Ricordo / L’ultimo saluto al Principe dei Federiciani Salvatore Coco: una lettera ripercorre la vita dell'”eterno sognatore”

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È venuto a mancare nei giorni scorsi Salvatore Coco “Cicireddu”, storico e notissimo tabaccaio di Acireale. Era anche un uomo di grande cultura, di straordinaria sensibilità e di eccezionale spirito di intraprendenza. Pubblichiamo un commosso ricordo della figlia Marinella, collaboratrice della nostra testata, porgendo a lei ed ai suoi familiari le più vive e sentite condoglianze di tutta la redazione.

S.Coco_1Oggi diamo un ultimo saluto al Principe dei Federiciani Salvatore Coco, così ti piaceva essere chiamato.

La chiesa come tu potrai ben vedere è piena di gente. Tutti da ieri, da quando ci hai lasciato, hanno fatto un veloce passaparola. Tutta la città ti conosceva e con l’avvento di internet sei pure diventato internazionale, avevi contatti su facebook che toccavano tutti i punti del pianeta.

Qualcuno ti conosceva perché eri il suo fornitore di sigarette,  con qualcuno leggevate le prime notizie sulla Sicilia, con qualcun altro discutevate con fervore di politica, con tanti altri condividevate il sogno federiciano.

Chi ti conosce sa che eri una testa calda e spesso passavi dall’amicizia al contrasto e nuovamente all’amicizia nel corso della stessa mezza mattinata.

Nella tua breve vita sei stato… un uomo, un commerciante, un trascinatore, un eterno sognatore. Posso dirti oggi che ti riconosco un’innocenza pura e completamente disarmante, direi quasi controcorrente.

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I funerali di Salvatore Coco in Cattedrale, con il feretro attorniato dai cavalieri federiciani

Ti sei sempre fidato di tutti. Hai sempre visto del buono in tutti. Ma come facevi?

Spesso, per non dire quasi sempre, non ti ho capito. Ti ho criticato e contrastato. Non capivo come facevi.

Solo ieri ho capito. Mi viene quasi da ridere. Ero in volo per tornare in Sicilia per darti il formale saluto, perché noi due ci eravamo già salutati qualche ora prima in sogno.

“Tu volevi stare sereno”. Tutto qui.

La parola Serenità, devo ammetterlo, mi ha sempre creato un senso di inquietudine. Forse perché per me è sempre stata sinonimo di silenzio ed io ho sempre amato la confusione.

Sei stato per mamma, per Lucio e per me un padre. Un padre che ha amato la sua famiglia. Che l’ha desiderata fin dall’inizio. Quando hai conosciuto mamma, le hai chiesto quanti anni avesse per capire se fosse in tempo per avere figli.

Un altro momento dei funerali
Un altro momento dei funerali

Quando ti sei ammalato e con te e mamma siamo partiti per Verona, hai scritto una lettera a noi figli…  Volevi che la leggessimo solo se non ti saresti risvegliato… io curiosa per come sono non avrei resistito e la lessi la notte prima del tuo intervento: ci esortavi a costruirci una famiglia ed avere dei figli… Sono l’unica cosa importante della vita, hai scritto su più punti. Lucio ti sta già ascoltando… io ho iniziato a pensarci… e considerate le mie idee pregresse penso puoi ritenerti abbondantemente soddisfatto. Ho fatto passi da gigante.

Durante la malattia hai mostrato una forza disarmante, sono sicura che dopo il primo anno hai capito la gravità nonostante nessuno di noi ne facesse mai parola. Per la prima volta hai fatto silenzio del tuo dolore e per la prima volta hai iniziato a dire a noi tutti a voce alta “vi voglio bene”, a tenerci per mano, a telefonare, a scrivere.

L’insegnamento che ne ho tratto e che vorrei che divenisse bagaglio di tutti: non aspettate, non aspettate mai, fate una carezza alle persone che volete bene, abbracciatele, ditegli “ti voglio bene”. La vita è troppo breve per perdere tempo.

Un bacio.

Ti Voglio Bene

Marinella

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