Ricordo / Don Cardillo e l’amore per Aci Platani

Il cammino della Comunità parrocchiale di Aci Platani è stato, da sempre, segnato dalla presenza di sacerdoti straordinari, che, nell’esercizio del loro ministero pastorale, hanno arricchito la popolosa frazione acese, seminando amore nei cuori dei tanti fedeli. Tra questi un posto particolare occupa don Giuseppe Cardillo, sacerdote di profonda umanità e grande spiritualità. Egli ha guidato con zelo ed amore paterno la parrocchia di Aci Platani per trenta anni, dal 1945 al 1975. In occasione del quarantesimo della sua morte, avvenuta il 17 giugno 1981, proveremo a ricordarne la figura cercando di ripercorrere le tappe più significative della sua intensa vita pastorale.

Don Giuseppe Cardillo è nato nella frazione acese di Guardia il 13/12/1916, da Salvatore e da Nunzia Raciti, anche se nei registri civili viene registrato solo il 3 gennaio 1917. Da piccolo cominciò a frequentare la parrocchia dove maturò la vocazione al sacerdozio. Entrato nel seminario vescovile di Acireale, superò con slanciò gli impegni scolastici ultimando gli studi teologici all’età di 21 anni. Non potendo ancora essere ordinato sacerdote per la giovane età fu chiesta una particolare dispensa, così il 23 luglio 1939 potè coronare il sogno di ricevere l’ordinazione Presbiterale dalle mani di mons. Salvatore Russo.

Fiumefreddo e Fiandaca le prime esperienze parrocchiali di don Cardillo

Ordinato sacerdote, prima che venisse ad Aci Platani, fu chiamato a fare esperienza pastorale a Fiumefreddo, come vicario della parrocchia, e successivamente a Fiandaca, come parroco di quella piccola comunità che allora contava appena trecento anime. Malgrado la giovane età, in queste due parrocchie, ebbe modo di farsi apprezzare per le sue virtù umane e sacerdotali. Ottimo predicatore, si distinse per la guida delle anime nel ministero parrocchiale e anche per la carità cristiana capace di manifestare come confessore nell’esercizio del Sacramento della Penitenza.

don Cardillo
Padre Cardillo insieme ai parrocchiani

Arrivato ad Aci Platani nel 1945, dovette subito confrontarsi con il contesto di particolare difficoltà e sofferenza che si viveva dopo il secondo conflitto mondiale. Ancora giovanissimo, appena ventisette anni, si ritrovò a ricostruire materialmente e spiritualmente la comunità platanese. Ma non si scoraggiò, seppe subito calarsi nella nuova realtà e con coraggio e determinazione iniziò l’opera di ricostruzione. Partì dagli ultimi, dai poveri, da coloro che più di ogni altro avevano sperimentato gli stenti e le sofferenze di una guerra che aveva lasciato tutti più poveri. Da quanto si apprende dalle testimonianze di coloro che vissero quei primi momenti, si intuisce che, pur nelle tante difficoltà, furono anni intensi e pieni di speranza.

Don Cardillo comincia l’opera di costruzione della comunità

Don Giuseppe Cardillo, oltre ad essere stato un sacerdote animato da una fede profonda, fu un grande animatore e realizzatore infaticabile. Come uomo di azione, desiderò con forza che Aci Platani progredisse e si sviluppasse. Così, all’inizio degli anni sessanta,  iniziò l’intensa opera di costruzione materiale di una comunità che fino a quel momento si presentava povera di strutture e locali dove poter svolgere dignitosamente la preziosa azione pastorale.  Fu collaborato in questo dal vicario parrocchiale don Sebastiano Barbagallo e da tante altre persone di buona volontà,

Fu un decennio intenso e faticoso nel quale non furono lesinate energie e risorse pur di portare avanti ambiziosi progetti. Oggi, viene da chiedersi: cosa sarebbe la comunità platanese senza tutte le opere che Padre Cardillo seppe portare a termine con slancio ed entusiasmo?

L’elenco sarebbe troppo lungo, ci limiteremo a ricordarne solo alcune: l’edificazione delle A.C.L.I.; l’erezione della nuova sede dell’Arciconfraternita; la costruzione di due cappelle cimiteriali; il restauro della chiesa di San Giuseppe e della chiesa Madre. Ma le opere più significative  della sua permanenza ad Aci Platani, sono la trasformazione del vecchio Oratorio Festivo in “Casa dei Ragazzi”, luogo d’incontro e di crescita nei valori cristiani; la costruzione dell’Istituto “Maria SS. Del Monte Carmelo”, per ospitarvi, sotto la guida spirituale delle suore domenicane del “Sacro Cuore di Gesù”; la scuola materna ed elementare, nonché diversi laboratori per le ragazze del paese.

