Riflessione / Pasqua, iniziamo insieme un cammino d’amore e di pace vera

Questi giorni che precedono la domenica di Pasqua, se ben compresi e vissuti all’insegna dell’amore e della pace, possono davvero cambiare la nostra vita e portarci a quella conversione alla quale ci ha invitati il cammino quaresimale.
In questi quaranta giorni il tema di fondo della liturgia è stato un camminare accanto a Gesù, che in molte occasioni ci ha rivelato – con gesti di accoglienza e di misericordia – che si può vivere bene, nella benevolenza e nella pace, se ci mettiamo a confronto con gli altri che ci stanno accanto e guardando a Lui e al suo modo di agire e di interagire con tutti quelli che lo seguono o lo provocano per metterlo alla prova.

Pasqua, iniziamo insieme un cammino d’amore e di pace vera

Ora è il tempo del silenzio, del silenzio che permette alla mente di vedere fino in fondo e al cuore di battere con ritmo armonioso e riposante. Allora emergono dal profondo nostalgie e nuove emozioni, che possono provocare in noi lacrime di commozione, che sanno di balsamo e di ristoro per le nostre paure. Possiamo vedere con occhi nuovi quel vissuto e riconoscere, perfino, se in quell’occasione siamo stati veri, se abbiamo agito d’impulso, se abbiamo gioito o sofferto, se abbiamo sbagliato e come sarebbe stata diversa quell’esperienza se il nostro comportamento fosse stato diverso.
In quei momenti, forse, non siamo in grado di tornare indietro e recuperare quell’esperienza, ma diventiamo consapevoli che abbiamo perso un’occasione e  qualcosa o qualcuno a cui tenevamo.

A Pasqua, un cammino d’amore e di pace

Per  ripartire,  questo è un momento buono, perché ci rimette in cammino e ci fa dire che la prossima volta staremo più attenti per non rifare lo stesso errore. Così accade quando uno comprende: “Questa esperienza, ci diciamo, mi serve di insegnamento, non dovrà mai più accadere”.
E così per i nostri errori e per i nostri peccati: “… prometto di fuggire le occasioni prossime di peccato e di non offenderti mai più.
E questo vale per il mio peccato, e vale anche per i peccati degli altri. Come io chiedo di essere perdonato così devo imparare a perdonare, anche fino a settanta volte sette.

E’ accaduto a Pietro, che pronto a dare la vita per il Maestro, per tre volte in una stessa sera, dice di non conoscerlo. Ma, succede che il Maestro, conoscendo la fragilità umana, guarda negli occhi Pietro e lo  sconvolge, tanto che ch’egli si abbandona alle lacrime per la vergogna e il rimorso. Quello sguardo era lo stesso di colui che lo aveva guardato prima. Quando accovacciato ai suoi piedi, quel Gesù gli aveva lavato i piedi, nonostante il suo disaccordo iniziale.

Certo, il ricordo di quel gesto, non può lasciare indifferente Pietro, benché rozzo marinaro,  perché poteva avere le mani incallite dal lavoro, ma il cuore no, il cuore di Pietro era sensibile. Rivedere quello stesso sguardo, gli ha fatto venire i brividi nella schiena. Quello sguardo non era di risentimento né sapeva di rimprovero, quello sguardo gli rivelava un sentimento mai provato, quello della tenerezza materna. Della compassione amicale, della protezione paterna verso il figlio che va fuori strada, che ha paura, che si perde in un’imboscata.

E’ l’amore che muove tutto

Ecco cosa aveva spinto Gesù a lavare i piedi: poter guardare negli occhi i suoi compagni di cammino e rassicurarli che li amerà sempre. Così, anche quando egli sarà lontano da loro, quello sguardo li accompagnerà finché saranno in vita. E poi, avevano pure bevuto e mangiato quel pane che avrebbero continuato a condividere tra loro quando Egli fosse già andato via.

L’amore che vince é lo stesso amore che spinge al servizio verso l’altro che soffre. E’ l’amore che si fa condivisione, quando l’altro manca di qualcosa, lo stesso amore che guarda negli occhi quando l’altro ha paura. Quell’amore che rende l’uomo signore e non schiavo. Signore, perché capace di servire senza dominare, di prendersi cura senza farsi schiavo, di scegliere liberamente senza essere ricattato. Un amore regale, come il cuore di un Re, il cui regno non è di questo mondo, per questo, capace di servire amando, di regnar obbedendo, di saziare donando.

L’amore, via di libertà

Se l’amore permette di scegliere liberamente senza essere schiavi,  si può servire in modo regale amando e facendo coincidere il servizio con la signoria. Gesù ha servito l’uomo da Signore, da Re, non da schiavo, assumendo su di sé tutta la condizione umana, di fragilità e di limite. Ma lo ha fatto perché si è disposto ad una solidarietà totale con l’uomo, perché lo amava. Lo ha fatto non per pietà ma per amore.  E non è questo ciò che dell’uomo fa un vero uomo? E’ la sua capacità di amare e di lasciarsi amare, da uomo libero, e ciò lo rende un “signore”. Noi abbiamo ricevuto da Gesù questo dono, totalmente gratuito. Perché esitiamo ancora ad accoglierlo nella nostra vita? Perché ancora non ci comportiamo come ci ha insegnato Lui?

La vita acquista veramente un altro valore, ha un altro sapore, se tutto quel che facciamo, lo facciamo amando, lo viviamo come gesto d’amore. Sappiamo bene che, nel momento in cui si dona qualcosa, si riceve tanta gioia che si moltiplica e si diffonde. Non c’è spazio per alcun malessere, dove c’è amore! Sia la nostra Pasqua una condivisione di gesti eloquenti di amore donato e ricevuto e iniziamo tutti insieme un cammino di Pace vera e duratura.

Teresa Scaravilli

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