“Ricci i tuoi capelli”: melodie popolari del Salento cantate da sette donne

Le melodie di Cannole, piccolo paese del Salento, ci giungono da un piccolo ma appassionante libretto, Ricci i tuoi capelli, arie e canti popolari di Cannole (edito da Kurumuny), che è corredato da due cd, per un totale di 42 tracce.

La progettazione grafica è curata da Lucio Montinaro e i testi sono di Luigi Chiriatti, Ciro De Rosa, Salvatore Esposito, Raffaele Cristian Palano, Adriana Benedetta Petrachi. Si tratta di una declinazione sonora al femminile: Rosaria Campa, Vincenza Agrosì, Assuntina Tomasi, Gina Luperto, Eva Serra, Rosalba De Lorenzis, Ada Nocita, di un’età compresa fra i cinquanta e i settant’anni, incontratesi casualmente, hanno iniziato a cantare insieme e non hanno più smesso. Per lo più le loro esibizioni sono private, ma hanno suscitato molto interesse tra musicisti ed esperti sia di origine salentina che non. I loro incontri sono piuttosto singolari, in quanto cantare per loro è cucinare, mangiare, comunicare, fare pettegolezzi, tra cultura antica ed evoluzioni moderne, un ricordo del passato, o meglio un passato che si fa presente. Un loro modo di vivere l’attuale. Un canto quale mimica del bello, che fa soccombere il passato e la sua idea di canto che esorcizza la morte. Condivisione mentale di uno spazio fisico dei tempi andati, soffio vitale del pullulare di una collettività che ancor oggi risorge emendata. Le sette donne spifferano tradizioni della loro terra con i ricordi sonori delle nonne: contadine, tabaccare, furnare. Lo stesso borgo visitato da De Martino per conoscere la “tarantata” dove c’erano le donne dei campi le cui voci vennero registrate dalla Rai, negli anni Sessanta. Il repertorio del booklet è quindi una rappresentazione della poesia popolare e della sua musica, di quanto essa sia diffusa in tutta la penisola. Canti a sole voci quale veicolo di testimonianza di storie d’amore, dell’emigrazione, della fatica del lavoro; a dirla breve: la quotidianità. Un cantare essenziale, disgiunto dalle norme dello spettacolo, senza monili, palchi, luci, per suscitare un non comune calore comunicativo.

Maria Pia Risa