Di recente è stato presentato il report “La povertà in Italia”, basato sui dati Caritas del 2025, con uno sguardo particolare sulla Sicilia. I dati Caritas provengono da 3.341 punti di ascolto distribuiti in 204 diocesi italiane, pari al 97% del totale diocesi. La Diocesi di Acireale ha preso parte attiva nella ricerca condividendo i dati provenienti dai centri ascolto parrocchiali e diocesani. Le strutture sul territorio variano per dimensione e modalità operative.
I centri di ascolto costituiscono la maggioranza dei servizi pari al 90,5%, mentre altri servizi come mense empori solidali, centri di distribuzione, rappresentano il 9,5%, in crescita rispetto allo scorso anno. Negli anni si è assistito ad un progressivo trasferimento delle attività dai centri diocesani che pesano oggi 29% a quelli parrocchiali che sono il 55%. Rispetto al 2024 il numero delle persone che si sono rivolti ai centri Caritas è stato stabile. Questo dato potrebbe essere letto come un possibile segnale di rallentamento delle emergenze socio-economiche che hanno colpito il nostro Paese negli ultimi anni.
Report Caritas 2025 / La situazione in Sicilia
Per la Sicilia, il report Caritas mostra che opera tramite 183 centri di ascolto che hanno preso in carico 12.351 persone pari al 4,4% del totale Italia, composto da 3.341 centri di ascolto e di 277.775 persone prese in carico. Delle 12.351 persone, il 44,5% si sono rivolti ai centri diocesani, il 14.9% ai centri Caritas zonali o vicariali e il 40,5% alle parrocchie. La maggior parte delle persone che chiedono aiuto pari al 54,9% sono donne, mentre il restante 45,1% sono uomini. Questo testimonia che ancora in Sicilia vi è una difficoltà da parte degli individui di sesso maschile a riconoscere di avere bisogno di aiuto.
In Sicilia le persone che si rivolgono alla Caritas sono per la maggior parte di nazionalità Italiana (pari al 71,9%) mentre il restante 27% è di provenienza straniera; è presente nel campione una minima parte di apolidi pari al 1,2% dei casi. La percentuale è totalmente ribaltata nelle regioni del nord, fra cui la Lombardia. Qui il 32,2% dei richiedenti aiuto sono italiani, contro il 66,8% di stranieri.
Analizzando i dati si nota come il livello di scolarizzazione influisce anche sulla povertà. Infatti, il 46,3% delle persone hanno conseguito una licenza media inferiore, il 20,8% la licenza elementare. E purtroppo ancora oggi assistiamo a casi di non presenza di scolarizzazione nel 9,4% dei casi o addirittura di analfabetismo (2,85%). Mentre le percentuali di utenti richiedenti aiuti diminuisce con la scolarizzazione. Assistiamo infatti a lo 0,9% dei richiedenti ha una laurea, il 9,5%, un diploma di scuola superiore e il 6,7% un diploma professionale.
Report Caritas 2025 / La condizione lavorativa e abitativa dei richiedenti
Nel 52,1% dei casi i richiedenti aiuto sono disoccupati o in cerca di nuova occupazione, nel 19,7% sono casalinghe. Nel 9,6% dei casi sono pensionati, nel 3,6% hanno un lavoro irregolare. Piuttosto il campanello d’allarme a cui si sta assistendo recentemente è la presenza di persone con una occupazione stabile pari a la 6,7% che non riescono a far fronte alle spese. Purtroppo anche in Italia si sta riscontrando il fenomeno largamente radicato nelle economie sviluppate quali gli Stati Uniti dei “poor workers” (i lavoratori poveri).
In genere sono lavoratori che hanno un impiego nei settori del terziario quali supermercati, negozi, logistica, ristorazione. L’85% dei richiedenti aiuto non presenta una grave esclusione abitativa. Hanno, se pur con qualche difficoltà, una dimora che li accoglie. In specifico il 47,4% sono in affitto, il 21,5% hanno una casa di proprietà, il 19,7% sono in affitto da un ente pubblico (case popolari). Gli altri o vivono ospitati da amici e parenti o in altra tipologia di alloggi.
Report Caritas 2025 / Bisogni e interventi in Sicilia
Se analizziamo i dati per storia assistenziale, che statisticamente vuol dire l’anno della presa in carico presso i centri di ascolto, vediamo che il 37,6% sono nuovi poveri, si sono rivolti alla Caritas da meno di un anno. Il 24,2% è seguito dai centri da 1-2 anni, il 14,8% da 3-4 anni, il 17,2% da 5 a 10 anni. Mentre una parte pari a circa il 6% è in carico presso i centri Caritas da oltre i 10 anni. La quantità delle richieste di bisogni emersi è disomogenea, in quanto il 27,8% si presenta ai centri per risolvere un problema specifico, il 31,2% chiede soluzioni per due ambiti di bisogno mentre il 41% nell’approcciarsi presenta tre o più richieste.
Le maggiori richieste di aiuto riguardano a povertà economica per l’81,7% dei casi, problemi di occupazione per il 34,8% dei casi, problemi abitativi per il 21,8%, di salute 8,3%. Successivamente, familiari 8,6%, problemi legati all’immigrazione 14,9%, istruzione 10,2%, handicap e disabilità 3,0%, detenzione e giustizia 2,3%, dipendenze 2,4%, altri problemi 4,1%. Dopo aver preso in carico i bisogni degli utenti, gli uffici Caritas si sono attivati per aiutare l’utenza in difficoltà. Le principali aree di intervento sono state: beni materiali 70,3%, alloggio 17,7%, sanità 4,6%, orientamento 7%, consulenze professionali 1,7%, coinvolgimento di enti e comunità 2,6%, ambito scolastico/formazione 3,8%, lavoro 0,6%.
Gianfranco Castro
