbe di curarlo con un’aspirina. E non con un insieme di farmaci in grado di aiutare il paziente a riprendere le energie e le forze. È proprio quello che pretenderebbe di fare l’Unione Europea con la lettera di richiamo al governo israeliano. Gli concede un’aspirina e non una cura seria e severa. Infatti, si tratta di una risposta debole, simbolica e velleitaria che non porterà significativi risultati. Forse le stragi diminuiranno d’intensità per qualche giorno. Ma dopo, riprenderanno.

terrore negli occhi dei bambini
Tutte le foto sono tratte da Agensir

La Convenzione di Ginevra elenca i doveri dell’esercito occupante

Di seguito, elenchiamo gli importanti articoli della Convenzione di Ginevra sull’osservanza dei doveri da parte dell’esercito occupante. La potenza occupante deve rispettare le leggi vigenti nel territorio occupato, a meno che non siano in conflitto con le esigenze della guerra (art.64).
La potenza occupante può istituire misure di controllo e sicurezza, ma queste devono essere proporzionate alle esigenze della guerra e non devono ledere i diritti della popolazione (art. 41).
La potenza occupante ha il dovere di raccogliere e curare feriti e malati, anche se appartenenti alla parte avversaria (art. 18, art. 25 Protocollo I).                                        La potenza occupante deve cooperare con organizzazioni umanitarie internazionali, come la Croce Rossa, per garantire l’assistenza alla popolazione civile (art. 23).

L’esercito occupante deve proteggere la popolazione civile e garantire il rispetto dei loro diritti fondamentali, come la vita, la salute, la libertà e la dignità. È chiamato a tutelare il patrimonio culturale del territorio occupato, evitando la distruzione o il saccheggio di beni culturali. Infine, deve rispettare tutte le norme del diritto internazionale umanitario applicabili alla situazione di occupazione, incluse le Convenzioni di Ginevra e i loro Protocolli aggiuntivi.
Le violazioni del diritto internazionale umanitario commesse da un esercito occupante possono costituire crimini di guerra e comportare responsabilità penali individuali per i responsabili.Distruzione e morte in Palestina

Contro la disumana barbarie di Netanyahu ci vuole ben altro

Se vuole intervenire sulla condizione Palestinese ed aiutare la martoriata popolazione a ritrovare piano piano una condizione più umana, l’Unione Europea dispone dei mezzi per incidere sulla condizione disumana e di morte del popolo Palestinese. A questo fine non servirebbe neppure denunciare le regole del partenariato che legano U.E. e governo israeliano. Neppure una iniziativa del genere sarebbe sufficiente.
L’unica cosa che avrebbe un effetto eventuale sul conflitto sarebbe l’iniziativa di Bruxelles di cingere d’assedio Gerusalemme con le sanzioni economiche e commerciali. Senza iniziative politiche ed economiche gravi dal governo europeo, Netanyahu si farà beffe delle aspirine somministrate per la cura di malattie gravi. Se l’Unione Europea vorrà veramente essere quell’Europa cristiana immaginata da S. Giovanni Paolo II, dovrà battersi efficacemente e costruttivamente per riportare la pace in Palestina.

Dovrà battersi seriamente e costruttivamente, se l’Europa vorrà davvero avere un ruolo politico importante e non invece accontentarsi di assumere la funzione di comparsa. Senza avere in realtà alcun peso politico. Un ruolo, allora, limitato a quello esclusivo di Unione economica e monetaria.Distruzione a Gaza

Quale ruolo per l’Europa?

Perché, intanto, frapporre tante esitazioni e difficoltà ad un semplice atto politico, che non costerebbe nulla ed avrebbe una importanza fondamentale, quale per esempio, il riconoscimento dello Stato Palestinese, da parte di Bruxelles? Perché si frappongono tanti distinguo, tante precauzioni e tante preoccupazioni all’unica iniziativa importante, che se non altro ristorerebbe le popolazioni della Palestina,dopo inaudite persecuzioni di ogni tipo?

Non sarebbe una risposta adeguata alle persecuzioni, ai lutti, alle rovine, al cinismo spietato, alle disumane ferocia e barbarie, che non hanno risparmiato nessuno, tra i testimoni, ad iniziare dai giornalisti, per poi proseguire verso tutti gli strati della popolazione, ovunque si trovasse: in Chiesa a pregare, negli ospedali per le necessarie cure, nelle scuole e nei centri di raccolta e perfino nei momenti di approvvigionamento dei generi di prima  necessità. Una guerra di questo genere che, torniamo a ripetere, non ha risparmiato nessuno, è fondamentalmente un crimine in sé ed è senza il minimo dubbio un mostruoso crimine contro l’umanità.

