Politica/ Nuovo sistema elettorale e voto ai fuorisede

0
155
Camera dei deputati che ha approvato la proposta di legge sul sistema elettorale

La nuova proposta legislativa sul sistema elettorale, chiamata “Stabilicum”, ha superato il primo passaggio parlamentare. Nella mattinata del 16 luglio la Camera dei deputati ha approvato il testo con 217 voti favorevoli, 152 contrari e 2 astenuti. La proposta, sostenuta dalla maggioranza di centrodestra, passa ora al Senato, dove potrà essere approvata, modificata oppure respinta.

Una riforma che cambia il sistema elettorale

La riforma modifica profondamente l’impianto del sistema elettorale italiano. Il nuovo Stabilicum sostituisce infatti il Rosatellum, abbandonando il sistema misto che negli ultimi anni combinava una quota maggioritaria e una quota proporzionale.Con la riforma vengono eliminati i collegi uninominali, che dal 1993 hanno rappresentato uno degli elementi centrali delle elezioni politiche. Il nuovo modello si basa prevalentemente su un sistema proporzionale con liste bloccate nei collegi plurinominali: gli elettori votano quindi una lista, mentre l’ordine dei candidati continua a essere stabilito dai partiti.L’elemento maggioritario rimane attraverso il premio di maggioranza, che diventa il principale correttivo del sistema proporzionale.

L’obiettivo della riforma

La riforma punta a sostituire l’attuale legge elettorale con un sistema che, secondo i suoi sostenitori, dovrebbe garantire maggiore stabilità politica e rendere più chiaro il risultato delle elezioni.

Il premio di maggioranza

La principale novità riguarda proprio il premio di maggioranza.La lista o la coalizione che raggiungerà almeno il 42% dei voti potrà ottenere 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, entro i limiti stabiliti dalla legge.Se nessuna forza politica raggiungerà questa soglia, il premio non scatterà e i seggi saranno distribuiti integralmente con metodo proporzionale, cioè in base ai voti ottenuti da ciascuna lista.

La parità di genere nelle liste elettorali

Un altro punto discusso riguarda la rappresentanza di uomini e donne nelle liste elettorali. Durante l’esame della riforma alcuni partiti della maggioranza, in particolare Fratelli d’Italia, Udc e Noi Moderati, avevano presentato un emendamento per introdurre un meccanismo di alternanza di genere nella composizione delle liste.La proposta prevedeva però che la regola scattasse soltanto a partire dal terzo candidato, lasciando maggiore libertà nella scelta dei primi nomi.Le opposizioni hanno criticato questa soluzione chiedendo che la parità fosse garantita già a partire dal capolista. L’emendamento non è stato approvato e il tema potrebbe tornare durante l’esame del Senato.

Le soglie per entrare in Parlamento

La riforma conferma le soglie di sbarramento già previste dal Rosatellum: le coalizioni dovranno ottenere almeno il 10% dei voti, mentre le singole liste dovranno raggiungere il 3% per ottenere seggi in Parlamento.

Il candidato alla guida del Governo

La proposta prevede che ogni lista o coalizione indichi, al momento della presentazione, il nome della persona proposta come presidente del Consiglio.Secondo la maggioranza questa regola rende più chiara la scelta degli elettori. Le opposizioni, invece, ritengono che introduca un cambiamento significativo senza una contestuale riforma costituzionale.

Il voto degli italiani all’estero

La riforma modifica anche le circoscrizioni estere. Le aree di voto degli italiani residenti fuori dal Paese vengono ridotte: per la Camera passano da quattro a due, mentre per il Senato viene prevista un’unica area. L’obiettivo dichiarato è semplificare il sistema di rappresentanza.

Il voto dei cittadini fuori sede

Una delle novità riguarda gli elettori che si trovano lontani dal proprio Comune di residenza per motivi di studio, lavoro o cure mediche. La riforma permette loro di votare nel luogo in cui si trovano temporaneamente attraverso l’iscrizione in un apposito elenco.

Le reazioni politiche

La discussione sulla riforma ha creato forti tensioni in Parlamento. Le opposizioni hanno criticato soprattutto il premio di maggioranza, le liste bloccate e le regole sulla scelta del candidato premier. La maggioranza, invece, difende il provvedimento sostenendo che possa garantire governi più stabili.

I franchi tiratori

La bocciatura dell’emendamento con scrutinio segreto ha alimentato il dibattito sulla presenza di cosiddetti “franchi tiratori”, cioè parlamentari che avrebbero votato in modo diverso rispetto alle indicazioni ufficiali del proprio gruppo.Tra le ipotesi emerse nel dibattito parlamentare vi è quella secondo cui alcuni deputati, privi della certezza di essere candidati come capolista nei collegi plurinominali, avrebbero visto con favore il mantenimento delle liste bloccate. Non essendo possibile conoscere il voto espresso nello scrutinio segreto, non esistono tuttavia conferme ufficiali sull’identità dei parlamentari che hanno determinato l’esito della votazione.

I prossimi passi

Ora il testo passa al Senato, che dovrà esaminarlo e votarlo. I senatori potranno approvare la legge senza modifiche oppure introdurre cambiamenti. In quest’ultimo caso il provvedimento dovrà tornare alla Camera per un nuovo passaggio parlamentare.La riforma entrerà in vigore soltanto dopo l’approvazione definitiva da parte di entrambe le Camere e la promulgazione del Presidente della Repubblica.