Ospitiamo la riflessione intitolata “San Tommaso d’Aquino e il nuovo Umanesimo Digitale: una bussola per la società frammentata”, del professore Francesco Pira. La lezione del Santo ci invita a riconoscere la centralità della comunicazione vera e del tessuto simbolico condiviso nella costruzione di società coese.
In un mondo in cui la comunicazione digitale spesso frammenta i significati e la vita sociale sembra ridotta a una continua esposizione di sé, guardare alla storia e alla filosofia può offrirci strumenti preziosi per orientarsi. Nel giorno di Santa Lucia, il 13 dicembre, ho avuto il privilegio di svolgere una relazione. Questa era sita nell’ambito del Convegno nazionale in occasione delle celebrazioni per gli ottocento anni dalla nascita di San Tommaso d’Aquino, presso la storica Chiesa di Sant’Antonio Abate, detta dell’Ecce Homo, in via Roma, a Palermo.
Riflessione Pira / Ottavo centenario della nascita di San Tommaso D’Aquino
L’evento, organizzato dalla Fondazione Thule Cultura e dall’Accademia Siciliana Cultura Umanistica, è stato presieduto e condotto dal prof. Tommaso Romano. Ho parlato dell’attualità della visione di San Tommaso in una società contemporanea sempre più frammentata, fondata su una verità che si condivide con rigore e umiltà, e del bisogno di un nuovo Umanesimo Comunicativo. Durante il convegno, sono stati inoltre ammessi nuovi accademici A.S.C.U. (Accademia Siciliana Cultura Umanistica), segno della vitalità e del rinnovato impegno della cultura umanistica.
Riflessione Pira / San Tommaso d’Aquino e l’Umanesimo Digitale
San Tommaso d’Aquino non è solo un pilastro della teologia e della filosofia occidentale, ma anche un costruttore di ordine culturale. La sua opera testimonia come la società medievale fosse organizzata intorno a un tessuto simbolico condiviso, in cui fede, ragione e istituzioni si intrecciavano per dare senso al vivere comune. Nel contesto medievale, teocentrico e fortemente stratificato, la religione costituiva il fulcro della vita sociale. Infatti, non era solo norma morale, ma rete di significati condivisi, canale privilegiato di comunicazione e strumento di coesione comunitaria.
San Tommaso d’Aquino / La Summa Theologiae
La Summa Theologiae di Tommaso può essere letta come una vera e propria architettura del sapere. Ogni ambito della vita sociale, dalla politica all’educazione, dalla morale al diritto, viene articolato in funzione del bene comune e della coerenza con l’ordine divino. Il filosofo non si limita a spiegare concetti come virtù, giustizia e legge naturale: li istituzionalizza, fornendo alla società cristiana un linguaggio condiviso, capace di orientare comportamenti, trasmettere conoscenze e costruire una memoria collettiva duratura.
Da un punto di vista comunicativo, il pensiero tomista è profondamente dialogico e trasmissibile. Predicazione, scolastica, liturgia e immagini diventano strumenti di comunicazione sociale, creando un flusso simbolico che sostiene la coesione della comunità. Sociologi come Peter Berger e Thomas Luckmann ci aiutano a comprendere questa dinamica. Ovvero, la società si costruisce attraverso la trasmissione simbolica dei significati, e la cultura cristiana tomista è un esempio emblematico di “memoria comunicativa” incarnata, celebrata e condivisa.
Oggi, però, ci confrontiamo con una realtà radicalmente diversa. La frammentazione simbolica e la polarizzazione comunicativa rendono difficile l’emergere di significati condivisi. La rete e i social media amplificano l’esibizione individuale, la ricerca di visibilità e il narcisismo digitale, spesso a scapito della profondità e della relazione autentica.
Riflessione Pira / Il pensiero di Tommaso
In questo contesto, il pensiero di Tommaso appare sorprendentemente attuale. Esso ci invita a rimettere al centro la relazione, la comunità e la costruzione condivisa del bene comune, superando il culto dell’immagine e della performance sociale.
La rete, i social media e la comunicazione digitale hanno amplificato il fenomeno della vetrinizzazione dell’individuo, per cui l’identità non è più qualcosa da scoprire o coltivare interiormente. Ma diventa qualcosa da esibire, ottimizzare e capitalizzare in uno spazio pubblico perennemente connesso. L’individuo – per usare un’immagine cara al sociologo Erving Goffman – non solo recita, ma vive sulla scena, alla costante ricerca di visibilità, riconoscimento e reazione.
Questa tendenza alla spettacolarizzazione dell’individuo si amplifica ulteriormente con l’avvento delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale. Queste non modificano solo le modalità di comunicazione, ma entrano anche nella dimensione simbolica e spirituale della società. Pensiamo all’installazione “Deus in Machina” a Lucerna, dove un ologramma di Gesù, animato da un’intelligenza artificiale, confessa i fedeli in cento lingue. O al successo delle narrazioni bibliche generate da IA, come i video animati del progetto Pray o i giochi di carte cristiani creati in Giappone per avvicinare i giovani alla Scrittura. Queste iniziative mostrano da un lato potenzialità comunicative enormi, dall’altro rischi significativi di riduzione simbolica o banalizzazione del sacro.
Tommaso ci ricorda che la verità e la fede si comunicano attraverso relazioni umane, incarnate e spirituali. Nessun algoritmo può sostituire la coscienza e la libertà umana nella costruzione di senso e nella relazione con Dio.
Riflessione Pira / Tommaso verso un nuovo Umanesimo Digitale
Attualmente, riflettere su Tommaso significa anche ripensare l’antropologia cristiana. Cosa significa essere immagine e somiglianza di Dio in un’epoca di crescente ibridazione uomo-macchina? La risposta non può essere tecnica o strumentale: richiede un discernimento etico e culturale che coinvolge teologi, filosofi e sociologi. In questo senso, il “nuovo Umanesimo Comunicativo” che emerge dalla riflessione tomista non è un ritorno al passato, ma una guida per reinterpretare la tradizione in chiave contemporanea, integrando tecnologia, persona e comunità.
La lezione di San Tommaso d’Aquino ci invita a riconoscere la centralità della comunicazione vera e del tessuto simbolico condiviso nella costruzione di società coese. In un mondo disgregato e digitale, dove il senso comune si dissolve e l’identità è sempre più performativa, il pensiero tomista offre strumenti per coltivare relazioni significative, trasmettere valori e promuovere un ordine morale e culturale fondato sulla verità, la carità e la ragione.
L’obiettivo del nostro tempo consiste nell’adattare questi principi a contesti nuovi, senza snaturarne la profondità. E nell’educare a un linguaggio comune che non divida, ma educhi, costruisca ponti e restituisca senso alla vita collettiva. In questa prospettiva, l’eredità di Tommaso non è un retaggio medievale. È una bussola per orientarsi nel presente, verso un futuro in cui l’umanesimo e la comunicazione siano strumenti di coesione e sviluppo umano.

Francesco Pira, professore associato di sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università di Messina. Giornalista, saggista e studioso di comunicazione, è autore di numerosi articoli e volumi su media, linguaggi digitali e dinamiche sociali contemporanee.
