Simone Digrandi / Da Formability al servizio dei giovani di Ragusa

Simone Digrandi, classe 1984, da Formability al servizio per i giovani della sua Ragusa. Per la nostra rubrica La Voce del manager, abbiamo chiesto al giovane imprenditore di raccontarci il suo percorso di vita che dal profondo sud della Sicilia, dopo la triennale in Scienze dell’amministrazione conseguita all’università di Catania e la specialistica in Politiche Pubbliche conseguita all’università di Perugia, lo ha portato a tornare nella sua terra d’origine per spendersi totalmente per la sua comunità. Tra associazionismo e passione politica, Simone ha deciso di cimentarsi in un’avventura imprenditoriale che ha segnato il suo futuro.

Intervista a Simone Digrandi / Da Formability al servizio dei giovani di Ragusa

Chi è Simone Digrandi? Come ti presenteresti?

Come uno che fa cose. Hai presente quando senti il bisogno di spenderti per la tua comunità? Questo mi ha portato a fare tante cose.

Parliamo di Formability: com’è nata la tua storia aziendale?

E’ una di quelle cose che non avevo messo in conto. Avendo questa laurea in scienze politiche ero uscito con l’idea che sarei stato un dipendente o nel pubblico o nel privato. Essendomi laureato nel 2008, quando è scoppiata la crisi, ci sono state tantissime porte che si sono chiuse. Ho girato molto l’Italia per cercare nuove prospettive, fino a quando ho deciso di investire su me stesso La mia passione è sempre stata quella della radio. Ho svolto il servizio civile all’ufficio comunicazioni sociali della mia diocesi, poi ho aperto la mia attività, che è stata per quattro anni uno studio di comunicazione integrata individuale.

Simone Digrandi

All’inizio ero quindi solo, poi però abbiamo unito le forze con altri tre ragazzi e abbiamo fatto nascere una vera e propria azienda: formability. I core business dell’azienda sono il web e il social, nasce nel 2015 e dal 2018 è una srl. Abbiamo anche fatto una bella Accademia di formazione dedicata al digital marketing perché è una bella prospettiva di una delle professioni non del futuro, ma del presente. Inoltre, manteniamo sempre l’attenzione alle molteplici esigenze dei privati.

Quanti operatori conta?

Siamo in quattro soci a coordinare i rami principali dell’azienda. Poi ci sono diversi collaboratori, molti freelancers, in totale una decina di persone attualmente.

Quali sono le prospettive aziendali?

La prospettiva principale è quella di continuare a seguire tutte le esigenze delle aziende e renderle più digitalizzate possibili sotto tutti i punti di vista. Vogliamo continuare a diffondere la cultura della digitalizzazione anche tra i ragazzi perché devono capire che queste professioni digitali, se fatte bene, possono essere una buona prospettiva che può portarli ad essere freelancers, dipendenti di alcune aziende o loro stessi imprenditori.

Cimentandovi in quest’impresa, avete trovato una resistenza dal punto di vista della digitalizzazione?

Quando ho iniziato io, nel 2010, ancora nemmeno si parlava delle aziende sui social. Ma negli ultimi quattro anni è maturata una maggiore predisposizione e adesso siamo nel momento in cui, se un’attività commerciale non è presente sui social, da utente ti sembra addirittura una mancanza di serietà. Con l’azienda abbiamo aiutato molte realtà commerciali ad approcciarsi al mondo del digitale, avviando anche la gestione legata ad un centro commerciale. Abbiamo approntato per questo un sistema di prenotazione elimina code: il nostro team web ha creato questo sistema, che si chiama “clicca e vai”, che ha permesso al centro commerciale di poter gestire l’afflusso dei negozi quando c’è stata la riapertura di maggio di un anno fa. Abbiamo venduto questo sistema anche ad altri negozi e ad un ente pubblico qui in città per la prenotazione di appuntamenti.

Simone Digrandi politica RagusaSecondo te è importante il contributo che dà lo stato per lo sviluppo alla digitalizzazione? Se sì, fa abbastanza?

Sì, fa tanto e dà una buona spinta soprattutto per aziende grosse che vogliono investire cifre consistenti. C’è una certa burocrazia che potrebbe essere anche un pochino alleggerita e tra l’altro ci sono tantissimi bandi che permettono alle aziende di usufruire di questi voucher per la digitalizzazione. Tu investi in queste cose e poi hai o il credito di imposta o un rimborso spese.

Che servizi offrite per i privati?

Quando abbiamo creato questa realtà abbiamo inserito sotto corsi di motivazione personale e di sviluppo personale nel quale capire come gestire il proprio talento. Capire cioè che cosa puoi veramente fare e quali sono le cose giuste per te in base anche a quello che senti.

Com’è nata la proposta politica che hai ricevuto e perché hai accettato?