Portare la pace dove c’è violenza e guerra

Dunque, l’Europa sia cristiana, come auspicò il Santo Papa Giovanni Paolo II.                      Se l’Europa dimostrerà di essere cristiana, avrà uno spazio politico in grado di portare la pace dove oggi c’è la violenza e la guerra. E sarà lo spartiacque tra la politica che è in grado di perseguire l’interesse volto al bene della collettività e rendere marginale l’altra politica. Quella del male e della morte. “E lasciare che i costruttori del male seppelliscano il male insieme con le loro ossa”. (‘Amleto’ di Shakespeare) . Lasciare che la politica di morte seppellisca i protagonisti di quella politica. Che è la stessa cosa dei tralci secchi, che non servono alla vite e sono gettati per essere bruciati nel fuoco.                                              Cosa pretende Netanyahu? Per lui la pace si riassume nella “pace dei cimiteri o nella tranquillità degli schiavi”. (John Fitzgerald Kennedy, American University, 10 Giugno 1963).

Dunque, quale pace bisogna cercare? Certamente quella che fa la vita degna di essere vissuta. E quella pace che permette di cercare tra i vivi (e non tra i morti) i patrocinatori. Coloro che si sono spesi per rincorrerla e raggiungerla, in tutto l’arco della loro vita. Perché cercare tra i morti colui che è vivo? È quello che identifica una persona, una Nazione ed in definitiva, tutto il mondo.

Il tragico errore di Hamas

In sintesi, sul panorama del conflitto Israele-Palestina, pesano come macigni due fattori fondamentali: il tragico errore di Hamas e lo spietato quanto criminale cinismo di Netanyahu. Pesano entrambi come macigni insopprimibili ed insopportabili.
Il crimine di Hamas di sequestrare ed uccidere i confinati israeliani è stato un assurdo, immorale e criminale gesto. Pertanto, un boomerang che colpisce il lanciatore.

Dovrebbe essere chiaro a tutte le parti in causa che la violenza e la guerra sono un tragico errore e non risolveranno mai i problemi dei popoli. La lezione dovrebbe essere chiara anche per il criminale Netanyahu. Dove spera di poter arrivare? Come immagina di poter evitare il giudizio della Corte penale internazionale? Alla lunga e prima o poi, verrà meno – come è logico che sia – anche quello che oggi sembra il sostegno incondizionato di Trump.
Il presidente degli Stati Uniti, tra 15 mesi sarà alle prese con le elezioni di mid-term e non è immaginabile un sostegno ad un personaggio fanatico ed assassino quale Netanyahu, senza avere contraccolpi politici.

E Trump, pur non potendosi paragonare a John Kennedy – del residente della “Nuova Frontiera” non ha certo né la cultura personale e politica, né la personalità e neppure il carisma, – non può certo rischiare una brutta figura e la sconfitta a favore dei democratici, per un personaggio squalificato, indigesto, arrogante e criminale come l’attuale capo del governo di Gerusalemme.

Colpe, diritti e doveri

Senza nulla togliere alla gravità dell’atto terroristico del 7 ottobre 2023 di Hamas contro Israele, occorre certamente mettere in chiaro che le responsabilità dello Stato ebraico causate dal lungo stato di occupazione dei territori palestinesi, a partire dal lontano giugno 1967, sono molto più ampie, significative, circostanziate, gravi, profonde ed evidenti.
E non sono certo, in alcun modo, confrontabili con quelle di Hamas per quanto concerne il 7 ottobre.
La prima cosa che balza all’occhio, dell’ultimo periodo d’occupazione militare, è il sopruso senza soluzione di continuità patito dai palestinesi ad opera degli occupanti e della polizia israeliani. Il diritto internazionale umanitario stabilisce una serie di obblighi per l’esercito occupante.

La Convenzione dell’Aja del 1907 stabilisce che l’occupazione militare non dà alcun diritto alla prescrizione acquisitiva dei territori occupanti. Ogni esercito occupante ha il dovere di tutelare i diritti democratici delle persone occupate. In qualità di Stato occupante, è lecito che faccia azione di polizia. Non può fare la guerra infinita. L’occupazione è concepita come una situazione transitoria, destinata a concludersi già nel corso del conflitto, con il ritiro delle truppe occupanti ed il ripristino della piena sovranità dello Stato occupato, o al termine delle ostilità, con la definizione del destino del territorio occupato nel trattato di pace.

Conclusione

Si profila, dunque, una realtà dei fatti disumana ed agghiacciante. Un’annessione di terre che non è un’annessione di cittadini e che ha tramutato l’occupazione in un regime di apartheid e segregazione razziale. Questo è il preciso ed incontrovertibile parere dell’Aja. La comunità internazionale deve obbligatoriamente ribellarsi. Aiutare le persone colpite è un imperativo categorico etico, una necessità morale. La via maestra è riconoscere lo Stato della Palestina ed applicare le sanzioni ai danni dei responsabili. Il trattato di pace deve essere chiaro.

L’occupazione deve essere temporanea. Bisogna, nel più breve tempo possibile, come afferma Hamas, fissare le linee del nuovo Stato e negoziare.
La strada più giusta da imboccare è solo ed unicamente questa. Non esistono alternative. Trattare in maniera limpida e fermare, al più presto, questo inutile ed, al contempo, atroce conflitto. È tempo di pace. È il momento di buttare le armi e dialogare. Lo chiede il mondo, lo chiede Papa Leone XIV nel suo ultimo appello: “A Gaza, si fermi subito la barbarie della guerra e si rispetti il diritto umanitario”.

                                                                                        Sebastiano Catalano
                                                                                            Giovanna Fortunato