Sicilia da scoprire / Tra storia e tradizioni di Aci Sant’Antonio

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Aci Sant'Antonio

Aci Sant’Antonio è uno dei centri più identitari delle Terre di Aci, simbolo di storia artistica e religiosa. Tiene insieme una storia di antico insediamento rurale, una forte devozione religiosa e un patrimonio culturale unico legato al carretto siciliano, come più volte promosso anche dal GAL Terre di Aci, la società consortile di cui anche questo comune fa parte come ente associato.

Sicilia da scoprire / Radici e storia di Aci Sant’Antonio

Il nucleo abitato nasce tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo attorno alla chiesa di Sant’Antonio Abate, nonché punto di riferimento per gli abitanti del Casale di Aci e dei piccoli villaggi vicini. Nel 1672 il territorio viene elevato a principato e concesso a Stefano Riggio, che concentra nelle sue mani gran parte dei feudi delle Aci. Consolida il villaggio come centro organizzato, in un contesto segnato da terremoti, eruzioni e continui rassetti amministrativi.

Nel XIX secolo Aci Sant’Antonio ottiene un riconoscimento più chiaro della propria autonomia comunale, includendo al suo interno diverse borgate poi divenute comuni autonomi, come Valverde. Ha continuato a mantenere una vocazione agricola legata a vigneti, agrumeti e piccoli poderi. Questo sfondo rurale è fondamentale per capire anche le tradizioni religiose e popolari che rappresentano ancora oggi l’identità del paese.

Sicilia da scoprire / Aci Sant’Antonio, storia della devozione per Sant’Antonio Abate

La festa patronale di Sant’Antonio Abate si svolge ogni anno il 17 gennaio, con una forma solenne biennale che si svolge ad agosto, conosciuta come ‘a festa ranni’. Il santo è rappresentato con il bastone, il maialino e la fiamma, simboli della protezione sugli animali, sulle campagne e sul fuoco domestico. Si tratta di elementi centrali per una comunità contadina come quella di Aci Sant’Antonio.

Il giorno della festa la statua lignea di Sant’Antonio viene portata in processione per le vie del centro storico tra canti, preghiere e spettacoli pirotecnici che illuminano le vie del centro. Il tutto viene accompagnato dalle confraternite e da fedeli che sciolgono voti personali. Un momento molto sentito è la benedizione degli animali e dei pani. Contadini e famiglie portano cani, gatti, cavalli, ma anche piccoli animali da cortile, insieme a pani votivi, chiedendo protezione per i propri animali e per la casa.

La ‘festa grande’ estiva aggiunge una dimensione spettacolare e comunitaria con l’aggiunta di luminarie, banda musicale e spettacoli serali. Durante la festa molti migranti rientrano apposta per partecipare, aggiungendo alla solennità della festa un ulteriore rito di ‘ritorno a casa’ collettivo. Tra le espressioni più caratteristiche della festa spicca la cosiddetta ‘danza dei cerei’. I ’cerei’ sono grandi strutture votive lignee, riccamente decorate, portate a spalla da gruppi di devoti che le fanno oscillare davanti al simulacro del santo. La fatica dei portatori diventa una forma di offerta, ed è vissuta come un atto di devozione e di ringraziamento per le grazie ricevute o invocate.

Sicilia da scoprire / Costumi e tradizioni di Aci Sant’Antonio: la sagra degli antichi sapori

Un’altra tradizione che racconta bene l’anima del territorio è la sagra degli antichi sapori, che si svolge nella frazione di Santa Maria La Stella. L’evento nasce per valorizzare la cucina povera e contadina. Con piatti a base di legumi, verdure di stagione, salsicce, pane locale, dolci tradizionali e vino prodotto dalle campagne attorno al paese.
La sagra si lega al culto della Madonna della Stella e si svolge in genere tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, con stand gastronomici, esposizioni di prodotti tipici, artigianato e momenti musicali. In questo modo, la festa religiosa diventa anche un’occasione di promozione del territorio, mettendo al centro il cibo come veicolo di memoria rurale locale.

Sicilia da scoprire / Aci Sant’Antonio il ‘borgo dei carretti siciliani’

Aci Sant’Antonio è conosciuta come uno dei luoghi simbolo del carretto siciliano, tanto da essere definito ‘il borgo dei carretti siciliani’. Nel corso del novecento infatti si è sviluppata una vera scuola di maestri carradori, falegnami, intagliatori e pittori. Artigiani che hanno trasformato il carretto da semplice mezzo di trasporto agricolo in un’opera d’arte. Le fiancate, le sponde e le ruote dei carretti sono decorate con scene cavalleresche, storie dei santi e momenti di vita quotidiana, in un’esplosione di colori che ha reso celebre questo artigianato in tutta la Sicilia.

Oggi murales, mostre e percorsi guidati permettono ai visitatori di scoprire dal vivo tecniche, simboli e significati del carretto, trasformando una tradizione di lavoro contadino in una risorsa culturale e turistica. Simbolo di una tradizione nota nel mondo, una delle figure che più ha dato lustro ad Aci Sant’Antonio è la pittrice Nerina Chiarenza, cui abbiamo dedicato particolare spazio sulle nostre pagine. Erede di una delle più identitarie attività artistiche delle Aci, la “maestra d’arte” Chiarenza è una tra le icone più stimate che porta alto il nome della Sicilia orientale nel mondo.

Sofia Murabito