Io nasco come persona che ha fatto un pizzico di politica partitica e poi si è buttato all’interno dell’associazionismo. Quando sono tornato da Perugia, dove ho conseguito la laurea specialistica, c’era tanto pessimismo. Volevo darmi da fare e ho intrapreso una esperienza partitica ma già in quella fase, con diversi amici, valutammo che la “macchina partito” ci stava stretta. Così abbiamo deciso di fondare una associazione che si chiama Youpolis. Nata ufficialmente nel 2012, ha vissuto una fase molto intensa fino al 2018. Io ne sono stato presidente fino a luglio 2017. Abbiamo fatto tante iniziative, per esempio dal 2015, anno in cui i ragazzi hanno cominciato a uscire in centro storico e non più fuori Ragusa. C’era bisogno di chiuderlo creando un’area pedonale perché non infastidisse la movida.

“Il Corso liberato”?

L’abbiamo creata noi, con il corso liberato (sulla base del “lungomare liberato” realizzato a Catania). Ci siamo armati di transenne chieste alla polizia municipale e di associazioni che ci davano una mano” rendendo possibile il raggiungimento di questo obiettivo. Uno dei tanti. Nel 2017 ho lasciato la presidenza dell’associazione e contestualmente ricevuto dal vescovo l’incarico di dirigere l’ufficio comunicazioni sociali (dove avevo svolto il servizio civile diversi anni prima). Qui però succede una cosa che cambia il corso della mia vita: conosco uno dei candidati sindaci, perché si rivolge al nostro studio di comunicazione e la nostra azienda realizza mediaticamente per lui la campagna elettorale.

Il candidato diventa a tutti gli effetti sindaco. Io dovevo intanto lasciare la direzione dell’ufficio comunicazioni sociali dopo un anno, perché il carico di lavoro diventava incompatibile con gli impegni aziendali. Inoltre, per quel residuo tempo che potevo dedicare alla mia attività pubblica, desideravo tornare un po’ alla politica. Il nuovo sindaco, dopo diversi mesi, mi ha chiesto una mano per le politiche giovanili e ho detto sì. Il primo novembre del 2018 è iniziata così la mia avventura come delegato alle politiche giovanili del comune di Ragusa.

Quali sono le principali azioni e obiettivi per il mandato di Simone Digrandi?

Ho cercato di capire cosa vuol dire per me politiche giovanili e mi sono reso conto che c’erano quattro ambiti che erano per me i quattro ambiti delle politiche giovanili necessari. Per quanto riguarda l’Ascolto ho creato uno sportello di ascolto e chiunque dei ragazzi della città poteva contattarmi e venire a parlarmi. Non in un posto qualsiasi, bensì nella sala giunta, un luogo molto simbolico. Il secondo ambito è la partecipazione: era necessario ripristinare lo strumento della Consulta giovanile, cerchiamo di sistemare gli uffici e propongo che la Consulta nominata si occupasse di revisionare il regolamento. I ragazzi stessi, molti dei quali anche laureati in giurisprudenza, hanno elaborato una bozza di nuovo regolamento, approvato mesi fa al consiglio comunale. I ragazzi hanno così eletto per la prima volta il presidente.

– Intervista a Simone Digrandi / Da Formability al servizio dei giovani di Ragusa –

Inoltre abbiamo istituito il graduation day che permette a tutti i ragazzi di esporre i propri lavori di tesi: è nato per la pandemia, ma verrà fatto anche quest’anno. Per il terzo ambito, gli spazi, ho organizzato un’aula studio estiva a marina di Ragusa, ma soprattutto menzionerei il “centro commerciale culturale”. Si tratta di un luogo a disposizione di tutti i ragazzi da usare anche come auditorium, sala prove, sala workshop o una sala riunioni per le associazioni, inaugurato qualche settimana fa insieme all’assessore Clorinda Rezzo riqualificando un immobile del centro storico. 

Abbiamo sostenuto un’altra bella iniziativa, seppure non nostra, che è il progetto tessere cultura, finanziato dal ministero, all’interno di un programma che si chiama “spazio ai giovani”: c’è un portale dove tutti i ragazzi che vogliono realizzare un evento in città hanno un catalogo di tutti i luoghi a disposizione dove loro possono fare l’evento. Per l’ultimo ambito, le opportunità, ho iniziato a usare Instagram per parlare ai ragazzi delle opportunità e in esclusiva vi confido che c’è un progetto in fase di ultimazione che renderà definitivo un canale di comunicazione coi ragazzi nell’ambito delle opportunità.

Per quei giovani che si trovano con una laurea in mano, spaesati e incerti sul futuro, qual’è il tuo consiglio per riuscire a ritagliarsi un posto nella società?

Interrogarsi su una passione, approfondire, informarsi, capire e chiedere aiuto. E rifuggire da quelli che ti dicono “non ne vale la pena”. Io dico sempre, come diceva Tonino Bello, di mordere la vita, cioè non arrendersi mai.

 

Intervista a Simone Digrandi / Da Formability al servizio dei giovani di Ragusa, a cura di Christopher Scollo e Mario Agostino

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