Riflessione / Il dono della vita: tra desiderio, fiducia, speranza e giustizia

Riportiamo la riflessione del professor Mariano Indelicato sul dono della vita e sul processo graduale che ogni essere umano vive tra l’alternarsi di desiderio, fiducia, speranza e giustizia. Un percorso evolutivo dove il desiderio sta alla base e domina non solo l’individuo, ma anche la società.

“Una delle fasi più difficili nella crescita di un essere umano è il processo di autonomizzazione, elaborazione di un progetto esistenziale e inserimento creativo nella società. Distaccarci dalla organizzazione familiare che ci ha dato il nome e dalle persone con cui abbiamo accumulato migliaia e migliaia di interazioni lungo il tempo è un processo graduale che non finisce mai e che si interseca con la nostra discendenza in un movimento ciclico, auto perpetuante” (A. Canevaro)

Riflessione / Il dono della vita dominata dal desiderio

È complicato fissare le determinati, le caratteristiche fondamentali che muovono l’individuo lungo l’arco del suo sviluppo evolutivo e di ciò che definiamo in genere vita. Non vi è dubbio, anche se gli studiosi lo hanno chiamato in molti modi, che alla base vi sia il desiderio. Quest’ultimo ha permesso nel corso degli anni lo sviluppo non solo individuale ma anche sociale. In effetti il desiderio domina la nostra società e i suoi costumi, sotto la forma di un’esigenza di “miglioramento” o di “progresso” individuale. Incremento economico, demografico, scientifico, dei trasporti, del benessere individuale, delle armi, del divertimento, etc.

Sul piano individuale il desiderio nasce, come definito da Lacan, da una mancanza: l’essere umano sentendosi incompleto tende, quasi inutilmente, a raggiungere la sua ágalma (l’oggetto del desiderio). Agalma è una figura retorica che per la prima volta compare nell’Odissea come un ornamento attraverso il quale Penelope riconosce Odisseo. Successivamente Platone, nel Simposio, riporta il giudizio di Alcibiade che paragona Socrate alle sculture dei Sileni che racchiudono al loro interno i “simulacri” (agálmata) degli dei. Infine, come riportato da L. Rocci, da Pausania essa è traducibile con “immagine o cosa informe”.

Riflessione / Il dono della vita: tra desiderio, fiducia, speranza e giustizia

Da queste definizioni deriva che nel primo caso l’oggetto sia di ordine simbolico e in quanto tale in grado di legare l’io e l’altro. Nel secondo caso stabilisce un collegamento con le divinità e con il sacro. Nel terzo caso, invece, ágalma è affiancabile ad un “disallineamento”. Ovvero una frattura nell’ordine consueto attraverso la quale però, e non contro la quale, potrebbe emergere una nuova visione del mondo, una riaggregazione. Per Lacan, avvicinandosi a quest’ultimo significato, l’agalma è il centro del desiderio. È il luogo in cui si intersecano i campi del reale e dell’immaginario.

La palma innalzata in onore della dea Latona nel santuario di Apollo delio (ágalma dias), rappresenterebbe una “cosa magica”, centro di differenti “effetti” ovvero l’immagine informe. Questo oggetto, infatti, “si sottrae al rapporto di rappresentazione per diventare un centro di forza” e di attrazione. L’oggetto in quanto rappresentazione e contenitore delle tendenze inconsce diventa la fonte del desiderio e le azioni consequenziali tendono al “godimento” e/o soddisfacimento. L’agalma però essendo un oggetto informe è attraversato da quel movimento paradossale che vede il desiderio realizzarsi solo e soltanto come inesauribile insoddisfazione e costitutiva mancanza.

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Riflessione / Il desiderio che genera desiderio

È ciò che scopre Alcibiade alla fine del Simposio. L’agalma, il tesoro che lui attribuiva a Socrate in quanto rappresentazione delle statue dei Sileni, si mostra vuota. Diventa cioè un fantasma, poiché l’oggetto del desiderio non è semplicemente posto, dato, per così dire, in opposizione al soggetto che desidera. Tutt’altro, è il centro in cui gravitano forze ed effetti in cui risuonano le soggettività chiamate in causa dal desiderio stesso. Possiede quindi una natura non coglibile attraverso gli schemi abituali della rappresentazione. Alcibiade, infatti, non riesce ad ottenere l’amore di Socrate.

È il desiderio insoddisfatto o non goduto che genera desiderio. Recalcati mette bene in luce questo concetto nel libro “Le Mani della Madre” che nel loro veicolare l’immagine quasi divina della madre danno senso all’esperienza del figlio: “Madre è il nome dell’altro che tende le sue nude mani alla vita che viene al mondo, alla vita che, venendo al mondo, invoca il senso”.  Il senso non sta solo e semplicemente nel significato ma nell’essere motore generatore del desiderio. È la madre, con il suo desiderio di essere contemporaneamente donna, che volge il suo sguardo altrove permettendo al figlio di sperimentare il desiderio di percorrere le vie del mondo ovvero di separarsi dalla madre.

