Santa Venerina / L’1 giugno si inaugura la Trichora bizantina di Santo Stefano

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Trichora di Santo Stefano

Nel territorio di Santa Venerina in provincia di Catania, domenica 1 giugno ci sarà l’inaugurazione della caratteristica scalinata in pietra che conduce alla Trichora Bizantina di Santo Stefano.
I lavori d’intervento di accessibilità e fruizione al sito storico-architettonico, hanno ricevuto il finanziamento dal Gal Terre dell’Etna e dell’Alcantara, nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale Sicilia 2014-2020 sottomisura 19.2-7.2. “Sostegno a investimenti finalizzati alla creazione, al miglioramento o all’espansione di ogni tipo di infrastruttura su piccola scala, compresi gli investimenti nelle energie rinnovabili e nel risparmio energetico”.
La ditta “Costruzioni & Restauri s.r.l“ si è aggiudicata l’appalto.Trichora di santo Stefano

Fra gli interventi, inoltre, si è provveduto alla sistemazione dell’area circostante e si è realizzata una recinzione. L’ammontare dell’opera è di 63.548,51 euro, di cui per lavori 58.891,85 euro.
I lavori sono durati 180 giorni. RUP (Responsabile Unico del Procedimento) l’ ing. Rosario Arcidiacono, progettisti i geometri Salvatore Giovanni Claudio Grasso e Salvatore Maugeri. A dirigere i lavori l’arch. Maria Aurora Cristaudo e l’arch. Carmen Patanè.

All’inaugurazione la corale di Dagala del Re

In occasione della cerimonia inaugurale si esibirà la Corale Polifonica “Maria SS.ma Immacolata”  di Dagala del Re, diretta dal  maestro Cristina Cantarella. Sono previsti inoltre degli interventi collaterali curati dall’associazione STO.CU.SVI.T. (Storia, Cultura, Sviluppo e Territorio ).La scalinata che porta alla Trichora

La Cella Trichora di Santo Stefano

Risale ai secoli IV-VI d.C. la Cella Trichora di Santo Stefano, eretta probabilmente come edificio funebre in epoca tardo romana e poi trasformata in chiesa cristiana.
Le Celle Trichore (dal latino cellae trichorae) sono piccoli edifici di epoca altomedievale il cui schema icnografico è costituito da un vano centrale quadrangolare con tre absidi estradossate su tre lati.
Il termine “tricora” deriva appunto dalla presenza delle tre absidi a formare un “ triconco”. La pianta a triconco deve le sue origini all’architettura pagana. A partire dal IV secolo, tale impianto trovò larga diffusione anche nell’architettura cristiana e impiegato come cappella funeraria, battistero o chiesa.

Ciò che resta dell’edificio religioso

L’eruzione dell’Etna del 1284/85 risparmiò la struttura religiosa, ma andò perduta ogni traccia dei luoghi circostanti.  La chiesetta di Santo Stefano, oggi, si presenta come un rudere in cui il tempo ha lasciato dei segni indelebili ma che lo rendono molto suggestivo e ricco di storia.
I primi interventi di restauro furono eseguiti, negli anni’50 dal soprintendente Lojacono.  Consistettero nella ricognizione dei luoghi, nell’analisi dei ritrovamenti, nella pulitura e nel consolidamento parziale della muratura.
I successivi interventi avvennero solo dopo l’acquisto del bene, nel 2012, da parte del Comune di Santa Venerina. Nel 2015, la Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di Catania ha realizzato un intervento di messa in sicurezza della struttura muraria.

 

                                                                   Giuseppe Russo