Qualche settimana fa, nelle pagine di questo giornale, avevo scritto su monsignor Giuseppe Costanzo e la gioia della celebrazione dei suoi settant’anni di sacerdozio compiuti lo scorso 15 agosto e celebrati a Sant’Alfio, nella Cappella di Villa Serena, il 18 agosto. Mai avrei pensato che qualche settimana dopo avrei riscritto di lui a seguito della sua morte, avvenuta a Siracusa la sera del 2 settembre scorso.
Io non ho avuto il privilegio (a lui, scherzando, dicevo la fortuna) di averlo come Rettore in Seminario. Né di poter collaborare durante gli anni del suo episcopato, come Ausiliare, ad Acireale. Ma dai diversi incontri e continui contatti ho avuto la gioia di condividere e apprezzare la sua forte spiritualità, ancorata alla Parola di Dio. La sua vasta cultura, mai ostentata, la profonda umanità che si manifestava in un abbraccio che ti faceva sentire accolto e amato.

Il ricordo delle sue esortazioni
Le sue esortazioni mi hanno sempre accompagnato, due in particolare. Il 7 novembre 1999 iniziavo il ministero di parroco nella Cattedrale di Acireale, mi telefonò per porgermi gli auguri. E mi disse: “ti raccomando due cose: la preghiera e lo studio. Senza di queste non potrai mai fare nulla”.
La seconda, più che a me fu rivolta a mia madre. Ci trovavamo a Carrubba per una celebrazione da lui presieduta. Al termine della messa, mentre lo salutavamo disse a mia mamma: “le raccomando suo figlio, la mamma è la prima custode del figlio sacerdote”.
A mia madre quelle parole entrarono nel cuore e le ripeteva spesso, quasi un mandato che aveva ricevuto. Nel tempo ho avuto modo di riconoscere la verità delle due esortazioni.
L’eloquenza della parola lo rendeva affascinante. Sempre puntuale e preparato non parlava mai, soprattutto nelle omelie, “a caso”, ma invitava ad entrare – attraverso una attenta spiegazione del testo – nel cuore del messaggio della Parola, per trarne – senza moralismi sterili – indicazioni di vita concreta.
Ritiri spirituali e corsi di esercizi spirituali al clero, ai consacrati e anche ai laici, corsi biblici, la scuola della Parola, sono stati gli ambiti che lo hanno visto impegnato in maniera particolare.
Da autentico figlio del Concilio Ecumenico Vaticano II, aveva fatto la scelta di mettersi “in religioso ascolto della Parola di Dio” (Proemio della Dei Verbum). E questo trasmetteva, con la vita e la predicazione agli altri.
Monsignor Costanzo uomo di preghiera
Monsignor Costanzo era un uomo di preghiera, devotissimo della Madonna, e questo traspariva e si intuiva facilmente. “Le battaglie più grandi – amava ripetere – si vincono davanti al tabernacolo”. Amava definire il vescovo come “l’orante per eccellenza della comunità cristiana”. Innamorato del sacerdozio, contagiava gli altri di questo amore. Ha curato, con particolare sollecitudine e attenzione, anche da vescovo il Seminario, ripetendo “che un vescovo che cura il suo seminario assicura alla diocesi cinquant’anni di vita”.
In questo momento di umano dolore per la sua dipartita, emergono dalla memoria del cuore tanti momenti condivisi con lui. Ma non voglio dilungarmi troppo perché mi sembra di sentire la sua voce che mi dice: “basta, fai silenzio, hai parlato troppo”.
Grazie, venerata e cara eccellenza, per la sua luminosa vita, per il tesoro inesauribile che lascia nel cuore di quanti abbiamo avuto la possibilità di incontrarla nel nostro cammino. Riceva, dal Principe dei pastori, “la corona di gloria che non appassisce” e riposi in pace.
Don Roberto Strano