Queste due opere, che egli stesso definì “i due polmoni che assicurano vitalità spirituale alla parrocchia”, sono certamente le più significative espressioni della sua particolare attenzione e sensibilità nei confronti dei più giovani e dei ragazzi. A loro, infatti, “conservò sempre un posto particolare nel suo cuore di Parroco”.

La malattia gli fa lasciare la parrocchia

Certo, la grandezza di un sacerdote non si misura col numero delle cose realizzate. Don Giuseppe Cardillo ha veramente arricchito la comunità platanese perché ha educato ai valori cristiani intere generazioni. Ha seminato amore, ha lasciato una scia luminosa di fede e di speranza in tutti coloro che l’hanno conosciuto.

E quando, troppo presto, venne l’ora della sofferenza, non potendo più assolvere alle funzioni pastorali, non esitò a chiedere le dimissioni da parroco. Lasciò la tanto amata Aci Platani per trasferirsi nella vicina OASI (Opera Assistenza Sacerdotale Interdiocesana) di Aci Sant’Antonio. Qui continuò la sua offerta di sacerdote nella preghiera e nel silenzio, rimanendo saldo nella fede. E abbandonandosi totalmente alla volontà del Signore che gli ha permesso, fino alla fine, di accettare la dura prova della malattia.

La sua prematura scomparsa commosse tutti. Ecco come il prof. Gaetano Vasta, la descrive nel libro “Aci Platani tra leggenda e storia”. «Il giorno della sua dipartita, fu lutto per tutti: per il clero e per l’Oasi, ma soprattutto per la nostra cittadinanza, che oserei dire lo venerava. La morte, che di solito copre i più col silenzio, per Lui fu un vero trionfo. I funerali si svolsero nella parrocchia che fu sua, e piangendo dinanzi alla bara, la gente rese omaggio impietrita dal dolore a uno dei suoi più grandi parroci, a un sacerdote e a un uomo esemplare, la cui opera si ricorderà nei secoli avvenire».
Parole che hanno una grande forza profetica! Ancora oggi, infatti, a distanza di quarant’ anni dalla morte, il suo ricordo è sempre vivo in quanti lo conobbero e stimarono per le qualità pastorali ed umane.

La vita pastorale di don Cardillo si intreccia con quella di Aci Platani

La vita della comunità parrocchiale di Aci Platani, nel secolo appena trascorso, è fortemente legata all’esperienza pastorale di questo straordinario sacerdote. Egli fece della propria vita un perenne dono al Signore nel servizio di coloro che incontrò nell’esercizio del proprio ministero e che amò col cuore di padre. Non esageriamo nell’affermare che la comunità platanese, grazie al prezioso operato di Padre Cardillo, ha vissuto uno straordinario capitolo della sua storia, forse il migliore.

Nel libro “Dono e mistero”, scritto da Giovanni Paolo II in occasione del 50º anniversario della sua ordinazione sacerdotale, si legge: “Il segreto più vero degli autentici successi pastorali non sta nei mezzi materiali, ed ancor meno nei «mezzi ricchi». I frutti duraturi degli sforzi pastorali nascono dalla santità del sacerdote”.

Una messa domenica 20 per ricordarlo

Queste parole, senza alcun dubbio, possono essere attribuite anche all’esperienza pastorale di Padre Cardillo. Egli fu in mezzo al suo popolo segno dell’amore di Dio, di quel Santo Amore che non abbandona mai. Vogliamo quindi ringraziare il Signore che ha voluto visitare ed amare la Parrocchia di Aci Platani, donandogli un sacerdote ripieno di santità, che si è speso per la comunità affidatagli, senza mai risparmiarsi, con amore sincero.

Una santa messa in sua memoria sarà celebrata nella chiesa Madre di Aci Platani, domenica 20 giugno, alla ore 19. A seguire il prof. Giovanni Seminara, in un breve intervento, ricorderà la figura e l’operato di questo grande testimone della fede.

                                                                                                      Giovanni Centamore                                                                                                                                   

 

 

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