Spettacoli / L’Odissea ottiene ospitalità e incanta alle Gole dell’Alcantara

Divinità dell’Olimpo, eroi, mostri, un poeta, tutti insieme sono scesi fino alle Gole dell’Alcantara a chiedere ospitalità al fiume, sito in un luogo tanto incantevole e di naturale bellezza, e coinvolgerlo nelle loro personali vicende. Ed il fiume, accondiscendendo, è diventato mare in tempesta, che ha ostacolato Odisseo nel suo ritorno ad Itaca ed ha raggiunto con i suoi spruzzi gli spettatori dell’ “Odissea” di Omero, messa in scena sulle sue sponde e diretta da Giovanni Anfuso.
Da ieri, infatti, nei fine settimana fino al 25 prossimo, il poema che narra le peripezie di Odisseo per raggiungere la sua terra, tornare dal figlio Telemaco e dalla moglie Penelope verrà proposto in questo contesto naturale, oramai avvezzo ad assistere a dialoghi, scontri, manifestazioni di disperazione e di gioia, inerenti all’ambito letterario. Fino a pochi giorni prima era andata in scena, infatti, la rappresentazione dell’Inferno di Dante Alighieri, che ha riscosso consensi generali. Questa volta è Odisseo a rinnovarvi le sue esperienze, grazie all’iniziativa organizzata da Buongiorno Sicilia e Vision Sicily, patrocinata dalla Regione Siciliana, dai Comuni di Motta Camastra, di Castiglione di Sicilia e dal Parco Fluviale dell’Alcantara, con il sostegno della Camera di Commercio della Sicilia orientale, dell’Associazione albergatori di Taormina, del Parco Botanico e Geologico delle Gole dei fratelli Vaccaro. Per un’ora circa, lo spettatore assisterà al viaggio fantastico dell’eroe, che veste i panni dell’uomo moderno alla scoperta del mondo, con la differenza che il suo è un peregrinare forzato, imposto ed in alcuni casi determinato dalle divinità. Due di esse, Zeus ed Atena, più volte in scena. Sulla rupe più alta il primo, accompagnato da un rombo di tuono, a camminare sulle rive la seconda, con sicurezza e determinazione, sentenziano insieme: “Noi vogliamo il suo ritorno!”. Ma prima che ciò avvenga, Odisseo sperimenta la solidarietà di Alcinoo, re dei Feaci, che richiama a gran voce un principio perennemente valido: “Un naufrago va accolto e soccorso sempre per legge umana e divina”. Un esempio, questo, di come la letteratura sappia ritrovarsi nella quotidianità e nelle questioni del sociale. Ed Odisseo sperimenta la paura, conseguente alle gesta spietate di Polifemo che, imponente, compare sulla stessa altura, presieduta già nella rappresentazione dell’Inferno da Lucifero. È vero che i paragoni non si fanno, ma in questo caso non dispiacciono, dato che in entrambe le situazioni la bravura degli attori ha dato personalità alla rappresentazione. Dinamica e coinvolgente la narrazione, con la presenza di Omero sulla scena, introdotta da Odisseo maturo, Davide Sbrogio’, provato dalla fatica, e rivissuta in un veloce flashback da quello giovane, Angelo D’Agosta. Le sirene tentatrici, giunte direttamente dall’Alcantara, assalgono la nave dell’eroe e dei suoi compagni, che, imperterriti, continuano a remare. I dialoghi arroganti dei Proci, il combattimento finale, con i rumori delle spade, le urla disperate ed i movimenti concitati conferiscono realismo alla scena, conducendo lo spettatore all’interno di quel mondo lontano. Pochi gli effetti speciali, molta la recitazione, che riesce da sé ad attrarre l’attenzione, coronata dalla musica ben amalgamata con essa. Il lungo e tenero abbraccio di Odisseo e Penelope conclude la magia, mentre risuonano insistentemente i due verbi che ricordano la fragilità della natura umana: “Piangevano e ridevano, ridevano e piangevano”.

Rita Messina