Storia e culto di San Giorgio di Lydda, il Santo cavaliere

giorgio-rosa-78d7a9c6-cadc-4cf5-b9e7-c9fbfc2c5fe6San Giorgio e la Rosa” (ed. Thyrus). Il saggio tratta della figura del santo martire Giorgio di Lydda, di cui porta il nome di battesimo anche il nostro amato Papa Francesco. Nella prima parte si ripercorre la storia della devozione durante i secoli e nelle diverse aree geografiche, europee e italiane, in particolare; nella seconda parte del libro vengono riportate le leggende, di cui viene studiato il significato simbolico, soffermandosi anche sul dettaglio della rosa. Grande è in diverse regioni d’Europa la devozione al Santo; in Spagna, le due comunità di Aragona e Catalogna celebrano la loro festa proprio il 23 aprile.

Nel capitolo dedicato all’Italia, particolare attenzione vene riservata alla Sicilia, ove il culto è radicato in moltissime località e particolarmente solennizzato, tra le altre, a Ragusa Ibla, Modica, Cefalù, Caccamo, Castelmola e Piana degli Albanesi. Nell’isola la venerazione a San Giorgio, risalente presumibilmente al V secolo, si incrementò ovunque a seguito della memorabile battaglia di Cerami (1063). Prima dello scontro con l’esercito musulmano, superiore numericamente, il normanno Ruggero rivolse la sua preghiera ai due Santi protettori, San Michele e San Giorgio; all’improvviso San Giorgio apparve sul campo di battaglia e la sua visione diede all’esercito cristiano coraggio e volontà indomita, fino alla vittoria. Cerami segnò una delle più importanti tappe della conquista della Sicilia da parte dei normanni, che da quel momento venerarono San Giorgio come loro protettore. A memoria di quell’evento il gran Conte Ruggero fece anche porre sul suo scudo e sulle bandiere del suo esercito un passo del salmo 117: “La destra del Signore ha dimostrato la Sua forza, Ella mi ha sollevato”.

L’autore, Cristiano Antonelli (Gubbio, 1971), è uno studioso di storia medievale. Per alcuni anni ha vissuto a Barcellona, dove ha pubblicato una prima edizione dell’opera in spagnolo (2009), cui ha fatto seguito una seconda in catalano (2011), collaborando, inoltre, con associazioni culturali e periodici locali.

Guido Leonardi