Solidarietà / Ad Ispica l’accoglienza profuma di sapone e marmellata

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Nelle cucine del convento francescano di Ispica l’odore della marmellata di arance si mischia con l’inconfondibile profumo dell’accoglienza.

Quell’odore di casa, di cose buone, di famiglia, di tempi passati in cui ci si riuniva davanti un pentolone e, tra chi sbucciava la frutta, chi la tagliava e chi mescolava, si finiva con mettere nel barattolo non solo un prodotto che era genuino, ma tradizioni e storie familiari.

Ispica marmellata accoglienza

Oggi quella tradizione si declina nel senso di appartenenza ad una comunità che si fa famiglia, pronta all’accoglienza di quanti giunti in Italia hanno bisogno di un posto in cui sostare e da cui far ripartire le proprie vite.

Il convento di Ispica e la produzione solidale 

Dal convento S. Maria di Gesù ad Ispica lo sguardo si apre sul mare e su quelle cave che ne hanno segnato la storia. E’ un luogo in cui la pace si ritrova, sotto un cielo azzurrissimo ed un sole che sembra a portata di mano. Tra le mura del convento un chiostro racchiude questo senso di pace e fra un frate ed un postulante, quel piccolo scrigno di fede resta sempre vivace.

Qui sorge uno dei più grandi appezzamenti di terra conventuale, coltivato ad agrumi, carrubi ed ulivi. C’è anche un piccolo orto curato da alcuni volontari e uno spazio dedicato agli animali di cui l’asino Andrea è uno dei maggiori rappresentanti.

Sembra uno spazio fuori dal tempo, ma che al tempo restituisce invece un profondo significato.

Ogni anno il convento di Ispica, gestito dai frati minori di Sicilia dell’ordine di San Francesco, mette in barattolo tra i 600 e i 700 kg di marmellata, produce circa 200 litri di olio e imbottiglia olio di iperico e liquori di propria produzione, a favore di un’accoglienza che non è fatta solo di parole. Tutto questo senza scopo di lucro, ma solo con la sana volontà di creare un mercato della solidarietà nel quale, tramite donazione libera, si metta in circolo non solo l’economia ma anche l’amore.

La solidarietà come fine ultimo

I prodotti, che i frati spediscono in tutta Italia ma anche all’estero, servono a finanziare le opere a favore della prima accoglienza a famiglie che giungono in Italia attraverso i corridoi umanitari.

Ispica marmellata accoglienza

Dall’olio vecchio si produce il sapone, dalle arance le confetture, ma dal buon cuore di coloro che offrono alcune ore di volontariato e da quello di chi crede nel progetto acquistando questi prodotti si mette in moto un circolo di umanità che non si arresta.

Non ci sono dipendenti nel convento, solo uomini e donne di buona volontà che collaborano i frati e permettono che ciò che il terreno produce venga valorizzato.

“Qui ogni albero, ogni frutto, ogni gesto ha un valore evangelico. Coltivare non è solo lavorare la terra, ma preparare un terreno buono per l’incontro con l’altro”, racconta Fra Giancarlo Guastella.

“Qui ad Ispica con un barattolo di marmellata raccontiamo una storia d’amore e l’accoglienza per i migranti e gli ultimi”, ha ancora aggiunto.

Ispica marmellata accoglienza

Il progetto portato avanti dai frati ispicani rappresenta un concreto esempio di come sia possibile far dialogare tradizione ed innovazione, fede ed impegno sociale, produzione agricola e accoglienza alla luce di una economia che è km0. E’ un modello che si auspica sia replicato anche in altri contesti, soprattutto per la sua natura promotrice di sviluppo sostenibile e coesione sociale.

Accoglienza e progetti a tutela della dignità umana

Sono vari i progetti in cui si investe il ricavato delle attività. In primis questo sostiene le attività di ospitalità per migranti e richiedenti asilo, ma è anche punto nevralgico nell’accoglienza di studenti stranieri coinvolti in progetti di work experience. Negli ultimi mesi numerosi sono stati i giovani che hanno colto l’occasione di essere ospitati nel convento durante la propria esperienza lavorativa, la maggior parte conclusasi in maniera positiva come nel caso di alcuni giovani camerunensi qui ospitati.

Ospitalità e inserimento nel mondo del lavoro, la creazione di un curriculum vitae e l’insegnamento della lingua e cultura italiana sono alle basi dei protocolli d’intesa realizzati con le Istituzioni locali affinchè non si trascuri un programma personalizzato di integrazione reale.

Gli ospiti, che in linea generale, sostano dai tre ai dodici mesi secondo le indicazioni della Prefettura, mantengono un contatto con la realtà locale anche dopo che lasciano la struttura e questo permette una promozione che sia anche umana.

Come il Santo di Assisi, anche i suoi frati tengono alto l’amore per la natura e per l’uomo. Questo progetto, moderno e contemporaneo, unisce lavoro fede e solidarietà, con una forte attenzione all’ambiente e alle persone più fragili.

Una vocazione incarnata nel tempo che si vive e che riesce ad essere evangelizzante proprio per la sua capacità di farsi attualità.

I prodotti del convento anche ad Acireale

La grande forza dell’ordine francescano è la capacità di lavorare in rete, senza l’arroganza di viversi come isole. Una grande famiglia che si supporta e che si sostiene anche in queste attività benefiche.

In quest’ottica si pone il convento ispicano che è in piena comunione con la Curia provinciale francescana che ha sede ad Acireale.

Grazie all’impegno dei frati che vivono la comunità acese anche qui è infatti possibile trovare e richiedere questi prodotti, la cui finalità è condivisa. I prodotti del convento, che si possono richiedere nella chiesa di San Biagio, raccontano anche alla Città dei Cento Campanili una storia di cura, fraternità e vangelo vissuto.

Ispica marmellata accoglienza

Un esempio virtuoso di vera solidarietà, di progettualità votata al bene comune e di un’inserimento nella società che è fattivo. Azioni che parlano al cuore dell’uomo, al quale suggeriscono la via dell’accoglienza come opposizione ad una società sempre più individualista e chiusa ai piccoli orti domestici.

Nell’accogliere l’altro, promuovendo per lui un inserimento sociale capace di rendere ogni vita degna, lo spirito di Francesco si fa ponte di solidarietà ed inclusione.

Insomma, quello che passa il convento stavolta non è solo un modo di dire, ma un modo di intendere la vita in cui ci si ritrova a vivere la fraternità come condivisione della propria fortuna con chi ci sta accanto. Ed il convento di Ispica “passa” storie di solidarietà, amicizia e fiducia nell’accoglienza, e tutte hanno il sapore buono della marmellata fatta in casa.

Chiara Costanzo