Riflessione / Il dono della vita: tra desiderio, fiducia, speranza e giustizia

È il non godimento del desiderio che permette la generatività poiché si tratta di sperimentare la propria autonomia senza necessariamente tagliare i legami con l’altro. Il desiderio, infatti, non è omologo alla spinta autistica e dissipativa del godimento. Esso tiene in considerazione l’altro e si contrappone al godimento il quale per sua natura non tiene conto del limite rappresentato dalla legge. Al contrario, l’esperienza del desiderio implica una tensione verso l’Altro senza per questo cadere solo e semplicemente nella soddisfazione dell’Altro. La generatività del desiderio esprime la capacità di ricercare la propria autonomia nella soddisfazione del legame con l’altro evitando di cadere nel tranello nevrotico che conduce il proprio desiderio al progetto dell’Altro.

È in questa sintesi che si esprime la generatività e che da corso alla millenaria esperienza dell’uomo. È attraverso questi meccanismi che si delinea l’identità dell’uomo portatrice di ciò che viene dal passato ma conduttore di nuovi processi generativi frutto dell’espressioni di nuovi desideri che debbono per forza di cose essere contestualizzati. Scrive a tal proposito N. Terminio “Se c’è desiderio allora c’è processo di separazione del progetto dell’Altro ed è proprio questo distacco che rende possibile la generatività. Solo se si è in una posizione soggettiva sganciata dalle attese dell’Altro si può generare in prima persona, assumendo su di sé il rischio e la soddisfazione del proprio atto creativo”.

Riflessione / Il desiderio alla base del dono della vita

È dalla storia generazionale che l’individuo trae la legge che mette un limite all’irrefrenabile desiderio del godimento illimitato. È la legge che permette l’umanizzazione del soggetto. Il desiderio, frutto del pathos, tende non tanto alla soddisfazione, possibile all’interno di un contesto normativo, ma al godimento assoluto. La patologia è insita nella ricerca proprio del godimento del desiderio. Così come accaduto alla mamma di Milano che fa morire la figlia di stenti perché di ostacolo alla relazione con il suo compagno.

Il pathos, infatti, per sua natura è capriccioso ma nel contempo trasmette fiducia e speranza nel legame e nelle relazioni con l’Altro. Fiducia e speranza che viene dalle generazioni precedenti: “accettare e riconoscere ciò che padri e madri hanno lasciato in eredità e passare al di là rilanciando l’azione generativa”. (Cigoli)

Riflessione / Il desiderio senza godimento

Il desiderio senza godimento ha la funzione di equilibrare le esigenze del pathos, che si nutre di fiducia e speranza, con quelle dell’ethos basate sulla giustizia e sulla lealtà. Senza fiducia e speranza e\o senza giustizia e lealtà si incorre nell’anarchia, nella non umanizzazione, nella patologia. Già Freud in “Disagio della Civiltà” e in “Al di là del Principio di Piacere” parlava di pulsione inibita alla meta ovvero l’eros (Il desiderio). Se si libera del piacere sessuale viene reinvestito nell’Altro inteso come comunità e, quindi, si adegua al contesto. Fiducia, speranza, giustizia, lealtà i poli del legame vengono dalle generazioni che ci hanno preceduto e, debitamente rielaborate, vengono ritrasmesse perpetuando un processo che attraversa tutto l’arco della storia dell’uomo.

Donare la vita nasce dal desiderio trasmesso lungo le generazioni utile alla conservazione della specie. Il nostro compito è rilanciare il desiderio stimolando la sua creatività. Il difficile equilibrio tra apparenza e separazione, tra Altro e soggetto, tra legame ed emancipazione del legame, tra Legge e desiderio, tra famigliare e tempo del soggetto, è il riflesso della questione che anima la vita di ciascuno di noi. Ponendo in risalto l’opportunità di scegliere tra la generatività del desiderio e la soddisfazione dissipativa della pulsione di morte. In sostanza si tratta di prendere coscienza della impossibilità di godere appieno dell’algama e, quindi, attraverso la mancanza sperimentare l’insoddisfazione che si trasforma in motivazione per le azioni successive. È l’illusorietà del godimento del desiderio il motore dell’evoluzione umana.

mariano indelicato

Mariano Indelicato*

Psicologo Psicoterapeuta; Docente a.c. Psicometria delle Neuroscienze Cognitive Università degli Studi di Messina

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