Punti di vista 13 / Un atto di gentilezza inconsueta: forse colpa del Covid?

Ieri mattina mi è capitato di assistere ad una scena che ha dell’incredibile, un evento che travalica l’importanza locale o cittadina, per assumere rilevanza regionale o nazionale, o ancor più europea, continentale… ma che dico, persino internazionale, intercontinentale, mondiale!

Orbene, mi trovavo affacciato dal balcone di casa mia a guardare la strada, quando ho visto uscire dal portone del palazzo di fronte un mio vecchio amico che abita lì, un ex compagno di scuola noto per la sua poca socievolezza, uno che quando ti incontra per strada ti saluta a stento, se addirittura non cambia percorso per evitare di salutarti. Uscito quindi dal portone, si era avviato con il suo solito incedere, curvato in avanti e a testa bassa, verso la strada, mentre l’anta del portone si richiudeva pesantemente alle sue spalle. In quel momento stava arrivando, dallo stesso lato della strada, una ragazza che abita in quello stesso palazzo, con le mani occupate da due grosse borse di spesa. Immediatamente il mio amico ha fatto un balzo indietro verso il portone tentando di bloccarlo prima che si richiudesse automaticamente l’anta d’accesso, ma non ha fatto in tempo e il portone si è inesorabilmente chiuso. Allora il mio amico – che per comodità chiameremo col nome fittizio di Saro – ha messo la mano in tasca, ne ha tirato fuori le chiavi e ha riaperto il portone; dopo di che ha spinto l’anta verso l’interno, è entrato e tenendo ferma l’anta si è messo di lato per fare entrare la ragazza, la quale era appesantita dal peso delle borse della spesa. Ma non è finita qua, perché sempre fermo in quella posizione, con l’anta spalancata, Saro si è rivolto alla ragazza chiedendole – mi è sembrato – notizie del padre anziano, che è costretto a stare sulla sedia a rotelle ed è pure dializzato. Il tutto è durato pochissimo, anche perché la ragazza – come dicevamo – era appesantita, e sicuramente affaticata, per il peso delle borse della spesa, e di questo il nostro Saro era ben cosciente. Saro ha quindi con molta gentilezza salutato la ragazza sua vicina di casa ed è uscito nuovamente riprendendo la sua strada.

Questo breve episodio ha – a mio parere – del miracoloso, date le premesse iniziali che ho testé evidenziato. Quel balzo felino all’indietro, quell’atto di cortesia di riaprire il portone, spingere l’anta a poi porsi di lato a lasciare libero il passaggio alla ragazza, sono degli atti di gentilezza ormai desueti e che appartengono sicuramente alla categoria delle prescrizioni del Galateo di monsignor Giovanni della Casa, che dettò le norme di buon comportamento nell’ormai lontano Sedicesimo secolo (nella metà circa del 1500). Ed ancora l’interesse manifestato per la salute dell’anziano genitore della ragazza, il tutto con atteggiamento e volto benevolo, depone – in aggiunta a tutto il resto – sicuramente a favore del mio amico Saro, che mi sembra totalmente cambiato e ravveduto nel suo modo abituale di comportarsi. E chissà se la prossima volta che lo incontrerò per strada non riserverà anche a me un simile comportamento, magari salutandomi con un largo sorriso e intrattenendosi a chiedermi notizie della mia salute?

Sono veramente lieto per lui del predetto avvenimento, ma credo che tutto sia dovuto agli scombussolamenti creati nell’ultimo anno dalla pandemia del virus Covid-19, alla conseguente forzata e prolungata clausura a cui tutti siamo stati costretti, alla revisione globale dei nostri comportamenti e stili abituali di vita e – da ultimo – pure all’effetto dei vaccini a cui ormai quasi tutti – soprattutto nelle fasce di età più elevate – si sono sottoposti.

La stessa impressione ha avuto un altro mio caro amico, a cui ho prontamente raccontato l’episodio riguardante il comune amico Saro. Anch’egli infatti, seppur sorpreso pure lui della cosa, se ne è rallegrato ed ha contestualmente attribuito il cambio di comportamento di Saro a qualche forte trauma – fisico o psichico – che avrà sicuramente colpito il nostro amico provocandogli uno sconvolgimento delle cellule cerebrali.

Ma se il Covid-19 potesse apportare all’umanità, oltre a tutte le spiacevoli conseguenze ben note a tutti, anche qualche piccolo cambiamento in meglio – seppure solo limitato a casi isolati – allora, almeno, piangeremmo con un occhio.

Nino De Maria

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